La grande tenerezza
Nulla vi è
di nascosto che non sarà svelato
né di segreto che non sarà conosciuto.
STAMPA
Chi ha un profilo facebook scopre
di avere tanti amici, ed altri ancora chiedono l’amicizia. E’ sicuramente una
bella cosa, salvo poi accorgersi che alcuni dei tuoi amici, proprio amici non
sono. Su alcune cose la pensano in modo completamente diverso da te e ne rimani
stupito, non te l’aspettavi. Però, ci sta! L’importante è non perdere certi
valori come il rispetto, la coerenza, la sincerità, la lealtà nel rapportarsi.
Succede, invece, che cessano i contatti, si scade in commenti offensivi e
s’invita a togliersi dal profilo. L’amicizia, quella che si pensava vera, si
sbiadisce e ci si trova come in un tradimento, quasi come se: “…tutti i miei amici aspettavano la mia
caduta.” (dal Libro del profeta Geremia)
La battaglia per noi cristiani sta tutta qui: trovarsi circondati, indeboliti ed annaspare per trovare la forza di resistere. Ecco, resistere e decidersi una volta per tutte di “non servire più ad un signore che può morire” (San Francesco Borgia)
E’ una decisione che possiamo tranquillamente prendere perché: “…la grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti.” (dalla Lettera di San Paolo apostolo ai Romani)
Un’ abbondanza che non è mai venuta meno nei secoli e non cesserà mai perché viene dai Sacramenti che solo la Chiesa può amministrare. Guai a chi cessa di praticarli nel modo voluto da nostro Signore, perché vuole dire disperdere il Suo Amore. Quell’amore che “non causa al di là di sé stesso e non cerca nessun frutto: è esso stesso suo frutto e suo godimento.” (San Bernardo di Chiaravalle)
E’ in questo amore che dobbiamo rapportarci con gli altri perché: “…chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Ecco perché non possiamo esimerci dal presentare la nostra fede in Gesù Cristo anche su facebook, anche se questo costa lo stroncamento di amicizie, vecchie o nuove che siano. Dobbiamo essere, infatti, coscienti che “è poco e di breve durata tutto ciò che passa con il tempo. Compi i doveri del tuo stato, lavora fedelmente nella mia vigna: io sarò la tua ricompensa. Scrivi, leggi, canta, sospira, taci, prega, sopporta virilmente le avversità: di tutte codeste e altre maggiori battaglie è ben degna la vita eterna.”(Imitazione di Cristo, cap.47)
D’altra parte, mi consola un’ulteriore considerazione che viene dalla preghiera interiore, più o meno come quella del salmista quando scrive:“…rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore; volgiti a me nella tua grande tenerezza.” (dal Salmo 68)
Un sorriso si allarga sul mio viso quando sento parlare di tenerezza con riferimento ad un Dio, e mi sta bene perché “un sorriso può aggiungere un filo alla trama brevissima della vita.” (Laurence Sterne). Oltretutto, la tenerezza rimanda alla figura della madre, perché è in essa che si vive la tenerezza della quiete.
E’ così per il bimbo che cresce nella sua pancia. Lo è anche fra le sue braccia: questa mattina al bar, bisognava vedere come quell’esserino era attaccato al petto di sua mamma.
Victor Hugo, il famoso scrittore francese, afferma che “le braccia di una madre sono fatte di tenerezza e i bambini vi dormono profondamente.” Quel dormire è l’affidarsi a Dio, nella sua grande tenerezza. Vale per ciascuno di noi, a Lui possiamo andare, nella quiete, proprio a motivo di quelle braccia conosciute: quelle della nostra mamma.
Ger 20,10-13 / Sal 68(69) / Rm 5,12-15 / Mt 10,26-33
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