XV DOMENICA del T.O. anno A

La Semina (della parola)

La tocchiamo con mano quando la natura ritorna a dare frutti,
quando ogni nuova vita allieta due sposi.
Che sapore hanno le fragole e le ciliegie?
La gioia è sempre a portata di mano e dopo il parto 
per una madre non c’è, come quella di stringere al petto il suo bambino.

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Quando i vangeli propongono le parabole bisognerebbe chiudere gli occhi e lasciarsi andare con l’immaginazione e trasvolare attraverso il tempo per essere là dove quelle parabole vengono raccontate da Gesù. Per essere, per considerarsi, a tutti gli effetti, dei beati, come quelle persone a cui venne detto: “…beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano…” (Matteo 13,16)
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.”
(dal Vangelo secondo Matteo) Evidentemente non si può essere là, ma la Parola è permanente, perciò possiamo pure noi ascoltare la parabola del seminatore, cercando di capire che tipo di terreno stiamo curando nel corso della nostra vita. Siamo di quelli che preparano il terreno dell’indifferenza, oppure quello sassoso dell’incoerenza, o ancora quello che il mondo ti consiglia? Oppure stiamo preparando il terreno buono dove la Parola possa essere compresa?
Una cosa è certa, il Buon Dio non si limita riguardo all’uomo e attraverso il profeta assicura che: “…la parola uscita dalla mia bocca non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.” (dal Libro del profeta Isaia)
Ora, proviamo a metterci di fronte a questa parola che stiamo ascoltando, proviamo a farci un’idea sul perché, nonostante tutto, l’uomo è ancora invitato a confrontarsi con un Dio che gli parla solo per amore. Sapendo bene che gli effetti delle risposte possono benissimo essere negativi, anche dispregiativi.
Non avvalliamo, però, supposizioni sbagliate, tipo “un dare per avere”, non è un Dio che ha bisogno di qualcosa che non ha, no, non è così! Dovremmo, o meglio,  “dobbiamo restituire a Dio e Padre nostro la sua immagine non deformata, ma conservata integra mediante la santità della vita, perché Egli è santo.” (San Colombano)
E’ Santo ed è Padre, tanto che anche il salmista lo esalta con il versetto che dice:“…tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.” (dal Salmo 64)
Bisognerebbe chiedere ai bambini e agli uccelli che sapore hanno le fragole e le ciliegie.” (Goethe) Per dire che la gioia è sempre a portata di mano, occorre solo saper cogliere il buono che c’è nel mondo, anche se: “…sappiamo che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.” (dalla Lettera di San Paolo ai Romani) 
E’ una sofferenza che trova riscontro nel rifiuto a priori della legge di Dio.
Pensiamo al dolore, ai pianti, che si elevano da tante parti della terra a causa di disastri naturali (terremoto in Venezuela) o a causa dell’odio che porta a guerre, a morti, a distruzioni. E non solo in guerre con le armi. Penso a quella fra la madre e il bambino, il figlio nel suo grembo. Che sofferenze! Eppure, gioia più grande per una madre non c’è, dopo il parto, come quella di stringere al petto il suo bambino. Consola questa immagine, è quella che ci dice come preparare il terreno buono, quello che darà frutto e produrrà “il cento, il sessanta, il trenta per uno ”.
Allora, ascoltiamo sì la parabola del seminatore, ma soprattutto facciamo che la semina della Parola fruttifichi nei nostri cuori.
Is 55,10-11  /  Sal 64(65)  /  Rm 8,18-23  /  Mt 13,1-23
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