XXVI Domenica del T.O. anno A

Sulla via della giustizia
 Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo “Figlio, va’ a lavorare nella vigna"
“Non ne ho voglia” rispose. Ma poi vi andò.
Il secondo disse: “Sì, signore”. Ma non vi andò. 
Chi ha compiuto la volontà del padre?


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Si dice che anche i migliori fra gli uomini non possono cambiare il proprio destino, ma è una convinzione sbagliata. Tutti possono prendere in mano la propria vita e dare un senso diverso rispetto a quanto fatto o subito fino a quel momento. 
Lo scrive anche il profeta: “se il malvagio si converte dalla sua malvagità e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere sé stesso, certo vivrà e non morirà.” (dal Libro del profeta Ezechiele)
Cosa vuol dire vivrà e non morirà? Sicuramente morirà, ma sarà la morte di colui che era prima di convertirsi, prima di quelle malvagie opere che aveva propugnato e personalmente attuato. Tanto per intenderci, pensiamo a quanti si sono spesi per introdurre nel nostro sistema giudiziario il diritto all’aborto e nello stesso tempo procuravano personalmente aborti, documentandoli e vantandosene, pur sapendo che erano, e sempre saranno, omicidi di esseri umani. Ecco, chi si ravvede e si mette a compiere atti giusti, riparatori, ha buone possibilità di vivere dopo la morte.

XXV DOMENICA del T.O. anno A

                         Il tempo dei lavoratori
                                       Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto
                                                          e li hai trattati come noi


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Ci fu un tempo in cui, passati gli anni del catechismo, dell’oratorio, del primo innamoramento, dell’adolescenza, staccai dal frequentare la chiesa e me ne andai a bivaccare altrove. Nei bar, agli angoli delle strade, a girare da discoteca a balere, da festa in festa. Oziando, anche cercando di vincere la noia. Fino a quando arriva, chissà perché e per come, un “padrone” che ti propone cose diverse, niente di speciale, solo un qualcosa che ti pare un poco più utile per la vita. Tua e, magari, di altri. Come dire, è accaduto, più o meno, come avvenne a quei lavoratori del Vangelo che stavano in piazza senza fare nulla: “…il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Il bello è che quel “padrone” non uscì solo all’alba, ma diverse volte nel corso della giornata. Nel mio caso penso di poter essere paragonato ad uno di quelli che stavano in piazza, all’angolo di una strada, verso mezzogiorno.

XXIV DOMENICA del T.O. anno A

IL DEBITO

 Sono io che scelgo se uccidere un bimbo nel grembo di sua madre
se risparmiare invitando i malati e i vecchi a suicidarsi
 Sono io che dimentico il vero senso della vita

 

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Mi hai dato la vita, un angelo custode, una mamma, un papà, una comunità, tutto quanto possa essere utile per corrispondere al tuo Amore in piena libertà. Lo so bene, ma cosa posso farci se ogni tanto vado per la mia strada e rinuncio alle agevolazioni delle tue grazie, divenendo così, di volta in volta, sempre di più tuo debitore. So bene che, prima o poi, te ne dovrò rendere conto. In quel momento sarò scoperto, senza giustificazioni, se non di facciata, di scusanti legate ai condizionamenti del mondo d’oggi. Chiederò, allora, il tuo perdono, in quel confessionale sperduto del mio cuore e ti dirò: “…abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.” (dal Vangelo secondo Matteo)

XXIII DOMENICA del T.O. anno A

In mezzo a noi

         Perché dove sono due o tre riuniti         nel  mio nome io sono in mezzo a loro                                                            


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Viviamo la “stagione dei perduti” perché ci agitiamo, corriamo dietro ad una moda dopo l’altra, e alla fine non sappiamo più da dove siamo partiti e dove stiamo andando. Perduti! Senza una guida, in chiesa si direbbe senza un pastore.A proposito di chiesa, che doveva cambiare ed aprirsi al mondo, come si era deciso con il CVII (Concilio Vaticano Secondo), tanto bene ha fatto che in chiesa non ci va quasi più nessuno. Siamo ormai tutti fuori, e di per sé non sarebbe neanche stato un male se fossimo stati capaci, con la nostra fede, con la nostra carità, con le nostre opere, di cambiare il mondo.