CORPO e SANGUE di
Cristo anno A
Un solo Corpo
Chi mangia
la mia carne e beve il mio sangue
rimane in me
e io in lui
Davvero siamo un solo corpo, così
come scrive San Paolo? In molti crediamo in Gesù Cristo, ma ciascuno si forma
una sua idea e va per la sua strada, cioè non sta alla sequela di Gesù, non si
lascia guidare dallo Spirito e guarda al Padre come ad un lontano vegliardo. La
Chiesa ne soffre, ne soffriamo tutti perché non sappiamo proteggerla.
D’altronde se non sappiamo
proteggere il corpo sofferente del malato, del vecchio, se accettiamo che i più
giovani si perdano fra sballi e droghe, che deturpano il loro corpo, che lo
svendono, che siano visti solo come carne da macello per guerre imposte dai
potenti, allora quel corpo è ancora da ripensare, da recuperare.
Come? Il mezzo è sempre uno, e
uno solo: il pane del banchetto eucaristico, ribadendo che: “…poiché vi è un
solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo
all’unico pane.” (dalla prima Lettera ai Corinti di San Paolo Apostolo)
Avviene qualcosa di incredibile: il Dio in cui crediamo ci chiede di adorarlo e, nello stesso tempo, si offre di stare intimamente con noi. Diventiamo un solo corpo con Lui. Ma ne siamo degni? San Francesco pensava che: “se è tanto onorata la Vergine Maria perché portò Gesù nel suo seno santissimo, quanto non deve essere santo e giusto e degno di Lui, chi può toccarlo con le sue mani, prenderlo nel cuore e nella bocca od offrirlo ad altri perché lo ricevano?” E’ qualcosa di indicibile! Per questo alle Sante Messe, al momento della Comunione, non si dovrebbero vedere file di fedeli abbigliate come ad una gita, bensì gente capace di inginocchiarsi, in raccoglimento, per accogliere umilmente il vero Corpo di Gesù.
Costi il tempo che costi, non è mai troppo, perché la consacrazione è il nucleo centrale di tutta la liturgia.
E’ lì che davvero possiamo deporre tutte le nostre fatiche della settimana, le nostre speranze, le nostre preghiere. Anche il salmista ci viene in aiuto quando scrive:“…celebra il Signore perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.” (dal Salmo 147)
Davvero ci aiuta, ci sostiene, ci protegge il Signore, a maggior ragione che è in noi, purché lo riceviamo in grazia e purezza. Non abbiamo bisogno di spade e di scudi, lasciamole a Lui ed ogni “battaglia” sarà vinta. Però, noi dobbiamo metterci la faccia, anche le braccia, per testimoniare le opere buone di Dio. In questa logica, benché siamo in molti, ci muoveremo all’unisono. L’importante è: “…non dimenticare il Signore, tuo Dio che ti ha fatto uscire” (dal Libro del Deuteronomio)
Ha fatto uscire gli ebrei dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile, e questo prenderci per mano vale ancora oggi per noi: ci fa uscire dalla logica del mondo, dalla condizione servile che, forse inconsciamente subiamo. Per i più attenti è, comunque, una lotta continua: al mattino ci si deve dare pensiero sulle cose da fare, alla sera si esaminano le cose fatte e ci si accorge di non essere stati all’altezza. Ma, sapere di non essere soli, sapere di essere un solo corpo ci fa capire che per noi la manna è quel pane che portiamo all’altare, l’acqua dalla roccia è per noi il vino che mettiamo nel calice. Con questo pane, vera Carne, e questa bevanda, vero Sangue, possiamo anche noi diventare un solo corpo, per il bene nostro e della sua santa Chiesa.
Dt 8,2-3.14b-16a / Sal 147 / 1Cor 10,16-17 / Gv 6,51-58
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