della Passione del Signore (Anno C)
Questa è la domenica della gioia e del dolore. E’ evidente che l’entusiasmo animato dai rami d’ulivo benedetti, alti sulle nostre teste, delle palme riccamente addobbate, mette in cuore una gioia, quasi segreta, che si trasforma in soddisfazione quando si appende il ramo d’olivo sulla porta e sul quadro della Sacra Famiglia. Questo stato d’animo spinge in secondo piano tutto il racconto della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, tanto lungo e, a volte, non ben coordinato nella lettura per l’interpretazione dei vari personaggi protagonisti nei vari passaggi del Vangelo. Tanto lungo che, spesso, l’omelia è costretta in poche battute. Ciò non toglie che una breve riflessione non possa aiutare nella comprensione e nella condivisione, lasciandosi catturare dagli episodi e dalla contemplazione di quanto ha dovuto e voluto subire Gesù Cristo per amore nostro. Come quando già inchiodato sulla croce, Gesù dice le prime parole:
“…Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché
non sanno quello che fanno…” (Vangelo di Luca)
Ho trovato questo pensiero di Enrico Impalà
che ricorda di “non dimenticarti che sarai salvato da un “ti perdono”, da un
“non ti preoccupare”, da un “ti amo”. Potresti ancora non voler capire,
chiudere ogni canale comunicativo, infastidirti per l’amore non meritato. E’
una tua scelta. Non incolpare nessun altro. Lasciati amare.”
E’ questo il problema: “lasciarsi amare”.















