XXVII Domenica del T.O. anno A

I nostri pensieri

La pietra che i costruttori hanno scartato è        diventata testata d’angolo; questo è stato fatto  dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”

 

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Mentre cresciamo, mentre facciamo i primi passi, mentre esprimiamo le prime richieste, già fin da subito, ci viene insegnato come muoverci, cosa è giusto chiedere, cosa non è bene fare. E’ così che la prima infanzia, la scuola elementare, la pre-adolescenza hanno attraversato la vita di tutti noi. Dopo di che, con l’adolescenza inizia l’età dell’autonomia, del proprio agire e del proprio pensare. I conflitti nascono lì, a meno che, come insegna la vita di San Carlo Acutis, i nostri pensieri non si conformino a quanto scrive l’Apostolo  delle genti: “…fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.” (dalla Lettera ai Filippesi)

I nostri pensieri, comunque, dovrebbero essere così anche nell’età adulta. Senza dubbio ne avremmo un sacco di benefici. Prima di tutto riusciremmo a stare bene anche nella Chiesa di Dio, nonostante lo stato in cui versa. E’ un corpo malato, allora tornerebbe opportuno ciò che diceva San Giuseppe Moscati riferito ad un malato: “tornate all’osservanza religiosa e vi giuro che guarirete con l’anima e il corpo, e avrete preso la prima medicina: l’infinito amore.” Quell’amore che ha profuso il Signore nel preparare la sua vigna.
Ci ricorda, però, il profeta qual’era lo stato della vigna del suo tempo, al punto tale che anche il Buon Dio non sa più cosa fare per renderla appetibile, ad un punto tale che arriva a porsi la domanda: “… che cosa dovevo fare ancora nella mia vigna che io non abbia fatto?” (dal Libro del profeta Isaia)
Più che “Amor che muove il sole e le altre stelle” non poteva e non può fare. Eppure il vuoto rimane, lo ricorda anche Gesù nel brano evangelico con riferimento al trattamento riservato ai servi, al figlio del padrone. Al punto che anche i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo gli risposero che quei malvagi dovevano essere uccisi e che la vigna doveva darla in affitto ad altri.
La vita di Gesù anticipava proprio questo e per rafforzare quella verità disse loro: “…la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Una pietra che doveva essere scartata fin da subito: il sangue dei Santi Innocenti, la fuga in Egitto lo testimoniano. Ma “il Signore Gesù che dimorò a Nazareth fino al suo trentesimo anno, dove pur non facendo nulla, ha fatto meraviglie perché ognuno dei suoi atti rivela il suo mistero. E come agiva con potenza, così tacque con potenza, ha vissuto nel ritiro e nell’oscurità con potenza.” (San Bonaventura)
Oggi le case non si costruiscono più con le pietre, o quasi, e di pietre d’angolo, in giro, non se ne vedono. Il paragone evangelico può anche non essere pienamente comprensibile, ma la conclusione evangelica è esplicita: il regno di Dio sarà dato ad un altro popolo che produce i frutti dovuti.
Di meraviglie, nell’arco di due millenni, la Chiesa, l’altro popolo, ne ha viste e ne ha vissute di ogni colore. Grazie agli apostoli, ai martiri, ai santi, ai discepoli che hanno testimoniato quanto anche il salmista aveva promesso: “…da te mai più ci allontaneremo, facci rivivere e invocheremo il tuo nome.” (dal Salmo 79)
I nostri pensieri siano allora sempre concentrati su quella promessa, ci verrà più facile vivere, perché “la fede è la forza della vita. Mi basta sapere che Dio c’è e io vivo; mi basta dimenticarlo o non crederci più, e io muoio. Conoscere Dio, credere in lui e vivere sono la stessa cosa. Dio è la vita.” (Lev Tolsoj)
Se i nostri pensieri sono e saranno pensieri di vita, altro non sono che una logica conseguenza.

Is 5,1-7  /  Sal 79(80)  /  Fil 4,6-9  /  Mt 21,33-43
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