Quarta Domenica di Pasqua anno A

            L'abbondanza

Chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta
 è un ladro e un brigante

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Quando si è soli con se stessi, non si può mentire. Veniamo rapiti dal silenzio, se siamo in un bosco e ci attira anche la bellezza di un fiore, se siamo in un prato, “ma non ci rendiamo conto che dietro a quel fiore e a quel bosco c’è sempre una lotta per la vita” (G. Leopardi). E’ un pensiero, quello del poeta, che indaga il proprio stato d’animo, al punto che non ci lascia scorciatoie, non possiamo, appunto, mentire: la vita va vissuta e vissuta in abbondanza. Nel bene e nel male. Gesù ci dice che con lui sarà in abbondanza perché in Lui è la vita stessa fin dal principio. L’apostolo Pietro ci dice: “…salvatevi da questa generazione perversa!” (dagli Atti degli Apostoli)

Era così allora la sua generazione, è così la nostra, oggi, in questo mondo sempre più imbarbarito. C’è abbondanza anche nel male. E l’attuale generazione ha proprio perso il senso più vero della vita, sostituendolo con il principio dell’autodeterminazione innalzata a diritto. E’ così che si inserisce nelle Costituzioni (vedi Francia ed ora anche Spagna) il diritto all’aborto. Orrendo delitto in sé, per l’uccisione deliberata ed impunita di un essere umano, per di più incapace di difendersi, oltre che pratica delineante ogni altra sopraffazione nei confronti dei più deboli, dei malati, dei vecchi.
Quando si è soli con sé stessi maturano questi pensieri, ma solo chi non gioca ha paura, perché è meglio vivere senza paura che morire con vergogna. E’ il preludio alla lotta, una lotta che non è fine a sé stessa, ma aperta al bene, perché ancora Pietro ci dice: “…se facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito a Dio.” (dalla prima Lettera di Pietro)
E’ un preavviso: guardate che ciò comporta il martirio, comporta la riduzione a minoranza, a persecuzione, che solo con la fede in Gesù Cristo potrete resistere ed ottenere qualche risultato. Bisogna rivestirsi di umiltà, anche perché “la superbia è il più terribile mal di capo.” (San Luigi Orione) E’ solo così che possiamo farci guidare, come spiega il salmo: “…anche se vado per una valle oscura non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.” (dal Salmo 22)
Siamo immersi in quella valle oscura. Ognuno la identifica in base alla propria sensibilità, alla propria propensione. Lo scrittore Cesare Pavese, per esempio, la vedeva così: “sei la camera buia, cui si ripensa sempre, come al cortile amico, dove s’apriva l’alba.” Nella sua tormentata vita evidentemente c’erano spiragli di luce, anche se poi cedette al nulla. Cercò di lottare, ma non prese con sé il bastone ed il vincastro che il Signore ci porge per difenderci dal male e per trovare in Lui la guida per il giusto cammino della vita. Soprattutto ci serve il vincastro perché è il bastone del pastore, di chi si prende cura dei propri fratelli nella fede. Vero è che non tutti i “pastori entrano nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi salgono da un’altra parte”, in tal caso sono “ladri o briganti”. E’ uno dei passaggi del Vangelo d’oggi, e lo dice chiaramente Gesù, e dice anche: “…il ladro non viene se non per rubare, uccidere, distruggere: io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
L’attenta lettura di questo capitolo 10 del Vangelo di Giovanni può portare a riflessioni sulla conduzione dei pastori d’oggi nella Chiesa di Gesù, ma il mandato apostolico non si discute, perciò è bene guardare a quella abbondanza di cui assicura Gesù stesso. C’è, infatti, un’abbondanza che va oltre i nostri personali confini, fatta da gente, da associazioni, da gruppi, da congregazioni, da testimonianze che non lasciano dubbi circa i miracoli che ogni giorno arricchiscono la nostra vita. Mi esplode, perciò, dentro al cuore, là nel silenzio del bosco come nel silenzio di una chiesa, la gioia di vivere.
At 2,14a.36-41  /  Sal 22(23)  /  1Pt 2,20b-25  /  Gv 10,1-10
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