LE CHIAVI DI CASA

 XXI ma Domenica T.O. 
Anno A

Rubens: Cristo da le chiavi a San Pietro

Quando gli sposi tornano a casa, dopo la celebrazione del Sacramento del Matrimonio e i successivi festeggiamenti nuziali, sono stanchi, ma felici. Tanto che lo sposo prende in braccio la sposa per entrare nel loro nido d’amore. Prima, però, bisogna cercare la chiave di casa, perché senza quella si rimane sulla soglia. Metaforicamente parlando, anche con la chiave in tasca, molte coppie di sposi sono rimasti sulla porta di casa. Cioè non hanno ben capito che chiave avesse affidato loro il Signore quando si sono presentati con la promessa di amore per sempre: “…gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide: se egli apre, nessuno chiuderà: se egli chiude, nessuno potrà aprire; lo conficcherò come un piolo in luogo solido.” (dal Libro del profeta Isaia)

CI BASTA POCO, GLI BASTA POCO

XXma Domenica T.O.

Anno A

i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni

Nel tempo dei supermercati specializzati nella vendita di cibo per animali, in special modo per cani e gatti; dove si creano spazi pubblici solo per loro e la pubblicità progresso contro l’abbandono di animali è ben sostenuta, così come non conosce freni la crescita demografica degli amici domestici, a differenza di quella dei figli dell’uomo; ecco, in questo tempo, il Vangelo di oggi accentua tutte le contraddizioni di questa epoca. Fino a 50/60 anni fa per cani e gatti non era così, ma ora la società del consumo è entrata a gamba tesa in questo settore e tutto il corollario, perciò, ne viene condizionato. Giusto o sbagliato che sia, anche alla luce di una comparazione con la fame nel mondo, non vi entro nel merito, ma mi riesce facile inquadrare, invece l’immagine evangelica:“…non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini. E’ vero Signore, disse la donna, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.” (dal Vangelo secondo Matteo)

ZERO FEDE

 XIXma Domenica T.O. 
Anno A

“Uomo di poca fede”, un intercalare sempre più usato per dimostrare come si possano fare cose che all’apparenza sembrano impossibili. A volte chi lo usa ci fa pure qualche brutta figura, ma in linea di massima ha una sua giustificazione, bisogna solo essere convinti di ciò in cui si crede. Senza farsi distrarre da eventi o fatti eclatanti perché:“…ci fu un vento, un terremoto, un fuoco…ma il Signore non era nel vento, nel terremoto, nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera…”(dal primo Libro dei Re)
Non andiamo a cercare miracoli ad ogni costo, che avvengano è una grazia in più per coloro che li meritano, piuttosto stiamo attenti alle cose semplici che ci stanno attorno: il silenzio di una chiesa, la maestosità di un monte, la fiammella di un lume, la confidenza di un amico, l’abbraccio di un bambino. Ad Elia si manifestò nella brezza leggera, lo riconobbe e si mise in adorante ascolto. Dio è molto più semplice di quanto si possa credere:“…certo, il Signore donerà il suo bene e la nostra terra darà il suo frutto; giustizia camminerà davanti a lui, i suoi passi tracceranno il cammino.” (dal Salmo)

ASCOLTATELO !

Trasfigurazione del Signore
Anno A


Quest’oggi si conclude la Giornata mondiale della Gioventù, che, ammetto, non ho seguito più di tanto, disturbato dalle dichiarazioni del Vescovo ausiliare di Lisbona, organizzatore della gmg 2023: “non vogliamo convertire i giovani a Cristo e alla Chiesa cattolica. Niente di tutto questo, assolutamente.” Ma come? Tutte le profezie parlano di Lui, i Vangeli scrivono di Lui, le Lettere apostoliche sono incentrate su di Lui ed ora vogliamo metterlo in secondo piano, ci dimentichiamo del suo mandato.
E questo vescovo, “futuro cardinale”, viene pure premiato! C’è di buono che, quanto meno, quel milione di giovani che parteciperanno alla Santa Messa sentiranno la proclamazione della Parola che dice ben altro. Per esempio, per stare sulle profezie: “…gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finisce mai e il suo regno non sarà mai distrutto.” (dal Libro del profeta Daniele)
Perciò il Signore può benissimo fare a meno di noi, “egli ci comandò di seguirlo non perché ha bisogno del nostro servizio, ma per dare a noi stessi la salvezza. Seguire Gesù Cristo, infatti, è partecipare della salvezza, come seguire la luce significa essere circonfusi di chiarore.” (Sant’Ireneo di Lione)

IL COSTO DEL TESORO

XVIIa Domenica T.O.
Anno A


Nell’antichità la felicità era una ricompensa per pochi eletti selezionati, ma a Salomone forse non fu data, nonostante il suo alto rango, bensì gli fu elargito:“…ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te, né sorgerà dopo di te.” (dal primo Libro dei Re)
E’ il massimo che possa aspettarsi ciascuno di noi, ma spesso, quando si arriva nella vita ad avere una certa importanza, che ci sentiamo “qualcuno”, ecco sarebbe proprio opportuno un bel ruzzolone. E già questo sarebbe una bella grazia. Perché quando riconosciamo la verità, cioè la nostra piccolezza, allora forse ci mettiamo nella medesima predisposizione del re Salomone e riempiremo il nostro cuore di ogni gioia di Dio: “il cuore è stato creato da Dio per contenere la gioia spirituale come un vaso contiene l’acqua.” (Santa Gertrude di Helfta)
In questo vaso, magari, al posto dell’acqua possiamo custodire:“…meravigliosi sono i tuoi insegnamenti, per questo li custodisco. La rivelazione delle tue parole illumina, dona intelligenza ai semplici.” (dal Salmo 118)

FORZA E DEBOLEZZA…E FURBIZIA

XVIma Domenica T.O.
Anno A

Quando una nuova vita è chiamata all’esistenza non può che essere ad immagine e somiglianza del Padre, simile in tutto e per tutto al Figlio, Gesù Cristo, che tutti ben conosciamo come uno di noi. Fin dal suo concepimento, frutto di un Amore sconfinato per l’uomo, cui facciamo fatica anche solo a pensarlo, cui non riusciamo a capitarcene del perché sia stato pensato proprio per ciascuno di noi. E’ buono il pane se con il crescere possiamo, in minima parte, comprendere che Lui è il:“…Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza.” (dal Libro della Sapienza)
E’ una forza che tiene conto delle nostre debolezze incrostate dal peccato originale. Quando si nasce si è già in queste condizioni, ecco perché occorre quanto prima il Santo Battesimo. E già s’intravede quell’indulgenza che verrà confermata nel Sacramento della Riconciliazione. Tutto ben congeniato e concreto, bisogna solo saperlo vivere con umiltà e consapevolezza dei propri limiti, oltre che delle debolezze nei confronti del mondo. Dove si nasce, come si cresce, da chi si è condotti, sono tutti fattori che incidono sulla formazione della personalità e della conoscenza di sé stesso, del proprio carattere, della sua forza e della sua debolezza, oltre che delle sue inclinazioni. Niente allarmarsi, comunque, perché con il Battesimo, come dice l’Apostolo Paolo:“…fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza.” (dalla Lettera ai Romani)

IL NIENTE E IL CENTUPLO

 XVma Domenica T.O.
Anno A


A volte non è neppure questione di comprendere o non comprendere, è solo questione di rifiuto a priori. Leggevo di persone, anche famose a livello superiore, che per farsi una moralità sul bene e sul male non ritengono sia necessaria la religione, ma solo una semplice sensibilità. Sostanzialmente il ragionamento dice che non c’è bisogno della Chiesa e del Vangelo, sono solo sovrastrutture imposte da uomini vogliosi di potere da esercitare, a seconda dei propri interessi, sugli altri, sui popoli, sulle nazioni. Pensiero discutibile, seppur da rispettare, purché non si trasformi in disprezzo per le sensibilità altrui che, invece, portano all’ascolto della Parola che entra in profondità nel cuore di chi crede in Dio, nel Dio rivelato dalle Sacre Scritture e dalla vita di Gesù Cristo. Il quale non promette altro che il centuplo della creazione. Basta leggere attentamente il Salmo:“…i prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di messi: gridano e cantano di gioia.” (dal Salmo 64)

C’E’ GIOGO E GIOGO

 XIVma Domenica T.O.
Anno A

Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero

Ogni giorno è buono, si fa per dire, per incontrare persone che sanno portare la loro croce, fatta di malattie e/o solitudine, o che hanno appena finito di portarla, “grazie” a sorella morte. Nei funerali, soprattutto, si hanno di queste opportunità. In genere sono croci pesanti, il loro giogo è quasi sempre insopportabile. Come quello della ragazzina che si trova incinta e chiede comprensione ed aiuto in casa, dove trova solo arrabbiature e pressioni per andare ad abortire. Anche il suo ragazzo si defila e così a 17 anni perde tutto, ma non il figlio. E’ sicuramente una croce quella che si appresta a caricarsi sulle gracili spalle, ma con l’aiuto delle volontarie del locale Centro di Aiuto alla Vita il giogo diventa sopportabile. Dietro ci sta la consapevolezza che non tutto è perduto se quella croce si sovrappone a quella che portò Gesù, che ci dice:“…venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita.” (dal Vangelo secondo Matteo)

L’AMORE ASSOLUTO

XIIIma Domenica T.O.
Anno A

anche un solo bicchiere d’acqua fresca

Per cercare di capire il Vangelo odierno bisogna ricordarsi di un brano del vangelo di Luca, nel quale Gesù dice che la sua famiglia è composta da coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,21). Questi, spiega Gesù, sono per lui madre e fratello.
Mica facile da comprendere. Perciò, se possibile, in modo più esplicito rimarca la dose con:“…chi ama padre e madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Cavolini, ma come si fa? A dire a mia madre che la amo meno di…a mio figlio che gli pospongo…E’ così, prendere o lasciare! Gesù non ammette deroghe, in amore non si gioca, dall’innamoramento bisogna passare alla dichiarazione perpetua dell’amore, quell’amore assoluto che non ammette variabili o riserve. Lui l’ha già fatta, fin dal principio.

LA GRANDE TENEREZZA

XIIma Domenica T.O.
Anno A

voi valete più di molti passeri!


 

 

 

 

 

 

 

 

L’altra sera ero a cena da amici, hanno una figlia di pochi mesi. Restavo come incantato nel vedere come si rapportavano, mamma e papà, con quella piccola. Traspariva una tenerezza da quei gesti, da quegli sguardi, che mi avvolgeva in quella casa, odorosa dei profumi dalla cucina e di quelli caratteristici dalla presenza di una neonata, che mi faceva stare bene, senza il bisogno di sollecitare alcunché di artificioso. Un po’ come quando entri in chiesa, ti siedi su una panca e stai lì, senza il bisogno di alcunché, se non: “…io rivolgo a te la mia preghiera, Signore, nel tempo della benevolenza…Signore, buono è il tuo amore, volgiti a me nella tua grande tenerezza.” (dal Salmo)

LA PIU’ BELLA INVENZIONE E’ MIA MADRE

Domenica 25 GIUGNO 2023 ore 16,00

presso la Chiesa della Madonna degli Angeli

IL FIGLIO: IL MISTERO DI UN DONO
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MARIA: LA MADRE DI DIO 


Dio scelse sua Madre prima ch’ella fosse. Ma chi era questa mamma che al tempo del concepimento doveva avere 15/16 anni? Sua madre, Anna, l’ebbe in età avanzata, figlia unica, in una casa povera. Tutta l’infanzia di Maria trascorse in un sano ambiente familiare. Così crebbe, ben istruita, di belle sembianze, nella purezza dei costumi della sua epoca e della sua gente. In una parola, tutto in lei era grazia e beltà. In questo modo si prepara al matrimonio e lo sposo scelto è Giuseppe, discendente di Davide.

ESULTANTI NEL SIGNORE

XIma Domenica T.O.Anno A


E’ ormai una vita che non mi capita più d’incontrare per strada un uomo in talare, un prete che va per le vie, per le case, facendosi conoscere per quello che è, o meglio, per quello che dovrebbe essere: uno che serve il Signore con gioia, anche portando un abito che lo identifichi subito come sacerdote, presbitero, della Chiesa cattolica. Chissà che i saluti alla “sia lodato Gesù Cristo” non si moltiplichino in modo esponenziale, al punto tale che l’esultanza nel Signore diventi tangibile, nel quotidiano, per le strade dei nostri paesi, dei nostri quartieri, e possa così espandersi il canto del Salmo:“…servite il Signore nella gioia, presentatevi a Lui con esultanza.” (dal Salmo 99)

ADOZIONE SPIRITUALE DEL BAMBINO CONCEPITO


E’ la preghiera
per difendere la vita concepita,
è un adempimento
delle promesse mariane,
è un aiuto alle persone
sofferenti a causa dell’aborto.

Che cos’è l’adozione spirituale?

L'adozione spirituale fonda la propria forza nello scopo che si propone. La difesa della vita in tutti suoi aspetti vuol dire volgersi a Colui che ha offerto la vita e pregarlo per salvare coloro che sono indifesi e in pericolo di morte. L’adozione spirituale è la preghiera per un bambino che è minacciato di uccisione nel grembo materno.

Come può essere fatta l’adozione spirituale?

Sia in forma solenne che in forma privata, recitando la formula (davanti alla croce o al Santissimo Sacramento....).Dura nove mesi e consiste nella recita ogni giorno di una decina del Santo Rosario misteri gaudiosi, luminosi, dolorosi, gloriosi (Pater, Ave, Gloria) e nella recita della "Preghiera giornaliera". Alla preghiera si può aggiungere qualche proposito personale liberamente scelto.

Quali possono essere i propositi personali?

I propositi personali possono essere per esempio: confessione frequente e santa comunione, adorazione del Santissimo Sacramento, lettura della parola di Dio, digiuno, lotta ai propri vizi, aiuto ai bisognosi, ulteriori preghiere (litanie, novene, coroncina della Divina Misericordia, ....).Si può fare l'Adozione Spirituale senza i propositi personali. I propositi personali non sono obbligatori, ma sono raccomandati e vengono fatti volentieri da chi si impegna per l’adozione spirituale.

Come è nata l’adozione spirituale?

Dopo le apparizioni della Madonna di Fatima, l’adozione spirituale è stata la risposta alla richiesta della Madre di Dio di pregare ogni giorno il Santo Rosario come penitenza per l’espiazione dei peccati che più hanno ferito il Suo Cuore Immacolato. Nel 1987 questa preghiera è stata introdotta in Polonia. Il primo centro dell’adozione si è costituito nella chiesa dei padri Paolini a Varsavia. Da questo luogo la preghiera si è diffusa in ogni dove.

Quali sono i frutti dell’adozione spirituale?

L’adozione spirituale guarisce le profonde ferite interiori causate dal peccato dell’aborto. Aiuta le madri a riacquistare la fede e la fiducia nella Divina Misericordia, donando pace ai loro cuori. Come dono concreto questa preghiera aiuta in particolare i giovani a modellare il loro carattere, a combattere l’egoismo, a scoprire la gioia della maternità e paternità responsabile, donando loro la capacità di guardare l’amore con gli occhi di Dio. Insegnando la preghiera sistematica e il valore delle opere positive, l'adozione spirituale approfondisce il personale rapporto con Dio. Aiuta a trovare un senso profondo nelle pratiche compiute. Inoltre può essere occasione di un rinnovato amore e di preghiera comune in famiglia.

VIVI PER CRISTO

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo
Anno A


Durante l’ultima cena Gesù chiama il Padre “giusto” perché è sempre Padre e provvede al vero cibo dei figli. Nel deserto mandò la manna, in seguito diede il suo unigenito Figlio, perciò:“…non dimenticare il Signore…che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua…” (dal Libro del Deuteronomio)
Oltre alla manna, diede loro anche l’acqua, preludio di quell’acqua che darà Gesù alla samaritana. Tutto bello, tutto vero…però, portò il suo popolo nel deserto, con tutti gli inconvenienti del caso. Bisogna ammettere che le tentazioni fanno parte del suo sistema pedagogico, che si ripete anche nella sua Chiesa, dalla fondazione ad oggi.

LA DURA CERVICE

Santissima Trinità 
Anno A

E’ Gesù che ci introduce alla conoscenza della Santissima Trinità. E’ lui che fa continuamente riferimento al Padre, presentandosi come il Figlio mandato, è lui che lascia ai suoi discepoli il Paraclito, lo Spirito Santo che sancisce la presenza continua, fino alla fine del mondo, nella Chiesa, come segno visibile di Grazia per quanti sono chiamati alla santità. In questo modo, così pensando aderisco, per fede, al Mistero della Santissima Trinità. Mi basta e mi aiuta a capire, per quanto possa capire vista la “dura cervice” che blocca il pieno abbandono alla grazia sovrabbondante consegnata al mondo, tramite il sacrificio di Gesù sulla croce.
Grazia che ci permette di fare esperienza dell’Amore di Dio per l’uomo, che non ha paragone e che è iniziato fin dall’origine: “…che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa di noi la tua eredità.” (dal Libro dell’Esodo)