XVI DOMENICA del T.O. anno A

Il granaio del cielo

C’è chi continua a seminare zizzania, impedendo i raccolti.
Ascoltiamo Gesù, non servono armi speciali,
 basta far vivere in noi la grazia del Battesimo.

 

Sono di quella generazione che ha vissuto il tempo della mietitura, là nelle campagne del mio paese, quando nei campi dorati si andava con i carretti trainati dai cavalloni o dai buoi. Si caricavano le fascine di grano e sull’aia era uno spettacolo vedere la mietitrebbia funzionare con tutte quelle cinghie e quegli ingranaggi per separare il grano dagli steli e dalle erbe infestanti. Chissà, ci sarà stata anche la zizzania, ma io non ne avevo idea, ero solo incantato da rumore di quella macchina, dalla polvere, dal sudore che grondava, da quelle braccia che scaricavano, caricavano, insaccavano e portavano nei granai.
Ecco, il vangelo di questa domenica mi riporta, con la memoria, a quelle immagini, pur sapendo bene che, oggi, questa parabola ha ben altro significato: “…raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.” (dal Vangelo secondo Matteo)
So bene che quei fasci di erba rappresentano i frutti del male, seminato di nascosto dal demonio, mentre i sacchi di grano garantiscono il riconoscimento del bene fatto durante la vita, motivo per cui diventano il lasciapassare per i granai di Dio, il paradiso. E’ una parabola, in effetti, facile da spiegare, ho voluto introdurla con i miei ricordi perché il passato sta nel presente in quanto l’uomo ha consapevolezza del passato e ha consapevolezza del presente, ovvero perché l’uomo ha consapevolezza del tempo che scorre. Certo, affidandosi a: “…colui che scruta i cuori e sa cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.” (dalla Lettera di San Paolo ai Romani) Partendo dal presupposto che come credenti siamo santi, così erano indicati i primi cristiani, siamo chiamati in causa perché su ciascuno di noi vi è, fin dal principio, un disegno, un progetto. Disattenderlo, non interessarsene, ritenere di non essere all’altezza è rifiutare la provvidenza di Dio.
Ci possono essere delle difficoltà nel riuscire a districarsi fra le lusinghe del mondo, ma non bisogna demordere.
“Gli ostacoli che trovi lungo il cammino sono fatti per essere battuti, non per abbattersi.” (Beato Luigi Novarese) E se anche si dovesse cadere nel peccato, c’è la possibilità di riscattarsi perché: “…hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.” (dal Libro della Sapienza)
E’ la concessione della grazia cui possiamo accedere attraverso la Confessione, nulla viene lasciato al caso. Con quella speranza nel cuore, ci dice San Paciano: “tenete ben stretto quello che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare.”
L’esortazione di questo santo Vescovo, seppure antica, è quanto mai attuale ed opportuna in quanto ci sollecita alle responsabilità che abbiamo nei confronti della salvezza, in primis per noi stessi, e conseguentemente per il mondo intero. Ecco perché il salmista può affermare che: “…tutte le genti che hai creato verranno e si prostreranno davanti a te, Signore, per dare gloria al tuo nome.” (dal Salmo 85)
Parole del passato che, purtroppo, non trovano ancora corrispondenza nel presente: le genti, i popoli, troppi, sono lontani dal convertirsi, dal riconoscere la mano di Dio nella creazione e dei suoi relativi diritti, nonostante la Redenzione portata da Gesù Cristo e consegnata alla sua Santa Chiesa per darne compimento nella storia dell’umanità. C’è, infatti, chi continua, nel buio delle tenebre, a seminare zizzania, impedendo raccolti e sradicando campi di ogni dimensione e buona terra. Lo sappiamo bene, lo vediamo con i nostri occhi dai magri raccolti che negli ultimi anni si riesce a salvare. Ascoltiamo, perciò, i consigli di Gesù, non occorrono armi speciali per convincere questo mondo, basta far vivere in noi la grazia del Battesimo, è il nostro sacco di frumento per il granaio del cielo. Solo così il mondo potrà cambiare, per dare, finalmente e definitivamente, gloria al nome del Signore.
Sap 12,13.16-19  /  Sal 85(86)  /  Rm 8,26-27  /  Mt 13,24-43
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