IL MANDATO

 Ascensione del Signore anno A
Il mandato
Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
 Andate dunque e fate discepoli
 

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Non voglio attenermi alla cronologia, perciò ipotizzo che la sostituzione di Giuda con Mattia nel gruppo degli apostoli avvenga prima dell’Ascensione del Signore. Mattia era uno dei discepoli di Gesù fin dai
tempi del suo Battesimo al Giordano. Eppure, viene annoverato fra i “dodici” per pura buona sorte nei confronti dell’altro candidato. Mi piace pensare a questo punto, e lo si può anche dire, “che prima che fossero gettate le sorti, anzi prima che il mondo fosse, lo Spirito Santo era su di lui.” (San Lorenzo Giustiniani)
E’ così che il mandato a tutta la Chiesa (i dodici apostoli) riesce ad essere universale: “…andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.” (dal Vangelo secondo Matteo)

E’, quindi, un mandato che va esteso a tutti i battezzati, a tutti coloro che si mettono alla sequela di Gesù, in forza dello Spirito Santo inviato e ricevuto come Grazia. Questo perché ciascuno di noi, prima che il mondo fosse, è soggetto attivo di quella Grazia. Poi, in libera scelta, la si può anche rifiutare, come avviene da che mondo è mondo, fuori e dentro la stessa Chiesa. Comunque, parto dal presupposto che chi continua a seguire, in qualche modo, la vita della Chiesa, sia il primo destinatario dell’esortazione che leggiamo nella seconda lettura: “…illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati.” (dalla Lettera di San Paolo apostolo agli Efesini)
Occorre, di certo, un cuore puro per cogliere il senso di quella speranza. Si dovrebbe essere interiormente puri e buoni per vedere ogni cosa senza velo e comprenderla pienamente. Tenerci, però, lontani dalle tentazioni che ci vengono continuamente ed assiduamente propinate non è facile. Siamo assaliti, bombardati da messaggi fuorvianti, da condizionamenti alimentati da politiche permissive, da una perdita di valori che snatura ogni tipo di rapporto all’interno della famiglia.
E’ su questo terreno che s’innestano proposte di legge come quella che vuole sdoganare anche in Italia il suicidio assistito, l’eutanasia di chi non è più utile ad una società che non riconosce più il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale.
Che tristezza, che tempi sprecati, mentre avremmo invece bisogno di gioia, di vera gioia che, almeno noi cristiani, dovremmo esprimere anche nella liturgia.
Il salmista ci spiega come: “...cantate inni a Dio, cantate inni, cantate inni al nostro Re, cantate inni.” (dal Salmo).
Cantare è pregare, con il canto si prega due volte, scriveva Sant’Agostino.
Diceva anche che la preghiera non è altro che un desiderio del cuore. Purché sia un cuore puro, così che il desiderio diverrà continuo e di conseguenza anche la preghiera. Ed è una cosa buona e giusta per cercare di capire in che modo corrispondere a quel mandato. Logica vorrebbe, da parte nostra, una semplice disponibilità, senza fissare tempi e modi, anche perché: “…non spetta a voi conoscere tempi e momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo.” (dagli Atti degli Apostoli)
Detto dal Signore, poco prima dell’Ascensione al Cielo, è una garanzia che nonostante le nostre incapacità, i nostri limiti, la Grazia dello Spirito Santo opera comunque. Noi siamo, appunto, esseri limitati, ma con lo Spirito diveniamo illimitati, rinati per la gioia, come pure per la sofferenza. Ma non dobbiamo preoccuparci più di tanto per la sofferenza perché è attraverso di essa che afferriamo pienamente la gioia di essere discepoli di Cristo Gesù. D’altra parte, è Lui stesso che ci dice: “…ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Tutti i giorni, ma ci rendiamo conto? Abbiamo il mandato e Lui è al nostro fianco.

At 1,1-11  /  Sal 46(47)  /  Ef 1,17-23  /  Mt 28,16-20
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