La dimensione
trinitaria
Chi crede
nel Figlio di Dio non è condannato;
ma chi non
crede è già stato condannato,
perché non
ha creduto.
Probabilmente la
crisi che avvolge la Chiesa nel suo complesso va oltre i demeriti degli alti
prelati chiamati alla guida del suo “popolo” in cammino.
Però, se si annullano
processioni, come quella del Corpus Domini a Milano, spostandola all’interno
delle navate del suo Duomo, allora vuole dire che non si ritiene più necessario
parlare della dimensione trinitaria al mondo.L’autore dell’Esodo, era più
fiducioso se pregava così: “…che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un
popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’
di noi la tua eredità.” (dal Libro dell’Esodo)
Vero è che una processione per le
strade del paese o della città comporta sempre delle criticità, ma è un fatto
che testimonia la propria identità e, nel caso della processione del Corpus
Domini, proprio come dice la Parola: il Signore cammina in mezzo a noi. E noi
vogliamo dimostrarlo al mondo, portando in alto il Santissimo. Per chi crede,
per chi ha fede ci si commuove all’incedere del sacro per le vie del proprio
paese, della propria città, per gli altri, invece, è un guardare ad un simbolo.
Sappiamo bene, però, che il simbolo non nega il reale, ma rimanda ad un
significato più grande.
Il simbolo rimanda al Mistero. Non
è comprensibile rinunciare ad una visibilità, ad una testimonianza. Vale per il
mondo, vale anche per noi quel Mistero che ci immerge nella dimensione
trinitaria del nostro Dio. Che ci è Padre perché ha voluto donarci la vita per
Amore, che è Figlio perché ci fa coeredi di quell’Amore, che è Spirito Santo
perché ci spiega come affrontare la vita per guadagnarci la salvezza eterna,
riscattata con la morte in croce di Gesù Cristo.
Per questo non possiamo che
aggiungerci al salmista e dire: “…benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri
nostri.” (dal Salmo in Daniele profeta)
Ancora meglio potremmo esprimere
questa meraviglia con le parole di Sant’Anselmo quando dice: “ti prego, o Dio,
fa che ti conosca e ti ami per godere di te”.
Conoscere il Mistero, non è nelle
nostre corde, se non attraverso la Grazia che ci viene riversata in misura
costante e continuativa, fino all’ultimo istante della nostra vita. In questa
logica, ogni ipotesi di suicidio, peggio se assistito e pubblico, è un rifiuto
della Provvidenza che passa anche attraverso la corresponsabilità dei fedeli,
così come scrive l’apostolo: “…fratelli, siate gioiosi, tendete alla
perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti.” (dalla
seconda Lettera di San Paolo ai Corinti)
Questo comporta che dobbiamo
andare a fronte alta, alla luce del giorno, migliorarci giorno dopo giorno,
perché “figli della vera luce” e come tali “fuggite la faziosità e le dottrine
perverse”. (Sant’Ignazio di Antiochia)
Tenendo presente che la
perversione è oggi all’ordine del giorno e che non conosce limiti, e verrà
ostentata e permessa, purtroppo, in tutto il mese di giugno per le strade di
paesi e città, ecco che la testimonianza diventa sempre più fondamentale. Lo si
può fare anche partecipando alla Marcia per la Vita che si terrà a Roma il 13
giugno. Dobbiamo e possiamo essere vincenti perché: “…Dio ha tanto amato il
mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada
perduto, ma abbia la vita eterna.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Il mondo non capirà? Non importa,
se appena, appena anche solo una persona guarderà a Cristo con uno sguardo
diverso e non si perderà, allora avremo fatto la nostra parte. Certo, occorre
tendere alla perfezione, oppure, come scriveva Santa Maria Maddalena dè Pazzi, “bisogna
avere invidia della terra del Calvario bagnata e inzuppata dal sangue di Cristo”,
il Figlio che il Padre ci ha dato, il Figlio che nel momento della morte emise
lo Spirito su tutti noi. Siamo anche noi di dura cervice, però a differenza di
quel popolo eletto, abbiamo la Grazia di essere pienamente inseriti nella
dimensione trinitaria.
Es 34,4b-6.8-9 / Dn 3,52-56 /
2Cor 13,11-13 / Gv 3,16-18
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