XIII DOMENICA del T.O. anno A

La ricompensa

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca
ad uno di questi piccoli perché è un discepolo,
in verità io vi dico:
non perderà la sua ricompensa.

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In questi giorni di caldo torrido, asfissiante, l’idea di offrire anche solo un bicchiere d’acqua è simbolicamente più eloquente di quanto si possa immaginare: “…chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa.”(dal Vangelo secondo Matteo)
Questo gesto evangelico cui sono tenuti, soprattutto, i discepoli di Gesù, è entrato nella consuetudine tipicamente cristiana: vi si coglie sicuramente il senso dell’accoglienza; significativo è il fatto che sui Cammini della cristianità, ai cancelli, alle porte che danno sui sentieri ci siano bottiglie d’acqua fresca come segno di condivisione; e che dire se nell’andare per la questua, come facevano un tempo i frati, seppur nella miseria, quanto meno non veniva mai negato un bicchiere d’acqua, giusto per riprendere con vigore il giro della carità. Questi sono gli standards di chi è discepolo del Signore.

Altri esempi si potrebbero portare ma Gesù ci conosce fino al fondo della nostra anima, perciò ogni tentativo di imbrogliare le carte con Lui non funziona. Perché il riferimento “…ad uno di questi piccoli”, fa chiaramente intendere che la generosità ha un significato del tutto particolare se rivolta verso chi non può, in ogni caso, corrispondere con future contropartite. Perciò la ricompensa sarà un di più di quanto si possa immaginare. Come avvenne per la Sunemita che per le attenzioni nei confronti del Profeta Eliseo, ricevette il dono di un figlio: “…l’anno prossimo, in questa stessa stagione, tu stringerai un figlio fra le tue braccia” (dal Secondo Libro dei Re)
Ecco, la sua ricompensa fu la sperimentazione della maternità, il dono della vita che passa attraverso l’unione sponsale fra un uomo ed una donna.
Sembra una cosa scontata, tutto rose e fiori, ma non è così: la vita va accolta, va custodita, va protetta fino all’ultimo istante, in una logica circolare così che non ci sia né inizio né fine nella forma, ma che essa dia, invece, l’idea di un insieme armonioso, quello appunto della vita.
Lo si può ben capire con il prosieguo della vita di questa mamma e di suo figlio, quando il profeta fu “costretto” ad intervenire per fare tornare in vita il figlio che improvvisamente era morto.
Fra di noi non ci sono profeti, “uomini di Dio”, ma dei buoni cristiani sì: quando aiutano una mamma a portare avanti una gravidanza difficile, a farle capire l’immenso dono che sta in lei, quando insieme riescono a portare alla luce il bambino. Che grande compito, ma anche per una sola vita salvata (il famoso bicchiere d’acqua) avranno sicuramente la loro ricompensa.
Speriamo davvero che quella ricompensa possa evolversi in un popolo per la vita, così come suggerisce il salmista: “…beato il popolo che ti sa acclamare, camminerà, Signore, alla luce del tuo volto.” (dal Salmo 88)
Un popolo che ha una meta ben precisa, che non si lascia irretire dal linguaggio del mondo, dalle sue leggi di morte, perché “una cosa morta può andare con la corrente, ma solo una cosa viva può andarvi contro.” (Chesterton)
Un popolo vivente, come specifica l’Apostolo delle genti: “…così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.” (dalla Lettera ai Romani)
Tornando al discorso della ricompensa, il tutto ci è più chiaro citando un pensiero di San Fulgenzo di Ruspe: “mentre l’avaro s’impoverisce di tutto quanto si appropria, l’uomo che paga il suo debito d’amore, s’arricchisce di quanto dona”.
Pure se questo dono fosse, anche, solo un bicchiere d’acqua.
2Re 4,8-11.14-16  /  Sal 88  /  Rm 6,3-4.8-11  /  Mt 10,37-42
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