Sesta Domenica di Pasqua anno A
La Grande Gioia
Chi accoglie
i miei comandamenti e li osserva,
questi è
colui che mi ama.
Ancora, grazie a Dio, si può sperimentare la gioia. Non che sia
facile, perché viviamo giorni tristi, però almeno una gioia nella vita
sicuramente l’avremo sperimentata. A livello personale è, perciò possibile,
mentre su dimensioni sociali o comunitarie risulta impalpabile al nostro
sentire. Ci si lascia trascinare dagli eventi che si accavallano di anno in
anno, come feste di rilievo o anniversari, senza sentire più quel trasporto che
trasforma i cuori, che coinvolge e stringe tutti in un solo corpo. Ricordo, da
bambino, come anche il solo aggregarsi alla banda musicale che suonando sfilava
per le strade del paese, arricchiva il senso di quelle giornate di festa. Ed
era gioia di popolo. Certo, essere gioioso per un bambino è molto più facile,
ma perché non riusciamo più a diventare come bambini? Perché non ci emozioniamo
più come quelli che ascoltavano Filippo, cambiando la faccia della loro città?
Racconta questo, infatti, il seguente trafiletto: “…e le folle, unanimi
prestavano attenzione alle parole di Filippo…e vi fu grande gioia in quella
città.” (dagli Atti degli Apostoli)
I casi sono due: o non ci sono
più apostoli capaci di scaldare i cuori annunciando il Vangelo di Gesù, oppure
la società in cui siamo immersi ci permette solo di respirare fintanto che
restiamo utili al mantenimento del potere di chi comanda.

