1 settembre 2018

LA VERITA’ NEL CUORE


XXII Domenica T.O.  (Anno B)
Chi mente e sa di mentire è disonesto due volte. Si possono anche accettare alcune menzogne se sono dettate da veniali tornaconti, per esempio di tipo commerciale, ma quando le conseguenze ricadono pesantemente sulla reputazione di altri, persone o istituzioni, allora la domanda di verità diventa dirompente. Purtroppo dobbiamo farci i conti ogni giorno, soprattutto se il diritto e la giustizia non si specchiano nella Legge del Signore:
“…le osserverete (le leggi) dunque e le metterete in pratica perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli…Infatti quale grande nazione ha gli dei cosi vicini a sé, come il Signore Dio è vicino a noi ogni qual volta lo invochiamo?”. (dal Libro del Deuteronomio)
Basterebbe, quindi, osservare quelle leggi per mettersi in linea con la saggezza che, è vero, si acquisisce con la maturità e con l’intelligenza che si fonda sul rispetto dell’altro, per avere inoltre, per noi credenti, l’opportunità di ricorrere al Buon Dio ogni qual volta lo preghiamo sotto la sua tenda:
“…Signore chi abiterà nella tua tenda? Colui che…dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie…e non lancia insulti al suo vicino.” (dal Salmo 14).

Nella preghiera, in chiesa piuttosto che dentro la tenda del proprio cuore, siamo educati ad un comportamento che esclude ogni genere di menzogna, per primo, nei confronti di sé stessi, e pure in foro esterno, in particolare, quando coinvolge chi ci sta attorno. In parole povere, chi abita in Dio, con Dio, non può che vivere in purezza:
“…non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro.” (dal Vangelo di Marco).
Come è vero, e i martiri per la fede lo dimostrano, che non c’è tiranno, non c’è mentitore, non c’è violenza, seduzione, ricatto, adulazione, potere che possano traviarci se non lo vogliamo. Perché la fede vera, che cerca la verità, che vive nella verità, che testimonia la verità, non può essere soggiogata. A meno che “i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (dal Vangelo di Marco) non ti conquistino trasformando il tuo essere, la tua persona al servizio di quegli dei, il denaro, il potere, l’idolatria, che permettono nella propria vanagloria di sostituirsi a Dio.
E’ questa la conseguenza del peccato originale, è questa la verità che dobbiamo tenere presente mentre riascoltiamo la Lettera di Giacomo:
“…religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.”
Un uomo puro vive in una religione pura e non si ferma al cospetto di Dio senza aver prima il suo cesto giornaliero da portargli. Guardiamoci bene attorno, non è che oggi non ci sono più orfani o vedove. Certo, le condizioni che determinavano le sofferenze di allora per certi versi sono superate, ma i poveri li abbiamo sempre tra noi: il bambino orfano di oggi è quello che non ha il diritto di vedere la luce, è orfano di giustizia, di diritto, di amore; la vedova di oggi è quella donna che è lasciata da sola a decidere della vita di suo figlio, è vedova di amore, di giustizia, di vicinanza.
E’ che ci siamo, diciamocelo francamente, anche noi lasciati contaminare da questo mondo che non vive più nella verità e i nostri cesti rimangono desolatamente vuoti. La menzogna sulla vita, sulla civiltà cristiana, sulla vita nella Chiesa è come una metastasi. Non abbiamo altro che un tipo di chemio cui sottoporci: la conversione. Ci aiuti il cuore di una madre che protegge suo figlio, ci aiuti la purezza di quegli uomini che non mentono, che guardano a Gesù Cristo con la Verità nel cuore.
Dt 4,1-2.6-8 / Sal 14(15) / Gc 1,17-18.21b-22.27 / Mc 7,1-8.14-15.21-23

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