Il granaio del
cielo
C’è chi continua a seminare
zizzania, impedendo i raccolti.
Ascoltiamo Gesù, non servono
armi speciali,
basta far vivere in noi la grazia del
Battesimo.
Sono di quella generazione che ha
vissuto il tempo della mietitura, là nelle campagne del mio paese, quando nei
campi dorati si andava con i carretti trainati dai cavalloni o dai buoi. Si
caricavano le fascine di grano e sull’aia era uno spettacolo vedere la
mietitrebbia funzionare con tutte quelle cinghie e quegli ingranaggi per
separare il grano dagli steli e dalle erbe infestanti. Chissà, ci sarà stata
anche la zizzania, ma io non ne avevo idea, ero solo incantato da rumore di quella
macchina, dalla polvere, dal sudore che grondava, da quelle braccia che
scaricavano, caricavano, insaccavano e portavano nei granai.
Ecco, il vangelo di questa
domenica mi riporta, con la memoria, a quelle immagini, pur sapendo bene che,
oggi, questa parabola ha ben altro significato: “…raccogliete prima la zizzania
e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio.”
(dal Vangelo secondo Matteo)
So bene che quei fasci di erba
rappresentano i frutti del male, seminato di nascosto dal demonio, mentre i
sacchi di grano garantiscono il riconoscimento del bene fatto durante la vita,
motivo per cui diventano il lasciapassare per i granai di Dio, il paradiso. E’
una parabola, in effetti, facile da spiegare, ho voluto introdurla con i miei
ricordi perché il passato sta nel presente in quanto l’uomo ha consapevolezza
del passato e ha consapevolezza del presente, ovvero perché l’uomo ha
consapevolezza del tempo che scorre. Certo, affidandosi a: “…colui che scruta i
cuori e sa cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo
i disegni di Dio.” (dalla Lettera di San Paolo ai Romani) Partendo dal presupposto che come
credenti siamo santi, così erano indicati i primi cristiani, siamo chiamati in
causa perché su ciascuno di noi vi è, fin dal principio, un disegno, un
progetto. Disattenderlo, non interessarsene, ritenere di non essere all’altezza
è rifiutare la provvidenza di Dio.
Ci possono essere delle difficoltà nel riuscire a districarsi fra le lusinghe del mondo, ma non bisogna demordere.
Ci possono essere delle difficoltà nel riuscire a districarsi fra le lusinghe del mondo, ma non bisogna demordere.
“Gli ostacoli che trovi lungo il
cammino sono fatti per essere battuti, non per abbattersi.” (Beato Luigi
Novarese) E se anche si dovesse cadere nel peccato, c’è la possibilità di
riscattarsi perché: “…hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i
peccati, tu concedi il pentimento.” (dal Libro della Sapienza)
E’ la concessione della grazia
cui possiamo accedere attraverso la Confessione, nulla viene lasciato al caso.
Con quella speranza nel cuore, ci dice San Paciano: “tenete ben stretto quello
che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare.”
L’esortazione di questo santo
Vescovo, seppure antica, è quanto mai attuale ed opportuna in quanto ci
sollecita alle responsabilità che abbiamo nei confronti della salvezza, in
primis per noi stessi, e conseguentemente per il mondo intero. Ecco perché il
salmista può affermare che: “…tutte le genti che hai creato verranno e si
prostreranno davanti a te, Signore, per dare gloria al tuo nome.” (dal Salmo
85)
Parole del passato che,
purtroppo, non trovano ancora corrispondenza nel presente: le genti, i popoli,
troppi, sono lontani dal convertirsi, dal riconoscere la mano di Dio nella
creazione e dei suoi relativi diritti, nonostante la Redenzione portata da Gesù
Cristo e consegnata alla sua Santa Chiesa per darne compimento nella storia
dell’umanità. C’è, infatti, chi continua, nel buio delle tenebre, a seminare
zizzania, impedendo raccolti e sradicando campi di ogni dimensione e buona
terra. Lo sappiamo bene, lo vediamo con i nostri occhi dai magri raccolti che
negli ultimi anni si riesce a salvare. Ascoltiamo, perciò, i consigli di Gesù,
non occorrono armi speciali per convincere questo mondo, basta far vivere in
noi la grazia del Battesimo, è il nostro sacco di frumento per il granaio del
cielo. Solo così il mondo potrà cambiare, per dare, finalmente e
definitivamente, gloria al nome del Signore.
Sap 12,13.16-19 / Sal
85(86) /
Rm 8,26-27 / Mt 13,24-43
digiemme
