Pace sulla Chiesa. Parafrasando un breve del
Salmo, fermiamoci a chiedere davvero la benedizione del Signore sulla Chiesa di
oggi. Da sempre, non sono mancate le persecuzioni, le
distruzioni, le diaspore, le crisi. Anche oggi una crisi, forse d’inaspettata
gravità, serpeggia fra i palazzi vescovili e le semideserte navate di un popolo
di Dio sempre più smarrito. Si fatica a capirne le cause. Ma ormai è assodato
che il nemico è in casa nostra. I peccati che si consumano nelle stanze
ecclesiali sono sacrilegi che si sommano alle inadempienze morali di una chiesa
che vuole inseguire a tutti i costi il mondo. Per questo torna più che mai
urgente ritornare a pregare:“…ti benedica il Signore…possa tu vedere il
bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita. Possa tu vedere i figli dei
tuoi figli. Pace su Israele.” (dal Salmo 127)
IL PROFETA NASCOSTO
XXVI Domenica T.O.(Anno B)
Francesco d’Assisi era sicuramente un
battezzato, di buona famiglia, come si diceva una volta, con buone prospettive
future in società e nel lavoro. Pieno di vita, dunque, pronto a goderla come
pure metterla in gioco per vanagloria. Osservante e rispettoso della religione
e dei costumi, solo che un bel giorno:
“…e lo Spirito si posò su di loro; erano fra
gli scritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare
nell’accampamento.” (dal Libro dei Numeri).
Francesco non era uscito per andare alla
cattedrale, a sentire il Vescovo, perché lo Spirito lo spinse verso le rovine
di una chiesa, nella quale vide la desolazione e l’abbandono. Si mise allora
d’impegno per ricostruire le mura e per fare questo, “pietra su pietra”, si
mise a profetizzare per le vie della sua Assisi, per le contrade più sperdute,
cercando di vivere in povertà e invitando i ricchi, com’era lui, a dare
altrettanto:“…e ora a voi ricchi: piangete e gridate per
le sciagure che cadranno su di voi” (dalla Lettera di San Giacomo)
Dopo secoli e secoli, verrebbe da dire, caro
Francesco, la situazione non è mutata. La dimensione profetica è quasi del
tutto scomparsa nel clero, ai laici non si vuol dare credito, i ricchi
padroneggiano ancora sulla povertà. Si vive come se Dio non esistesse più, le
nostre città sono ridotte peggio di Sodoma e Gomorra o Ninive, c’è l’imbarazzo
della scelta. Le chiese sono abbattute, vendute, donate agli islamici per farne
moschee, i crocifissi tolti dalle aule scolastiche, con
una chiesa in “uscita” che più libera non si può.IL PRIMO E L’ULTIMO
XXV Domenica T.O. (Anno B)
Si discute, gente, si discute su tutto, di
tutto. A volte sui canali radio-tv si discute contemporaneamente di politica,
di religione, di spettacolo, di sport, di filosofia, di morale, di economia, di
animali, di scienza, di diritti, di doveri, di pace, di razzismo, di scuola e
si addiviene a che cosa?? Che la sapienza ne rimane comunque esclusa ed
estranea e la verità ricondotta a mera tesi di supporto per i propri interessi
che non sempre coincidono con la giustizia. In ogni caso si esclude che Dio
possa avere un ruolo e se qualcuno lo chiama a testimonianza per la
giustificazione della propria vita, subito ne viene deriso, quando va bene, se
non addirittura osteggiato:
“…tendiamo insidie al giusto…mettiamolo alla
prova con violenze e tormenti…condanniamolo a una morte infamante, perché
secondo le sue parole, il soccorso gli verrà.” (dal Libro della Sapienza)
LA VERITA’ NEL CUORE
XXII Domenica T.O. (Anno B)
Chi mente e sa di mentire è disonesto due
volte. Si possono anche accettare alcune menzogne se sono dettate da veniali
tornaconti, per esempio di tipo commerciale, ma quando le conseguenze ricadono
pesantemente sulla reputazione di altri, persone o istituzioni, allora la
domanda di verità diventa dirompente. Purtroppo dobbiamo farci i conti ogni
giorno, soprattutto se il diritto e la giustizia non si specchiano nella Legge
del Signore:
“…le osserverete (le leggi) dunque e le
metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra
intelligenza agli occhi dei popoli…Infatti quale grande nazione ha gli dei cosi
vicini a sé, come il Signore Dio è vicino a noi ogni qual volta lo
invochiamo?”. (dal Libro del Deuteronomio)
Basterebbe, quindi, osservare quelle leggi
per mettersi in linea con la saggezza che, è vero, si acquisisce con la
maturità e con l’intelligenza che si fonda sul rispetto dell’altro, per avere
inoltre, per noi credenti, l’opportunità di ricorrere al Buon Dio ogni qual
volta lo preghiamo sotto la sua tenda:
“…Signore chi abiterà nella tua tenda? Colui
che…dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie…e non lancia insulti
al suo vicino.” (dal Salmo 14).
DIMISSIONI E COSI’ VIA
XXI Domenica T.O. (Anno B)
La
tentazione è forte, quella di voltare le spalle e andarsene perché quanto dice
Gesù è troppo difficile da seguire nella vita di tutti i giorni. E, infatti, molti
dei suoi discepoli che gli andavano dietro se ne tornarono alle loro abitudini.
In
verità, oggi, sembrerebbe che la gente se ne vada dal frequentare la Chiesa
perché, chi di dovere non parla più loro di Gesù, ma di ben altro. Immigrati,
gay, sogni vari, famiglie varie, insomma tanti begli argomenti, ma che si potrebbero
benissimo sentire in altri luoghi, così come d’altronde avviene.
“…se
sembra male ai vostri occhi servire il Signore, scegliete oggi chi
servire…quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore.” (dal Libro di Giosuè).
PER LA VITA DEL MONDO
Il
profeta Elia si sentiva esausto, stanco della vita, deluso dai risultati
ottenuti e voleva farla finita, rifugiarsi lontano dai suoi, in un deserto come
se il mondo non fosse altro che un deserto. Se guardo a quegli uomini, a quelle
donne parcheggiate alla fine dei loro anni, se guardo a quelle mamme
abbandonate nelle loro amare gravidanze, posso certificare che il senso di
svuotamento di quelle vite porta al rifiuto di ogni qualsiasi senso da dare
alla vita.
I
suicidi cruenti e tangibili in continuo aumento accentuano quelle condizioni
anche e soprattutto nelle nuove generazioni. Mai come in questi nostri anni si
è riusciti ad estendere l’aridità del deserto, dove le solitudini e gli
abbandoni sono l’humus su cui cresce il vuoto di esistenze senza senso. Eppure
l’Angelo del Signore non manca di accostarsi a ciascuno come si evince
dall’ascolto dal Primo Libro dei Re: “…si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di
quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio,
l’Oreb.”
ALLA RICERCA
XVIII Domenica T.O.( Anno B)
Quando
s’incontra qualcuno o qualcosa che ti colpisce si è pronti a qualsiasi cosa pur
di poter capire il vero motivo di quell’attrazione. E’ ciò che succede a coloro
che incontrano Gesù sulla loro strada, accadeva ai tempi della prima missione
in terra ebraica, si ripete oggi nelle vicende di ciascuno. Ogni occasione è
buona per cercare, per anticipare, per trovarsi là dove riteniamo si possa concretamente
sentire una presenza. E’ il processo che riporta ogni qual volta alla Messa,
all’apice dell’incontro. O ci si crede veramente, oppure è tutto solo
sentimentalismo, quando va bene, autoreferenzialismo quando ci si mette al
centro della scena.“…ho
inteso la mormorazione degli israeliti. Parla loro così: “al tramonto mangerete
carne e alla mattina vi sazierete di pane; saprete che io sono il Signore,
vostro Dio”…” (dal Libro dell’Esodo).
LA BISACCIA
XVII Domenica T.O.(Anno B)
Per
il pellegrino medievale la bisaccia, che veniva benedetta prima della partenza
per uno dei tre grandi itinerari di fede, a Gerusalemme, a Roma, a Santiago di
Compostela, assumeva diversi significati. La bisaccia
avrebbe dovuto essere stretta perché il pellegrino non deve portare con sé
altro che una piccola e modesta quantità di denaro in quanto privo di mezzi,
povero come Cristo, povero come gli apostoli, avrebbe dovuto fare affidamento
solo nella divina provvidenza. Inoltre, la bisaccia ricordava al pellegrino la
necessità di mortificare la carne afflitta dai vizi e dalle concupiscenze. Di
essere pronto, quindi, a soffrire la fame, la sete, il freddo, le umiliazioni,
la fatica. Infine la bisaccia non avrebbe dovuto essere chiusa da lacci, e
anzi, doveva avere l’imboccatura sempre aperta, perché il pellegrino deve
dividere i propri averi con i poveri e, dopo, essere pronto a ricevere e
donare.
Il
riferimento alla bisaccia, invece, per il Profeta Eliseo è segno della
benevolenza di Dio per il suo popolo:
“…venne
un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano
novello che aveva nella bisaccia.” (dal secondo Libro dei Re)
IL GERMOGLIO GIUSTO
XVI Domenica T.O. (Anno B)
Quando
ci rechiamo alla Santa Messa domenicale sappiamo di presentarci al cospetto del
Signore che ci accoglie nella sua Casa e: “…davanti a me tu prepari una mensa,
sotto gli occhi dei miei nemici…”(dal Salmo).
Abbiamo
nemici? Purtroppo è proprio così. Siamo sotto una morsa di chi non ci vuole
bene. I cristiani sono coloro che a causa della fede sono i più perseguitati
nel mondo. Il guaio è che spesso e volentieri a non volerci bene sono pure
quelli che a parole dovrebbero difendere e salvaguardare l’integrità della
propria professione di fede. “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il
gregge del mio pascolo…” (dal Profeta Geremia). Chissà, oggi, in quante omelie
si sentirà piangere un “mea culpa” in relazione all’attuale vita della Chiesa che
è in affanno. Non disperiamo, però: “…Ecco, verranno giorni nei quali susciterò
a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero Re e sarà saggio ed eserciterà
il diritto e la giustizia sulla terra…e lo chiameranno con questo nome:
Signore-nostra-giustizia.” (dal Profeta Geremia).
LA POLVERE DEI CALZARI
XV Domenica T.O.(Anno B)
Efrem
il Siro così si rivolgeva a Dio: “Signore e Sovrano della mia vita, non darmi
uno spirito di pigrizia, di scoraggiamento, di dominio e di vana loquacità!
Concedi invece al tuo servo uno spirito di castità, di umiltà, di pazienza e di
carità.” Possiamo ben associare questo pensiero, questo proposito, questa
preghiera ad ogni uomo che sente la chiamata al servizio di Dio. Sicuramente sarà
stato così anche per il profeta Amos: “…il Signore mi prese, mi chiamò mentre
seguivo il gregge…”. Un uomo che viveva la sua vita in semplicità
accontentandosi della sua famiglia, della sua terra, ma ecco che gli viene
chiesto di mettersi davanti al gregge, di fare veramente il pastore perché le
perdite non possono più essere accettate. Allora come oggi.
LA SOLITUDINE DEL PROFETA
XIV Domenica T.O. (Anno B)
Ogni
tanto, fra la moltitudine di notizie giornaliere, riesce a trovare spazio il
genocidio di cristiani che sta avvenendo in Nigeria. D’altronde qui da noi sono
tutti concentrati a piangere per i presunti migranti che non trovano più aperti
i porti italiani. In compenso, anche nella chiesa cattolica, delle migliaia di
persone uccise, le loro case e chiese distrutte, famiglie costrette a fuggire a
causa del loro credo, non fa né caldo né freddo. Sarà perché a commettere quei
crimini sono musulmani? E, quindi, guai a parlare male di questi? Allora che il
Salmo si riversi su di noi:
“…pietà
di noi, Signore, pietà di noi, siamo già troppo sazi di disprezzo dei superbi…
dello
scherno dei gaudenti.”
E
quando succederà anche da noi, bisognerà proprio vedere come reagiremo. In
parte già lo constatiamo quando vediamo come siamo disprezzati nella politica
come nell’andazzo sociale, con tutti quei gay-pride che altro non sono che uno
sfregio alla Santa Chiesa.
AI PIEDI DI GESU’
XIII Domenica T.O. (Anno B)
L’espressione “talita kum” che troviamo nel Vangelo di
oggi, letteralmente, in aramaico significa “agnellino, alzati”.
Mi
piace, indipendentemente dalle interpretazioni filologiche di quelle parole,
riconoscere un tocco quasi voluto di tenerezza che esprime tutta la compassione
di Gesù per i suoi “agnellini”. E’ un riandare a quell’altra immagine del
Cristo Buon Pastore con sulle spalle la pecorella smarrita. Come dire, con
gesti semplici, seppur misteriosi, come il ritorno alla vita della figlia di
Giairo, quanto il Libro della Sapienza ci consegna: “…perché
Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi…ma per
l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro
che le appartengono.”
IL TEMPO E’ ORA
Domenica 24 Giugno
2018
Natività di San Giovanni
Battista
La
nostra vita è nel tempo che ci è dato come spazio per guadagnarci il tempo
dell’eternità accanto al Creatore della nostra vita. Dobbiamo renderci conto di
questo grande impegno che dobbiamo assumerci per evitare di cadere nel tranello
del nulla ben impersonato dal tentatore, da colui che rifiutando la sovranità
del Creatore vuole condurre nella sua desolazione quanti più uomini possibili.
Per questo è bene ricordare il passo degli Atti degli Apostoli: “…dalla
discendenza di Davide, Dio inviò come salvatore Gesù. Giovanni aveva preparato
la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo..” E’
per questa sua azione che viene ricordato come il Battista.
L’ALBERO DELLA VITA
Undicesima Domenica T.O.(Anno B)
Scriveva
il poeta D. Mallok: “se non potete essere un pino sulla vetta del monte, siate
una scopa nella valle, ma siate la migliore piccola scopa sulla sponda del
ruscello, siate un cespuglio se non potete essere un albero…”
Mi
sono venuti in mente questi antichi versi quando ho ascoltato le parole del
profeta Ezechiele:
“…sapranno
tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto
e innalzo l’albero basso.”
E’
una similitudine molto semplice da comprendere: più uno crede di essere
importante, più si crede bello e forte e in quel modo esercita la sua grandezza
e la sua potenza per farsi vedere, più il Signore gli preferirà quell’umile
poveraccio che riconosce i suoi limiti e con dignità impegna tutto sé stesso
DOVE SEI?
Decima Domenica T.O.(Anno B)
E’ una domanda, dove sei?, che vale per tutti noi, in qualche modo vale pure per
quelli che ci hanno preceduto. Ora, per loro, la domanda possiamo porla solo
noi, mentre il Signore Dio ben sa dove si trovano, in paradiso con lui, in
purgatorio, nella sofferenza della purgazione, o nell’inferno della dannazione
eterna.
Noi
invece abbiamo ancora qualche opportunità da giocarci, e la domanda non ci
lascia scampo:
“…ma
il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Gli rispose: “ho udito
la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo e mi sono nascosto.”
(dal Libro della Genesi).
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