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XVII DOMENICA del T.O. anno A

La rete del Bene e del Male

 il regno dei cieli è simile a una rete per la pesca, quando è piena si raccolgono i pesci buoni nei canestri e si buttano via i cattivi.
Così sarà alla fine del mondo.

 

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Oggi l’immagine della rete gettata nel mare potrebbe benissimo essere sostituita da un’altra rete, quella del web. Che raccoglie non pesci, ma persone di ogni tipo e di ogni genere. Si può applicare l’esempio evangelico sul regno dei cieli anche a questa nuova e pericolosa realtà? Direi di sì, partendo dal presupposto che internet è proprio assimilabile ad una rete del bene e del male, dipende dal come lo si vuole utilizzare. Possono esserci delle buone intenzioni: comunicare in modo più efficace i propri pensieri, le buone notizie, raggiungere altri o altro che mai in altre epoche sarebbe stato possibile. Ci sono, però, anche le malevole intenzioni: truffe telematiche, pornografia, incitamento all’odio, falsità, prevaricazioni, turbamenti. Tant’è che stanno maturando proposte legislative per precludere l’accesso ai “social” da parte dei minori, forse perché questi sono i più facili da pescare: “…il regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.” (dal Vangelo secondo Matteo)

XVI DOMENICA del T.O. anno A

Il granaio del cielo

C’è chi continua a seminare zizzania, impedendo i raccolti.
Ascoltiamo Gesù, non servono armi speciali,
 basta far vivere in noi la grazia del Battesimo.

 

Sono di quella generazione che ha vissuto il tempo della mietitura, là nelle campagne del mio paese, quando nei campi dorati si andava con i carretti trainati dai cavalloni o dai buoi. Si caricavano le fascine di grano e sull’aia era uno spettacolo vedere la mietitrebbia funzionare con tutte quelle cinghie e quegli ingranaggi per separare il grano dagli steli e dalle erbe infestanti. Chissà, ci sarà stata anche la zizzania, ma io non ne avevo idea, ero solo incantato da rumore di quella macchina, dalla polvere, dal sudore che grondava, da quelle braccia che scaricavano, caricavano, insaccavano e portavano nei granai.
Ecco, il vangelo di questa domenica mi riporta, con la memoria, a quelle immagini, pur sapendo bene che, oggi, questa parabola ha ben altro significato: “…raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.” (dal Vangelo secondo Matteo)

XV DOMENICA del T.O. anno A

La Semina (della parola)

La tocchiamo con mano quando la natura ritorna a dare frutti,
quando ogni nuova vita allieta due sposi.
Che sapore hanno le fragole e le ciliegie?
La gioia è sempre a portata di mano e dopo il parto 
per una madre non c’è, come quella di stringere al petto il suo bambino.

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Quando i vangeli propongono le parabole bisognerebbe chiudere gli occhi e lasciarsi andare con l’immaginazione e trasvolare attraverso il tempo per essere là dove quelle parabole vengono raccontate da Gesù. Per essere, per considerarsi, a tutti gli effetti, dei beati, come quelle persone a cui venne detto: “…beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano…” (Matteo 13,16)
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.”

XIII DOMENICA del T.O. anno A

La ricompensa

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca
ad uno di questi piccoli perché è un discepolo,
in verità io vi dico:
non perderà la sua ricompensa.

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In questi giorni di caldo torrido, asfissiante, l’idea di offrire anche solo un bicchiere d’acqua è simbolicamente più eloquente di quanto si possa immaginare: “…chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.”(dal Vangelo secondo Matteo)
Questo gesto evangelico cui sono tenuti, soprattutto, i discepoli di Gesù, è entrato nella consuetudine tipicamente cristiana: vi si coglie sicuramente il senso dell’accoglienza; significativo è il fatto che sui Cammini della cristianità, ai cancelli, alle porte che danno sui sentieri ci siano bottiglie d’acqua fresca come segno di condivisione; e che dire se nell’andare per la questua, come facevano un tempo i frati, seppur nella miseria, quanto meno non veniva mai negato un bicchiere d’acqua, giusto per riprendere con vigore il giro della carità. Questi sono gli standards di chi è discepolo del Signore.

XII DOMENICA del T.O. anno A

 La grande tenerezza

Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato
 né di segreto che non sarà conosciuto.

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Chi ha un profilo facebook scopre di avere tanti amici, ed altri ancora chiedono l’amicizia. E’ sicuramente una bella cosa, salvo poi accorgersi che alcuni dei tuoi amici, proprio amici non sono. Su alcune cose la pensano in modo completamente diverso da te e ne rimani stupito, non te l’aspettavi. Però, ci sta! L’importante è non perdere certi valori come il rispetto, la coerenza, la sincerità, la lealtà nel rapportarsi. Succede, invece, che cessano i contatti, si scade in commenti offensivi e s’invita a togliersi dal profilo. L’amicizia, quella che si pensava vera, si sbiadisce e ci si trova come in un tradimento, quasi come se:  “…tutti i miei amici aspettavano la mia caduta.” (dal Libro del profeta Geremia)

XI DOMENICA del T.O. anno A

                                             Su ali d’aquila

Strada facendo, predicate,
dicendo che il regno dei cieli è vicino.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

 

Il popolo eletto, sfinito dalla schiavitù e dall’angoscia della fuga, fu facile preda delle tentazioni. E’ comprensibile che ci si possa lasciare prendere dallo sconforto quando le cose non sembrano andare come si sperava. Succede anche a noi, “esuli in questa valle di lacrime”, quando vediamo il faticoso pellegrinaggio del Corpo Mistico di Gesù, qui sulla terra. Eppure, dovremmo ricordarci che le tentazioni, in realtà, sono l’anticamera dell’Amore del Signore. Con quelle, ogni giorno, il Buon Dio ci propone la sua alleanza. Rifiutarla è da stolti, anche perché: “…voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali d’aquila e vi ho fatto venire fino a me.” (dal Libro dell’Esodo) 

 

CORPO e SANGUE di Cristo anno A

Un solo Corpo

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
rimane in me e io in lui

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Davvero siamo un solo corpo, così come scrive San Paolo? In molti crediamo in Gesù Cristo, ma ciascuno si forma una sua idea e va per la sua strada, cioè non sta alla sequela di Gesù, non si lascia guidare dallo Spirito e guarda al Padre come ad un lontano vegliardo. La Chiesa ne soffre, ne soffriamo tutti perché non sappiamo proteggerla.
D’altronde se non sappiamo proteggere il corpo sofferente del malato, del vecchio, se accettiamo che i più giovani si perdano fra sballi e droghe, che deturpano il loro corpo, che lo svendono, che siano visti solo come carne da macello per guerre imposte dai potenti, allora quel corpo è ancora da ripensare, da recuperare.
Come? Il mezzo è sempre uno, e uno solo: il pane del banchetto eucaristico, ribadendo che: “…poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.” (dalla prima Lettera ai Corinti di San Paolo Apostolo)

SANTISSIMA TRINITA'

 La dimensione trinitaria
    Chi crede nel Figlio di Dio non è condannato;
       ma chi non crede è già stato condannato,
                          perché non ha creduto.

 

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Probabilmente la crisi che avvolge la Chiesa nel suo complesso va oltre i demeriti degli alti prelati chiamati alla guida del suo “popolo” in cammino.
Però, se si annullano processioni, come quella del Corpus Domini a Milano, spostandola all’interno delle navate del suo Duomo, allora vuole dire che non si ritiene più necessario parlare della dimensione trinitaria al mondo.L’autore dell’Esodo, era più fiducioso se pregava così: “…che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità.” (dal Libro dell’Esodo)

PENTECOSTE

 Domenica di Pentecoste anno A

In noi lo Spirito

Mentre erano chiuse le porte, venne Gesù
stette in mezzo a loro e disse: ”Pace a Voi”


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La poetica e il ritmo della Sequenza che viene proclamata prima del Vangelo, ci offre la certezza che la fede convalida lo scorgere anche in noi l’azione dello Spirito Santo. Proprio in ciascuno di noi, in forza del Battesimo ricevuto grazie al volere dei nostri genitori. Forse loro non ne erano pienamente coscienti, si diceva: “male non fa!”, e si adempiva ad un dovere che si riteneva necessario affinché il Battesimo potesse essere un punto fermo per la vita futura della figliolanza. “Non si sa mai”! ci si giustificava, e il sacerdote, sostanzialmente, garantiva e garantisce, con il salmo; che il Signore: 
“…mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra.” (dal Salmo 103)

IL MANDATO

 Ascensione del Signore anno A
Il mandato
Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
 Andate dunque e fate discepoli
 

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Non voglio attenermi alla cronologia, perciò ipotizzo che la sostituzione di Giuda con Mattia nel gruppo degli apostoli avvenga prima dell’Ascensione del Signore. Mattia era uno dei discepoli di Gesù fin dai
tempi del suo Battesimo al Giordano. Eppure, viene annoverato fra i “dodici” per pura buona sorte nei confronti dell’altro candidato. Mi piace pensare a questo punto, e lo si può anche dire, “che prima che fossero gettate le sorti, anzi prima che il mondo fosse, lo Spirito Santo era su di lui.” (San Lorenzo Giustiniani)
E’ così che il mandato a tutta la Chiesa (i dodici apostoli) riesce ad essere universale: “…andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.” (dal Vangelo secondo Matteo)

PIETRE VIVE

 Quinta Domenica di Pasqua anno A

PIETRE VIVE

Chi crede in me, anch’egli compirà le opere
che io compio e ne compirà di più grandi

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Una strofa della Canzone di San Damiano dice che “una pietra dopo l’altra alto arriverai”. Mi soffermo su questo canto anche per ricordarmi dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Nello spirito del “poverello” quelle pietre dovevano servire per ricostruire la “casa” di Dio, oltre che a rimettere in sesto la diroccata chiesetta di San Damiano. Ora è uno splendido complesso conventuale che racconta la storia francescana, la sua nascita ed è meta indiscussa di chi vuole andare alla fonte della religiosità di Francesco e di Chiara. In loro possiamo, inoltre, scorgere proprio quanto scrive l’apostolo Pietro: “…quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale.” (prima Lettera di San Pietro Apostolo)

Quarta Domenica di Pasqua anno A

            L'abbondanza

Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta
 è un ladro e un brigante

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Quando si è soli con se stessi, non si può mentire. Veniamo rapiti dal silenzio, se siamo in un bosco e ci attira anche la bellezza di un fiore, se siamo in un prato, “ma non ci rendiamo conto che dietro a quel fiore e a quel bosco c’è sempre una lotta per la vita” (G. Leopardi). E’ un pensiero, quello del poeta, che indaga il proprio stato d’animo, al punto che non ci lascia scorciatoie, non possiamo, appunto, mentire: la vita va vissuta e vissuta in abbondanza. Nel bene e nel male. Gesù ci dice che con lui sarà in abbondanza perché in Lui è la vita stessa fin dal principio. L’apostolo Pietro ci dice: “…salvatevi da questa generazione perversa!” (dagli Atti degli Apostoli)

Terza Domenica di Pasqua anno A

 I NOSTRI OCCHI

Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
Ma egli sparì dalla loro vista


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Anche ai nostri occhi, oggi più che mai, è impedito di vedere il Signore Gesù quando si affianca e cammina con noi. Qualche volta, invece, mi pare proprio di sentire “la sua mano posata sulla spalla ed il suo passo al pari col mio”.
Succede, per esempio quando mi faccio pellegrino sulle strade che portano ad un Santuario o verso un itinerario spirituale, come luoghi dove sviluppare momenti di riflessioni e di domande sul senso della vita. In questo senso mi dà conferma il salmo quando vi leggo: “…il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita”. (dal Salmo n.15)
Pensiamo che la vita sia un insieme di circostanze favorevoli per definirci, mentre in realtà tutto è dovuto alla magnificenza di Dio che dona la vita solo per amore e come tale deve essere vissuta per proseguire fino all’eternità. Ci è dato il tempo necessario, a ciascuno secondo il suo tempo e “non c’è nulla di più prezioso del tempo, perché è il prezzo dell’eternità”. (Louis Bourdaloue)

 Resurrezione del Signore

CREDERE
Non avevano ancora compreso la scrittura,
 che cioè Egli doveva risorgere dai morti

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Scrivo queste note che è Sabato Santo, giorno del disorientamento, del silenzio, dell’attesa del giorno più bello dell’anno. Mi è capitato di leggere alcuni giorni fa un pensiero: “semina il silenzio e cresceranno ispirazioni, semina speranza e potrai udire l’inudibile.” (Juri Camisasca)
E’ vero, ricordo, quando bambino, già a letto, ma sveglio in quelle sere di Veglia Pasquale e sentivo suonare le campane della vicina parrocchiale, come mi piaceva al pensare che era ancora Pasqua, che Gesù era risorto. Che bello! Mi addormentavo felice udendo quelle campane. Ancora oggi mi commuovo quando durante la Veglia si sciolgono le corde e lo scampanellio inonda la chiesa, le strade, le case del nostro vivere. Lo so, è un po’ infantile, ma è il mio credere. Per fede che, comunque, trova fondamento in ciò che vide l’apostolo Giovanni: “…allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Non può essere diversamente, Pietro e Giovanni, ancora prima le donne, videro e testimoniarono cosa era veramente successo in quel sepolcro.

Domenica delle Palme - Anno A

 Il Prezzo di Gesù
Osanna al figlio di Davide !


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Di ogni cosa, per considerarla confacente o meno, cerchiamo il giusto prezzo. Indipendentemente, da che si tratti di una cosa buona e utile per sé e per chi ci sta attorno, oppure di una cosa inutile e cattiva, ma desiderata per fini comprensibili solo da una persona intimamente malata. Spesso, però, non si riesce neppure a capire il valore, di fronte all’insensatezza di quanto avviene in ogni istante nel microcosmo che ci è caro, così come in quello macro che ci sovrasta.
I tradimenti della speranza rientrano in questa logica. Pensiamo alle guerre quando si anela alla pace, al rifiuto della vita nascente quando si parla di accoglienza.
Il tutto all’insegna del politicamente corretto.

IVa di Quaresima - Anno A

               VEDERE CON IL CUORE

  CREDI NEL FIGLIO DELL’UOMO?
CHI E’ SIGNORE PERCHE’ IO CREDA?
E’ COLUI CHE PARLA CON TE! CREDO SIGNORE!
E SI PROSTRO’ DINANZI A LUI

 

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Quando ero bambino mi mettevo alla prova con un gioco rischioso: percorrere il solito tragitto per arrivare a casa con gli occhi chiusi. Volevo verificare se riuscivo a tirare dritto senza deviare e se sapevo calcolare i passi necessari al fine di giungere al cancello del cortile. Puntualmente andavo a sbattere, ma era un problema solo tutto mio, era un gioco. In compenso, mi permise di capire che non basta la mente per vedere, occorrono gli occhi per andare sicuri. Con gli anni ho poi capito che si può vedere anche con il cuore. Come? Come dice l’Apostolo: “…comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.” (Lettera di San Paolo agli Efesini) 

IIIa di Quaresima Anno A

L’acqua viva

Chi berrà l’acqua che io gli darò
non avrà più sete

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I giorni scorrono via, come acqua del fiume, senza che mai una volta ci fermiamo a domandarci il senso della nostra vita. Del perché ciascuno sente di essere proprio solo sé stesso, sufficiente a sé stesso e tutto dovrebbe girare attorno in funzione propria, dipendente dal modo con cui si decide di rapportarsi con gli altri, con il mondo esterno. E’ così che, più o meno, viviamo, eppure se conoscessimo il dono di Dio, in primis il dono della vita, allora ci troveremmo nella medesima situazione della samaritana: “…se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva.” (dal Vangelo secondo Giovanni)

IIa Domenica di Quaresima - Anno A

 Il tocco

Gesù si avvicinò, li toccò e disse
            “Alzatevi e non temete!” 

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Quei tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, furono proprio dei privilegiati: in quasi tutti i momenti importanti loro erano sempre presenti, coinvolti da Gesù in persona. L’esperienza che hanno vissuto sull’alto monte della trasfigurazione deve essere stata travolgente, al punto tale da farli cadere a faccia in giù, tremanti di paura, ma: “…Gesù si avvicinò, li toccò e disse: alzatevi e non temete.” (Vangelo secondo Matteo).  
Lì toccò, come si tocca su un braccio e sulla spalla un amico. Come per dare coraggio, per aiutare a capire che per alzarsi occorre la mano amica. Se così avviene, non c’è più da avere paura, anche se non si sa dove porterà il sentiero che scende dalla montagna. Non lo sapevano quei tre, non lo sappiamo noi. Loro erano frastornati da quella voce che venne dalla nube, noi siamo frastornati dalla confusione che, come scure nuvole, avvolge il nostro mondo.

Ia Domenica di Quaresima - Anno A

 I Giusti

Per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione





 

Iniziamo questa Quaresima come bimbi sulle ginocchia di Gesù. Come bimbi guardiamo alla tenerezza che va anche oltre quella di buoni genitori o di generosi nonni. Perché anche le cose belle del mondo scompariranno, anche quelle personali, costruite con fatica andranno perse. Perciò, non sentiamoci eredi, più di tanto, di nessuno, se non di chi testimonia con la sua vita l’infinito amore che sa obbedire alla volontà di Dio Padre, colui che costituisce ogni esistenza umana, qui sulla terra, con la quale si rapporta, significativamente, oltre ogni aspettativa: “…infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani)

Vla Domenica T.O. - Anno A

 Con chiarezza
lo vi dicose la vostra giustizia non supererà
 quella 
degli scribi e farisei, 
non entrerete nel regno dei cieli

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 Ci tocca, ogni giorno, sentire castronerie di ogni genere: sulla mancanza di responsabilità in chi gestisce il “bene pubblico”; sull’assenza di valori nei rapporti umani; di crisi sociale che porta alla disumanizzazione, oltre che alla dissoluzione di nazioni, di civiltà; e di altro ancora, sarebbe un elenco interminabile. Purtroppo, chi mette in evidenza questo panorama non si rende conto di essere la causa di tutto ciò, in un corto circuito ideologico che genera contraddizioni ed autoassoluzioni. E’ la faccia sinistra della politica, ma, in ultima analisi, di chiunque tende a campare per salvaguardare il proprio “orticello”. In questa logica è scontato l’allontanamento da Dio, addirittura negandolo, e pertanto, combattere e distruggere tutto quanto la Legge del Signore propone alle sue creature. Infatti: “…davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: ad ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.” (dal Libro del Siracide)