L'abbondanza
Chi non
entra nel recinto delle pecore dalla porta
è un ladro e un brigante
Era così allora la sua
generazione, è così la nostra, oggi, in questo mondo sempre più imbarbarito.
C’è abbondanza anche nel male. E l’attuale generazione ha proprio perso il
senso più vero della vita, sostituendolo con il principio dell’autodeterminazione
innalzata a diritto. E’ così che si inserisce nelle Costituzioni (vedi Francia
ed ora anche Spagna) il diritto all’aborto. Orrendo delitto in sé, per
l’uccisione deliberata ed impunita di un essere umano, per di più incapace di
difendersi, oltre che pratica delineante ogni altra sopraffazione nei confronti
dei più deboli, dei malati, dei vecchi.
Quando si è soli con sé stessi
maturano questi pensieri, ma solo chi non gioca ha paura, perché è meglio
vivere senza paura che morire con vergogna. E’ il preludio alla lotta, una
lotta che non è fine a sé stessa, ma aperta al bene, perché ancora Pietro ci dice:
“…se facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito
a Dio.” (dalla prima Lettera di Pietro)
E’ un preavviso: guardate che ciò
comporta il martirio, comporta la riduzione a minoranza, a persecuzione, che
solo con la fede in Gesù Cristo potrete resistere ed ottenere qualche
risultato. Bisogna rivestirsi di umiltà, anche perché “la superbia è il più
terribile mal di capo.” (San Luigi Orione) E’ solo così che possiamo farci
guidare, come spiega il salmo: “…anche se vado per una valle oscura non temo
alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno
sicurezza.” (dal Salmo 22)
Siamo immersi in quella valle
oscura. Ognuno la identifica in base alla propria sensibilità, alla propria
propensione. Lo scrittore Cesare Pavese, per esempio, la vedeva così: “sei la
camera buia, cui si ripensa sempre, come al cortile amico, dove s’apriva
l’alba.” Nella sua tormentata vita evidentemente c’erano spiragli di luce,
anche se poi cedette al nulla. Cercò di lottare, ma non prese con sé il bastone
ed il vincastro che il Signore ci porge per difenderci dal male e per trovare
in Lui la guida per il giusto cammino della vita. Soprattutto ci serve il
vincastro perché è il bastone del pastore, di chi si prende cura dei propri
fratelli nella fede. Vero è che non tutti i “pastori entrano nel recinto delle
pecore dalla porta, ma vi salgono da un’altra parte”, in tal caso sono “ladri o
briganti”. E’ uno dei passaggi del Vangelo d’oggi, e lo dice chiaramente Gesù, e
dice anche: “…il ladro non viene se non per
rubare, uccidere, distruggere: io sono venuto perché abbiano la vita e
l’abbiano in abbondanza.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
L’attenta lettura di questo
capitolo 10 del Vangelo di Giovanni può portare a riflessioni sulla conduzione
dei pastori d’oggi nella Chiesa di Gesù, ma il mandato apostolico non si
discute, perciò è bene guardare a quella abbondanza di cui assicura Gesù stesso.
C’è, infatti, un’abbondanza che va oltre i nostri personali confini, fatta da
gente, da associazioni, da gruppi, da congregazioni, da testimonianze che non
lasciano dubbi circa i miracoli che ogni giorno arricchiscono la nostra vita.
Mi esplode, perciò, dentro al cuore, là nel silenzio del bosco come nel
silenzio di una chiesa, la gioia di vivere.
At 2,14a.36-41 / Sal
22(23) /
1Pt 2,20b-25 / Gv 10,1-10
digiemme
