XXIII DOMENICA del T.O. anno A

In mezzo a noi

         Perché dove sono due o tre riuniti         nel  mio nome io sono in mezzo a loro                                                            


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Viviamo la “stagione dei perduti” perché ci agitiamo, corriamo dietro ad una moda dopo l’altra, e alla fine non sappiamo più da dove siamo partiti e dove stiamo andando. Perduti! Senza una guida, in chiesa si direbbe senza un pastore.A proposito di chiesa, che doveva cambiare ed aprirsi al mondo, come si era deciso con il CVII (Concilio Vaticano Secondo), tanto bene ha fatto che in chiesa non ci va quasi più nessuno. Siamo ormai tutti fuori, e di per sé non sarebbe neanche stato un male se fossimo stati capaci, con la nostra fede, con la nostra carità, con le nostre opere, di cambiare il mondo.

Ne era convinto anche l’apostolo Paolo. Infatti, scriveva: “…la carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge, infatti, è la carità.” (Lettera ai Romani).
In effetti, il mondo ci giudica proprio dalle cose che mettiamo in essere per il bene comune, per il prossimo che chiede aiuto ma che ci odia e ci perseguita perché facciamo ciò per la gloria di Dio; seguendo la sua Legge che è la legge dell’Amore impressa e connaturata nella nostra persona.
A volte, però, rendiamo sbiadito questo dono, dimenticandoci che “nessun regalo è troppo semplice da ricevere, se è scelto con giudizio e dato con amore.” (Franz Kafta)
Allora, dovremmo fare come il Santo Curato d’Ars e metterci in ginocchio, in preghiera. Di fronte al deserto che trovò ad Ars, San Giovanni Maria Vianney fece come suggerisce il salmo: “entrate : prostràti, adoriamo in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.” (dal Salmo 94)
Purtroppo, sono pochi quelli capaci d’inginocchiarsi, è un atteggiamento che molti considerano superato, ma non diamo loro retta perché “il Signore si occuperà a tempo pieno dei nostri interessi, quanto più noi ci preoccuperemo in primo luogo dei suoi.” (Padre Raymond de Thomas de Saint –Laurent)
Il mondo, invece si preoccupa dei suoi interessi e i fatti di cronaca lo dimostrano. Come quei fatti dove i cattolici, quelli che si dichiarano cattolici, diventano protagonisti in negativo perché, poi, votano una legge come quella sul “suicidio assistito” appena approvata dalla Regione Veneta.
Le voci di contestazione, al riguardo, si sono levate diffusamente, ed è cosa buona e giusta, anche perché è una esplicita forma di carità nei loro confronti, come scrive il profeta: “…se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato.” (dal Libro del profeta Ezechiele)
Costa fatica continuare a rimarcare le incongruenze dei cattolici sulle questioni legate a quei valori non negoziabili, come quello della vita, della famiglia, del matrimonio, della dignità della persona, però bisogna continuare a testimoniare la Legge di Dio. A costo di entrare anche in contrapposizione.
D’altra parte “che Dio preferisca gli imbecilli è una voce che gli imbecilli fanno circolare da 19 secoli.” (Fracois Mauriac)
Per questo è certo il rischio che le chiese si svuotino sempre più, che pastori e guide sbandino continuamente, però è anche vero che la Chiesa (con c maiuscola) non è loro, ma di Gesù Cristo. Ha assicurato che gli inferi non prevarranno e, inoltre, ha garantito che: “…dove sono due o tre persone riunite nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (dal Vangelo secondo Matteo)
In verità, quindi, non siamo perduti, Gesù sta in mezzo a noi, siamo tenuti insieme dalla Sua presenza sempre attiva. Una promessa è una promessa che non verrà mai meno. Dobbiamo solo saperla fare nostra, dobbiamo tornare ad essere come quella candela di Trilussa, “davanti ar Crocifisso d’una Chiesa una candela se strugge da l’Amore e da la fede” che se non arde, non vive.
Ez 33,1.7-9  /  Sal 94(95)  /  Rm 13,8-10  /  Mt 18,15-20
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