17 settembre 2022

XXVa Domenica T.O. Anno

              così PICCOLE, così GRANDI

Se non siete fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

Ho letto da qualche parte questo pensiero: “tenete ben stretto quello che avete ricevuto, conservatelo nella gioia, non vogliate più peccare. Conservatevi puri e immacolati per il giorno del Signore.” Presumo che per “il giorno del Signore” debba intendersi quello del nostro incontro definitivo con il suo Giudizio, quindi: “… ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese … il Signore lo giura: “certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere.” (dal Libro del Profeta Amos)
Perciò, così come non dimenticherà le cose buone fatte durante tutta una vita, di certo non lascerà impunite le azioni e le intenzioni contro i più poveri, i più deboli. Ne prendano pienamente nota, soprattutto, coloro che, come una macchina da guerra, “sterminano” i più piccoli del “paese”, cioè i piccoli nel grembo delle loro madri. Non riesco ad immaginare l’ira che pesa sulla bilancia del giudizio, però riesco a ben vedere cosa sta succedendo a questo mondo che si vuole gestire senza Dio. Siamo nell’anticamera dell’inferno: guerre, povertà, miseria, pandemie, carestie, disastri impensabili, equilibri sociali saltati e cosa ci resta? Ai credenti nel vero Dio resta la preghiera: “… solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia il povero, per farlo sedere tra i principi.” (dal Salmo)
Il salmista più che sollecitare alla preghiera, a dire il vero, esplicita una verità, quella della salvezza e della riconoscenza verso, appunto, i poveri, i deboli, coloro che non possono difendersi, come i civili coinvolti nella guerra, come i derelitti vessati dalla fame, come i bambini concepiti e destinati ad implementare i rifiuti ospedalieri. E’ vero! Per questo dobbiamo farci carico di una missione specifica come quella che ci indica San Paolo: “… che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini … Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.” (dalla prima Lettera a Timoteo di San Paolo Apostolo)
E la verità è Lui, il nostro Dio che vuole la nostra salvezza. Ciò che ordina l’Apostolo non è impossibile, è una di quelle cose così piccole che le possono fare tutti, giovani e vecchi, bambini e ammalati, imprenditori e operai, ecclesiastici e laici, principi e politici. Soprattutto, occorre, come scriveva San Basilio, monaco e vescovo di Cesarea, “far scomparire ogni costruzione, rifugio della nostra avarizia, togliere i tetti, abbattere i muri, esporre al sole il grano che sta ammuffendo, portare fuori dalle loro prigioni le ricchezze che vi sono schiave.” Nel piccolo, come per il povero, nel grande, come per il ricco o il potente, perché: “… chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. (dal Vangelo secondo Luca)
Questo versetto del Vangelo sembra capiti a fagiolo in vista delle prossime elezioni politiche, ma chi ha orecchie per intendere, intenda, non è buona cosa strumentalizzarci più di tanto. Mi preme, invece, sottolineare come la Parola sia chiara e semplice al riguardo: siamo chiamati alla fedeltà per quanto abbiamo ricevuto e dobbiamo cominciare ad esserlo nelle cose piccine così, fin da piccoli. Poi, se nostro compito sarà, per meriti o talenti, essere chiamati a rispondere, con la nostra vita, anche ad incarichi pesanti, arricchenti per noi e per gli altri, allora sarà fedeltà anche nelle cose grandi così.
Am 8,4-7 / Sal 112(113) / 1Tm 2,1-8 / Lc 16,1-13
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