sabato 16 giugno 2018

L’ALBERO DELLA VITA


Undicesima Domenica T.O.(Anno B)
Scriveva il poeta D. Mallok: “se non potete essere un pino sulla vetta del monte, siate una scopa nella valle, ma siate la migliore piccola scopa sulla sponda del ruscello, siate un cespuglio se non potete essere un albero…”
Mi sono venuti in mente questi antichi versi quando ho ascoltato le parole del profeta Ezechiele:
“…sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore, che umilio l’albero alto e innalzo l’albero basso.”
E’ una similitudine molto semplice da comprendere: più uno crede di essere importante, più si crede bello e forte e in quel modo esercita la sua grandezza e la sua potenza per farsi vedere, più il Signore gli preferirà quell’umile poveraccio che riconosce i suoi limiti e con dignità impegna tutto sé stesso
per il bene suo e di coloro che gli stanno vicini. In questo modo si onora il Signore che promette così:
“…se i malvagi spuntano come l’erba e fioriscono tutti i malfattori è solo per la loro eterna rovina…il giusto fiorirà come palme, crescerà come cedro del Libano…fiorirà negli atri del Signore.” (dal Salmo).
Ancora un albero, anzi più alberi, nelle loro specifiche caratteristiche, sono utilizzati come indicatori per farci intendere che non dobbiamo demordere quando vediamo che il successo arride a chi non cammina sulle vie del Signore, mentre chi segue i suoi insegnamenti, molto spesso, si trova in difficoltà, viene snobbato, sfruttato, deriso e pure perseguitato.
Non preoccupiamoci più di tanto, stiamo nella casa del Signore, continuiamo a frequentare la Sua Chiesa e vedrete che troveremo consolazione e misericordia. Ci viene confermato da San Paolo nella sua Seconda lettera ai Corinti:
“…tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo per ricevere ciascuno la ricompensa per le opere compiute…sia in bene che in male.”
E dopo aver avuto gli alberi come immagini da utilizzare per riflettere sulla Parola di Dio, ora ci viene donata una manciata di semi per andare oltre nella comprensione:
“…così è il Regno dei Cieli, come un uomo che getta il seme sul terreno, dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.” (dal Vangelo di Marco).
Il seme che viene gettato è la vita che viene donata ad ogni uomo procreato, quale frutto dell’amore coniugale. In quell’atto, da quell’atto, che dorma o vegli, di notte o di giorno, la madre non sa che quel seme cresce, tanto più il padre, eppure il germoglio si trasforma, prosegue nel suo sviluppo, e loro non lo sanno. E’ il miracolo della vita che utilizzando la figura dell’albero della vita, illumina il seme che non si vede, le radici che si aggrappano al terreno per dare forza e sviluppo all’età dell’uomo che nessuno più può fermare, salvo peccare contro colui che ha gettato il seme. Perché, in qualche modo, che non so intendere, in quel seme c’è il suo essere, nascosto in un “dna” che rimane lì, nel profondo di quell’uomo che nel frattempo sta crescendo nel corpo, ma pure nell’anima. E’ questa che nel corso della sua vita insorgerà di volta in volta per accendere quella scintilla che permetterà di vedere e di conoscere la rivelazione di quel Dio Creatore. Come? Nell’incontro con Gesù Cristo. Qui sta il Regno di Dio, ora lo sappiamo, o meglio, pure noi stessi non lo sappiamo, ma l’albero della vita siamo noi, ciascuno di noi ed è in ogni seme che il Buon Dio vorrà continuare a spargere sul terreno del suo Popolo.
Ez 17,22-24 / Sal 91(92) / 2Cor 5,6-10 / Mc 4,26-34

Digiemme

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