Quarta Domenica di Pasqua anno A

            L'abbondanza

Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta
 è un ladro e un brigante

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Quando si è soli con se stessi, non si può mentire. Veniamo rapiti dal silenzio, se siamo in un bosco e ci attira anche la bellezza di un fiore, se siamo in un prato, “ma non ci rendiamo conto che dietro a quel fiore e a quel bosco c’è sempre una lotta per la vita” (G. Leopardi). E’ un pensiero, quello del poeta, che indaga il proprio stato d’animo, al punto che non ci lascia scorciatoie, non possiamo, appunto, mentire: la vita va vissuta e vissuta in abbondanza. Nel bene e nel male. Gesù ci dice che con lui sarà in abbondanza perché in Lui è la vita stessa fin dal principio. L’apostolo Pietro ci dice: “…salvatevi da questa generazione perversa!” (dagli Atti degli Apostoli)

Terza Domenica di Pasqua anno A

 I NOSTRI OCCHI

Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero
Ma egli sparì dalla loro vista


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Anche ai nostri occhi, oggi più che mai, è impedito di vedere il Signore Gesù quando si affianca e cammina con noi. Qualche volta, invece, mi pare proprio di sentire “la sua mano posata sulla spalla ed il suo passo al pari col mio”.
Succede, per esempio quando mi faccio pellegrino sulle strade che portano ad un Santuario o verso un itinerario spirituale, come luoghi dove sviluppare momenti di riflessioni e di domande sul senso della vita. In questo senso mi dà conferma il salmo quando vi leggo: “…il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita”. (dal Salmo n.15)
Pensiamo che la vita sia un insieme di circostanze favorevoli per definirci, mentre in realtà tutto è dovuto alla magnificenza di Dio che dona la vita solo per amore e come tale deve essere vissuta per proseguire fino all’eternità. Ci è dato il tempo necessario, a ciascuno secondo il suo tempo e “non c’è nulla di più prezioso del tempo, perché è il prezzo dell’eternità”. (Louis Bourdaloue)

 Resurrezione del Signore

CREDERE
Non avevano ancora compreso la scrittura,
 che cioè Egli doveva risorgere dai morti

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Scrivo queste note che è Sabato Santo, giorno del disorientamento, del silenzio, dell’attesa del giorno più bello dell’anno. Mi è capitato di leggere alcuni giorni fa un pensiero: “semina il silenzio e cresceranno ispirazioni, semina speranza e potrai udire l’inudibile.” (Juri Camisasca)
E’ vero, ricordo, quando bambino, già a letto, ma sveglio in quelle sere di Veglia Pasquale e sentivo suonare le campane della vicina parrocchiale, come mi piaceva al pensare che era ancora Pasqua, che Gesù era risorto. Che bello! Mi addormentavo felice udendo quelle campane. Ancora oggi mi commuovo quando durante la Veglia si sciolgono le corde e lo scampanellio inonda la chiesa, le strade, le case del nostro vivere. Lo so, è un po’ infantile, ma è il mio credere. Per fede che, comunque, trova fondamento in ciò che vide l’apostolo Giovanni: “…allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Non può essere diversamente, Pietro e Giovanni, ancora prima le donne, videro e testimoniarono cosa era veramente successo in quel sepolcro.