Quinta Domenica di Pasqua anno A
PIETRE VIVE
Chi crede in
me, anch’egli compirà le opere
che io compio e ne compirà di più grandi
Una strofa della Canzone di San
Damiano dice che “una pietra dopo l’altra alto arriverai”. Mi soffermo su
questo canto anche per ricordarmi dell’ottavo centenario della morte di San
Francesco. Nello spirito del “poverello” quelle pietre dovevano servire per
ricostruire la “casa” di Dio, oltre che a rimettere in sesto la diroccata
chiesetta di San Damiano. Ora è uno splendido complesso conventuale che
racconta la storia francescana, la sua nascita ed è meta indiscussa di chi
vuole andare alla fonte della religiosità di Francesco e di Chiara. In loro
possiamo, inoltre, scorgere proprio quanto scrive l’apostolo Pietro: “…quali
pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale.” (prima Lettera
di San Pietro Apostolo)
Chi più di loro ha contribuito a
costruire l’edificio spirituale che è la Chiesa? Sono un esempio per noi che ci
fa capire, in forza del Battesimo che abbiamo ricevuto, come anche noi possiamo
essere parte di quell’edificio, purché cerchiamo di essere pietre vive.
Cominciando con la preghiera, perché “c’è un fatto che dimostra più di ogni
altro il dovere della preghiera: che il Signore stesso ha pregato.”
(Tertulliano)
Certo, occorre anche l’operosità,
ma è con la preghiera che si trovano le soluzioni, come viene attestato agli
albori delle prime comunità cristiane a Gerusalemme: “…cercate fra voi sette
uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali
affideremo questo incarico.” (dagli Atti degli Apostoli)
C’era la necessità di far fronte
ai bisogni della gente, nelle mense e nella cura dei più deboli della comunità
ed ecco dalla preghiera e dal consiglio si scopre il significato più profondo
della diaconia.
Gesù, primo diacono, che con la
lavanda dei piedi nel Cenacolo aveva indicato come rendere esplicito il
servizio ai fratelli, diviene il modello per coloro che sono chiamati al
servizio, ad esempio i nostri diaconi d’oggi che, sempre più spesso vediamo
impegnati nelle comunità parrocchiali e negli uffici diocesani. Anche loro
pietre vive. Hanno compiti sempre più stringenti, legati alle emergenze che
assediano la società e la Chiesa stessa. Occorre loro tanta rettitudine e
sapienza per rapportarsi alla prassi che il salmista chiarisce, perché: “…Egli
ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.” (dal
Salmo n,32)
Tutto il creato è pregno
dell’amore di Dio, non può essere che così, ma l’uomo ha il potere di
rifiutarlo, di negarlo, di combatterlo. Perciò la giustizia e il diritto sono decisivi
per verificare fino a che punto può spingersi la disobbedienza alla legge di
Dio. Purtroppo, lo tocchiamo con mano, i peccati del nostro tempo annientano
ogni giustizia ed ogni diritto. Ci resta una sola strada: “pentiamoci e
passiamo dall’ignoranza alla conoscenza, dall’imprudenza alla prudenza, dall’ingiustizia
alla giustizia, dall’empietà a Dio.” (San Clemente d’Alessandria)
Dopo il pentimento, dopo la
conversione tutto può cambiare dentro di noi, dentro la Chiesa, nella comunità,
nella società perché, dice Gesù Cristo: “…chi crede in me, anch’egli compirà le
opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al
Padre.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Gesù va al Padre, ma non ci
abbandona perché in forza della fede in lui, dice, potremo fare cose grandiose.
Nei limiti, ovvio, delle nostre possibilità. Dio, infatti distribuisce i doni e
i talenti secondo i disegni che ha su di noi. A ciascuno nella misura che giova
per il bene proprio e per gli altri. E’ così che anche noi diveniamo poco per
volta pietre vive. E’ una responsabilità mica da poco, ma la bellezza di essere
parte integrante dell’edificio spirituale che è la Chiesa di nostro Signore
Gesù Cristo, è il dono più grande che Dio Padre ci dà.
At 6,1-7 / Sal
32(33) /
1Pt 2,4-9 / Gv 14,1-12digiemme
