XXVIIIa Domenica T.O. Anno C

             La FEDE dello STRANIERO

nessuno è tornato a ringraziare?solo questo straniero?
.......siamo tutti come quei dieci lebbrosi, coperti da peccati innominabili, gratificati, però, dalla possibilità di salvezza con il perdono di Gesù nella Confessione che riconcilia. Quando ci allontaniamo dall’incontro in quel confessionale siamo come loro, ma quanti di noi cessano di essere “stranieri”?“… non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero? Egli disse: “alzati e vai; la tua fede ti ha salvato.” (dal Vangelo secondo Luca)

XXVIIa Domenica T.O.Anno C

L’INQUILINO NASCOSTO


Fin da bambino, quando partecipavo ad una festa per il Battesimo di qualche neonato, figlio di amici di famiglia o parenti, sentivo commenti che sottolineavano l’importanza del Battesimo per quel piccolo. Anche se, in realtà, i suoi famigliari erano, forse, solo credenti non osservanti. Poi, con il catechismo che mi portava alla Santa Comunione prima e alla Cresima successivamente, cominciai ad intuire che il tutto era giustificato, per quei famigliari e anche per me, da una inconscia consapevolezza che tutti questi sacramentali garantivano, e garantiscono, la presenza di quel dono inestimabile di cui parla San Paolo: “… prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.” (dalla seconda lettera a Timoteo)
Ecco chi abbiamo come inquilino in noi, lo Spirito Santo, non male!

XXVIa Domenica T.O. Anno C

L’ISTANTANEA: IERI COME OGGI

Lazzaro alla  porta per sfamarsi con ciò che cadeva dalla tavola del ricco

E’ come l’andare ad aprire il coperchio delle fotografie accumulate nell’arco di due o tre generazioni e ritrovare una vecchia istantanea, ingiallita, in bianco e nero. Ci si vede la propria vita, ferma in un fotogramma in cui non ci sei, ma che stai, comunque, vivendo. Così è leggendo: “… c’era un uomo ricco che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.” (dal Vangelo secondo Luca)
Ecco, vedo bene tre soggetti: un gaudente, un poveraccio, ed un cane. Non è difficile ritrovarli nelle istantanee dei nostri giornali o notiziari televisivi di oggi:

XXVa Domenica T.O. Anno

              così PICCOLE, così GRANDI

Se non siete fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Ho letto da qualche parte questo pensiero: “tenete ben stretto quello che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare. Conservatevi puri e immacolati per il giorno del Signore.” Presumo che per “il giorno del Signore” debba intendersi quello del nostro incontro definitivo con il suo Giudizio, quindi: “… ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese … il Signore lo giura: “certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere.” (dal Libro del Profeta Amos)

XXIVa Domenica T.O. Anno C

LA FESTA DOPO LA TEMPESTA

Si guarda con tristezza le chiese sempre più vuote e si cercano giustificazioni, le più disparate, che non sollevano, comunque, l’animo. La pratica religiosa non è più contagiosa, i giovani la disertano e coloro che dovrebbero cercare di capirne le motivazioni si ripiegano su convegni e miriadi di documenti, senza ammettere il proprio fallimento. Se dovessimo ragionare con una logica imprenditoriale sarebbero tutti da licenziare. E non è detto che sia in effetti così: “… In quei giorni il Signore disse a Mosè: “va’scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra di Egitto si è pervertito.” (dal Libro dell’Esodo)
Che le chiese siano più deserte non sarà, perciò, un allontanamento voluto proprio dal Buon Dio perché ora come allora quel, questo popolo non persegue più i suoi comandamenti? Non ci vuole più vicini, stanco del nostro cuore di pietra, è Lui che ci allontana, fintanto che non siamo più “suo” popolo.
San Cesario di Arles scriveva: “Il Signore dirà a coloro che hanno disprezzato la sua misericordia: uomo con le mie mani ti ho plasmato, ho soffiato io l’alito di vita nel tuo corpo di terra, mi sono degnato di conferirti la nostra immagine e la nostra somiglianza … ma tu, disprezzando i comandamenti di vita hai preferito ..."
Abbiamo preferito e tutt’ora preferiamo la “perversione”. Cioè, a fronte della vita donata a tutti, quanti siamo sulla faccia della terra, anziché ringraziare e rispettarne i dettami, ci permettiamo di decidere chi deve vivere e chi no, stroncando all’alba del concepimento, con l’aborto e le precoci pillole abortive varie, il suo progetto di amore per ogni creatura che lui ha pensato.

XXIIIa Domenica T.O. Anno C

FRATELLO e DISCEPOLO

C’è chi non vuole sentire parlare di croce .....

Quando mi appresto alla stesura di queste note sulla Parola e la Vita so bene della mia insufficienza perché: “… i ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte la nostre riflessioni perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni.” (dal Libro della Sapienza)
La fatica dei miei anni non fortifica, anzi, sento dentro di me crescere la sfiducia verso chi dovrebbe agguantare il testimone alla fine della mia corsa. Si parla sempre meno della presenza di Dio fra gli uomini, in giro ci sono sempre meno simboli religiosi e coloro che dovrebbero consolidare nella fede hanno solo piedi d’argilla. Vacillano, si sbriciolano e se appena iniziano a dire qualcosa di cattolico si dividono. C’è chi non vuole sentire parlare di croce e, quindi, spesso rifiuta l’amore che costa.

XXIIa Domenica T.O. Anno C

LA GRAZIA DELL’AMICIZIA

Amico, vieni più avanti. Chi si umilia sarà esaltato ....

Mi è capitato spesso, nella mia non breve esistenza, di essere invitato, pure come ospite di riguardo per un evento o altro. Ho, quindi, ben presente come ci si sente e si vivono quei momenti in cui sei accolto con mani tese e sorrisi a ganasce aperte, così come quando entri sentendoti come un pesce fuor d’acqua e te ne stai in disparte, grato che nessuno si accorga della tua presenza. Gesù, nella sua catechesi, ha ben presente queste situazioni e le utilizza per meglio sintetizzare il criterio con cui si viene accolti in paradiso: “…Amico, vieni più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.” (dal Vangelo secondo Luca)

VIA DA ME

XXIa Domenica T.O. Anno C

Entrate per la porta stretta: i primi saranno ultimi, gli ultimi, primi!
Mi veniva da pensare, in questi giorni, a tutte le persone che avvicinavano Gesù nel corso dei suoi anni di annuncio diretto con il suo pellegrinare di villaggio in villaggio. Chiedevano di essere guarite e Gesù, in forza della loro fede, non li guariva, ma li salvava. Ancora adesso è così. Quando si va in chiesa a pregare, quando si va a Lourdes su una carrozzina o su una barella, quando si va a mettersi in gioco davanti ad un’apparizione o ad un evento inspiegabile, si va per essere sanati o guariti. E’ così che: “… io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue, essi verranno e vedranno la mia gloria. (dal Libro del profeta Isaia)
Potranno vedere la sua gloria, quindi, non perché guariti, ma perché vicini al Signore, soprattutto nei Santi Sacramenti, ecco il modo odierno di “toccarlo”, egli li salva: dà la gioia di chi si sente pienamente amato e di chi può così crescere nell’amore, facendo della propria vita un dono.

E TU DA CHE PARTE STAI?

                   XXa Domenica T.O. Anno C

Sono venuto a portare fuoco sulla terra

Dopo aver letto la Parola di questa domenica, subitaneamente mi tornarono in memoria i versi di Cecco Angiolieri: “s’i fosse foco ardere’ il mondo” … che furono anche messi in musica, nel 1968, da Fabrizio D’André. E cominciai a canticchiarla. Sono parole crudeli e ciniche che hanno, comunque, un loro perché, buone per sollecitare ribellioni adolescenziali e disprezzo verso il mondo. Allora vado a rileggere: “… sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto vorrei che fosse già acceso … (dal Vangelo secondo Luca)
Alcuni giorni fa, il famoso dieci agosto delle stelle cadenti, la Chiesa ha ricordato il diacono martire Lorenzo che, oserei dire, quel fuoco l’ha sperimentato sulla sua pelle. Ma, secondo uno scritto di San Massimo di Torino, “visto da fuori, questo martire bruciava nelle fiamme di un crudele tiranno, ma una fiamma più grande, quella dell’amore di Cristo, lo consumava all’interno.”

IL TESORO DI DIO

XIXa Domenica T.O. Anno C

Il Signore viene

Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo»
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E’ incontestabile la crescita esponenziale in termini numerici del cristianesimo dalla fondazione della Chiesa ad oggi. Eppure, aleggia da sempre nell’immensa “chiesa di Dio” la sensazione, a volte la certezza, di essere quel piccolo gregge di cui al Vangelo: “… non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.” (dal Vangelo secondo Luca)
Quel “non temere” la dice lunga sul futuro di quell’ effettivo piccolo gregge, così come va coniugato con l’attuale situazione della chiesa di oggi, in vertiginosa trasformazione, nell’inseguire quel Nuovo Ordine Mondiale che si sta imponendo su questa umanità smarrita. La domanda è: sarà forte e fedele il piccolo gregge, o ancor meglio, il piccolo resto a sostenere il peso della coerenza con la fede che professa? “… la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede.” (dalla Lettera agli Ebrei)
La fede ci dice che non ci sono due principi, uno buono e uno cattivo, ma c’è un solo principio, il Dio creatore, e questo principio è buono, solo buono, senza ombra di male. Lo diceva Papa Benedetto XVI in una udienza generale in un contesto esortativo che tentava di spiegare anche il mistero del male. Si può dedurre, perciò, che l’essere umano non è un misto di bene e di male, perché l’essere come tale è buono e perciò è bene essere, è bene vivere. Questo è il lieto annuncio della fede. Ma c’è un ma, che viene da quel mistero, che rimane oscuro, del male fra gli uomini, che viene da una libertà abusata. Con questa considerazione acquisita si potrà meglio capire, assorbire: “… beata la nazione che ha il Signore come Dio, il popolo che egli ha scelto come sua eredità.” (dal Salmo)

IL TEMPO INFINITO

XVIIIa Domenica T.O. Anno C

Rembrandt: Il Ricco Stolto
Ricordo ancora come in una calda serata d’estate, sotto gli alti platani dell’allea, si parlava fra di noi del tempo che passava lento. Eravamo giovani, eppure di fronte ai novanta e passa anni della nonna Serafina, si ammetteva che per lei il tempo sarà sicuramente stato un batter di ciglia. In fondo, la verità era che, pur se ci aveva appena lasciato, la sua vita e le nostre vite non avrebbero avuto alcuna discontinuità: si sarebbero rincontrate al successivo batter di ciglia. Infatti: “… mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte.” (dal Salmo)

Di veglie, di guardie ne ho fatte parecchie e quelle sembrava non passassero mai, eppure anche quelle servivano per riflettere, nel silenzio della notte, sul senso della vita, su tutte le cose che si stavano realizzando, su ciò che mi aspettavo per il futuro. Tutto concorreva, tutto concorre ed invita a ripensare che: “… chi ha lavorato con sapienza, con scienza e successo, dovrà poi lasciare la sua parte ad un altro che non vi ha per nulla faticato.” (dal Libro del Qoèlet)
Il suddetto Libro cantilena sulla “vanità delle vanità: tutto è vanità” e la presenta come un gran male. Ovviamente se ciò per cui ci si adopera è in vista solo del proprio tornaconto, ma se si lavora con onestà, con scienza e coscienza, come un buon padre di famiglia, che importanza ha se ne potranno beneficiare anche altri, come i figli, i parenti, i propri confratelli, i concittadini, i bisognosi.

IL GRIDO AL CIELO

XVIIa Domenica T.O. Anno C

 Così gridate al Cielo !!!!!!
Il padre Abramo aveva voglia a tirare la cinghia per evitare la distruzione delle città in cui abitava il suo parente Lot.
Alla fine non c’erano neppure 10 giusti e le cose sono andate come si sa: “   voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere.” (dal Libro della Genesi)
Sarebbe interessante sapere chi si è sperticato nel gridare verso il cielo per fare sapere cosa stava succedendo in quel mondo. Doveva trattarsi proprio di qualcosa di immondo se anche il Buon Dio voleva andare a vedere. E quando vide, non ci fu scampo per quegli abitanti che non vollero sottomettersi alla legge di Dio. Quindi, Abramo e la sua gente non riuscirono a cambiare i costumi di quella gente.

L’AGITAZIONE

 

XVIa Domenica T.O. Anno C
Nell’ora più calda del giorno mi accingo alla meditazione settimanale da proporre a chi cerca motivazioni e conferme nella Parola per la più importante battaglia per la vita. Siamo in una guerra, non solo combattuta con le armi, in pratica la terza guerra mondiale, pregando Dio che non si trasformi in una guerra nucleare, in cui il disprezzo della vita umana ha raggiunto tali livelli da essere rivendicato come diritto. Eppure il Signore Iddio continua a presentarsi come il dispensatore della vita, come quando assicura ad Abramo la gravidanza di sua moglie Sara. Lo fa in un giorno torrido, come quello di questo pomeriggio:
“… mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno …”
Non era imbambolato, pur senza il condizionatore, e seppe riconoscere subito chi stava arrivando: “… vide tre uomini … si prostrò fino a terra … dicendo “mio Signore”. Notare già fin d’allora la presenza della Santissima Trinità, la quale, dopo essere stata servita come si conviene, promise al patriarca: “… tornerò da te.” (dal Libro della Genesi)

GLI OCCHI DELLA COMPASSIONE

               XVa Domenica del T.O. Anno C
La religiosità insita nel vivere umano porta alla convinzione che sia a disposizione di tutti il diritto all’eredità della vita eterna. C’è, però, un particolare per la dottrina cattolica: deve essere meritata. Le dritte per capire come, ci vengono pure date fin dalla più tenera età. Ancor prima non occorre perché si è innocenti a prescindere. Perciò i bambini che muoiono nel grembo materno per malattie o per aborto volontario (guai per coloro che lo procurano) sono già nell’eternità beata. Per tutti gli altri non c’è scusa che tenga: la legge del Signore è chiara e semplice come dice Mosè ai titubanti israeliti:
“… questa Parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.” (dal Libro del Deuteronomio)

LA CONSOLAZIONE

XIVa Domenica del T.O. Anno C

Lui ha già scritto il nostro nome

“Avevi scritto già il mio nome lassù nel cielo, avevi scritto già la mia vita insieme a te, avevi scritto già di me …” E’ l’incipit di una canzone che ogni tanto mi gira in testa. E’ subito ritornato quando ho letto:“… non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi: rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (dal Vangelo secondo Luca)
Quando ancora non abbiamo un nome, quindi, il Creatore lo ha già stabilito per noi. Eravamo ancora sconosciuti, là aggrappati sulla parete dell’utero della mamma, e non sapevano chi eravamo, se maschio o femmina, e già sfogliavano il libro dei nomi per trovare quello più piacevole o quello più originale.