XXII DOMENICA del T.O. anno A

La Vita e la Croce
 Se qualcuno vuole venire dietro a me,
rinneghi se stesso, prenda
 la sua croce
e mi segua
 

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Proprio pochi giorni fa, mi è capitato di vedere un presepe, dove sopra la grotta della natività, l’autore ha realizzato l’insieme scenico della crocifissione. Un accostamento simbolico che invita alla riflessione circa l’Incarnazione del Figlio di Dio, già proiettata verso quella croce che attendeva Gesù Cristo quale scelta cruenta per la nostra salvezza eterna. Una scelta voluta e preparata nel corso di una vita, seppur breve, che Gesù ha voluto conformare a quella di un qualsiasi uomo, tranne che nel peccato. Per questo può permettersi, ad un certo punto, di dire:“…se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Giusto per farci capire che anche noi abbiamo la nostra croce ad attenderci. Non sappiamo quando, prima o poi, dovremo caricarcela sulle spalle, ma di certo non potremo evitarlo. I casi della vita sono molteplici e possono capitarci in ogni momento: lutti, malattie, solitudine, abbandono, disoccupazione, disperazioni e chi più ne ha, più ne metta.
Il come affrontare queste situazioni testerà il modo con cui sapremo caricarci della nostra croce. Se avverrà, guardando all’esempio di Gesù, allora potremo davvero sentirci suoi discepoli. D’altra parte “a nessun malato viene mai rifiutata la vittoria della croce e non c’è nessuno che non trovi aiuto nella preghiera di Cristo: se essa ha giovato ai suoi numerosi carnefici, quanto più aiuterà coloro che si rivolgono a lui.” (San Leone Magno)
Vero è che oggi ammalarsi è un rischio, vista la premura con cui si sta legiferando circa il suicidio assistito, l’eutanasia tanto per intenderci. La società post-moderna sta andando verso questa china e questa corsa sembra inarrestabile. Chi cerca di opporsi, ben che vada, ha qualche piccola concessione, come l’obiezione di coscienza da parte di quei sanitari ancora fedeli al loro giuramento, ma non basta, tanto più che il cercare di arginare con la testimonianza della fede, diventa ulteriore aggravio di quella croce di cui dobbiamo farci carico: ”…così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno tutto il giorno.” (dal Libro del profeta Geremia)
Così le derisioni sono scontate, così la Chiesa di Gesù Cristo diventa sempre più ininfluente.
Se questa non è sofferenza, soprattutto per la condizione in cui versa questa nostra Chiesa, cos’altro può paragonarsi ad una croce?
E’  una vita che diventa dura da accettare, anche perché vorremmo davvero “alla sera andare a letto come al confessionale, cioè senza aver fatto prima un buon esame di coscienza.”  (San Francesco di Sales).
Capace di saper corrispondere all’esortazione di San Paolo: “…non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (dalla Lettera ai Romani)
Purtroppo, il mondo, questo nostro mondo è in grado di manipolare le menti e i cuori come mai in passato. Le comunicazioni di massa sono incontrastabili e nulla, o poco più, possiamo fare per restarne fuori, se non nella preghiera, dove:“…dall’aurora, Signore, io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera di te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua.” (dal Salmo 62)
Ben si addicono queste agostiniane espressioni, quasi un disperato grido di aiuto. Siamo stati chiamati alla vita fin dal “principio”, quell’aurora di cui parla il salmo, e a quel primo impulso del nostro tempo dobbiamo sempre ritornare per capire la portata e l’importanza della nostra vita. Che può essere caricata dalla croce, ma, se portata nella sequela di Gesù, diventerà un giogo dolce e un carico leggero.
Ger 20,7-9  /  Sal 62(63)  /  Rm 12,1-2  /  Mt 16,21-27
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