XXIX DOMENICA del T.O. anno A

La moneta degli ipocriti

“…Gesù conoscendo la loro malizia rispose:
 “ipocriti, perché volete mettermi alla prova?”


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Parto sempre dal presupposto che non sono al mondo per caso, sapendo bene come avviene il concepimento di un nuovo essere umano. Sono convinto che pure quando il figlio non è cercato, voluto, sperato, anche quando non te l’aspetti, magari per un incidente di percorso, anche allora é qualcosa di stupefacente: “…io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.” (dal Libro del profeta Isaia)
Il nome, in effetti, viene dato alla nascita, eppure il Buon Dio già lo conosce e contemporaneamente assegna quell’unico e speciale titolo: figlio!
Quel nuovo essere umano ha già un padre ancor prima di nascere. Un Padre che è anche Madre, come ci aveva ricordato papa Giovanni Paolo I in quella bella espressione che prefigura il Dio che ci è padre e pure madre.
Quindi, anche se non lo sapevo, crescevo con un padre, mio papà, e un padre che ancora non conoscevo. Poi, avvenne il resto, nel corso della mia vita: il Battesimo, la religiosità, il catechismo, l’oratorio, la Comunione, la Cresima, che mi portarono ad incontrare persone significative che mi hanno fatto conoscere Gesù Cristo.
Snodi di vita vari, abbandoni di ambienti, ritorni, incontri di persone, insomma una serie di coincidenze, ma come diceva San Pio da Pietrelcina: “le coincidenze sono coincidenze, ma c’è qualcuno lassù che organizza le coincidenze”.
Non tutto è proceduto linearmente, soprattutto per quanto riguarda proprio gli incontri con insegnati, con amici, con sacerdoti. Persone importanti che non dimenticherò mai per quanto mi hanno dato, ma anche tante delusioni che mi hanno messo di fronte a cattiverie, ad ipocrisie, a falsità.
So bene che da che mondo è mondo gli ipocriti lo ammorbano, così come è capitato anche a Gesù: “…Gesù conoscendo la loro malizia rispose: “ipocriti, perché volete mettermi alla prova?” (dal Vangelo secondo Matteo)
Che tristezza quando te ne accorgi. Gesù conosceva, percepiva la malizia dei farisei, ma non è così per noi comuni mortali. Naturalmente, “le idee false sono come le monete false, infatti, le idee false vengono coniate da disonesti, ma diffuse da uomini onesti”. (Joseph de Maistre) Ed è questo il dramma. Spesso le buone persone vengono travolte da menzogneri, però non deve venire meno la speranza, per cui bisogna, come dice San Paolo: “…rendere sempre grazie a Dio per tutti voi, tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza.” (dalla Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi)
E qui scatta quel meccanismo che porta a lasciarci coinvolgere nelle opere buone che danno testimonianza, che aiutano, che salvano. Sant’Agostino chiama tutto ciò “carità quel moto dell’anima che tende a godere di Dio per sé stesso, e di sé e del prossimo per Dio”.
Allora davvero verrà spontaneo intonare il salmo che dice: “…cantate al Signore un canto nuovo, cantate, uomini di tutta la terra. In mezzo alle genti narrate la sua gloria, a tutti i popoli dite le sue meraviglie.” (dal Salmo 95)
Così porteremo il bello fra di noi, lo estenderemo con gioia a tutti, ci metteremo noi alla prova, “non ci dovremo preoccupare di offendere gli uomini quando se rispettando loro, noi offenderemo Dio”. (San Giovanni Crisostomo) La nostra faccia non sarà, non dovrà mai essere, perciò, come quella degli ipocriti. Riconosceremo e renderemo a Dio ciò che è di Dio, con perseveranza e sincerità: è questo il modo più coerente per essere dei veri discepoli di Gesù Cristo.
Is 45,1.4-6  /  Sal 95(96)  /  1Ts 1,1-5b  /  Mt 22,15-21
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