28 Dicembre 2025
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, 
MARIA E GIUSEPPE (ANNO A)

IL BALUARDO DELLA FAMIGLIA

“Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto

 

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Verso la fine degli anni ’60 e i primi ’70, due giovani fidanzati, o come si autodefinivano allora: la mia ragazza, il mio ragazzo, che decidevano di andare a vivere insieme senza sposarsi, erano dei rivoluzionari. Si prestavano alle prime picconate per abbattere le fondamenta della società, cioè la famiglia. I figli d’oggi in età sponsale vanno, invece, quasi tutti a convivere. Punto e basta, sembra un fatto ormai acquisito ed accettato dalla generazione del baby-boom italiano. Si può dire che non si possono sottrarre ad una moda, ad una coercizione? Direi di sì, perché in fondo alla loro relazione c’è sempre, comunque, una prospettiva di vita che va oltre il provvisorio. Ad un certo punto, però, la realtà non si può negare, soprattutto, quando il desiderio di paternità e maternità riemerge, ed ecco che la famiglia come luogo privilegiato di condivisione ha bisogno di essere consolidato. In sostanza, avviene il riconoscere, anche inconsciamente, che: “…il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.” (dal Libro del Siracide)

Domenica,21 dicembre 2025 4a Avvento - Anno A

Il Bambino che salva tutti noi 
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E’ contro ogni logica che un bambino possa salvare chi si trovi, per qualsiasi motivo, in difficoltà. Di solito ci si aspetta che ad intervenire per raddrizzare una situazione pericolosa sia una persona adulta nel pieno delle sue forze. Come è accaduto la settimana scorsa in Australia, dove il forte intervento di un coraggioso uomo ha probabilmente salvato la vita ad altre persone, immobilizzando l’assassino di turno.Eppure il Vangelo di oggi ci presenta addirittura un nascituro: “…il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: Egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.”(dal Vangelo secondo Matteo)
Il suo popolo, in quel tempo, era da identificarsi in quello di Israele, secondo le scritture. Oggi, il suo popolo siamo noi, che s’identifica nella sua Chiesa, grazie ai Sacramenti e ad una vita segnata dallo Spirito Santo. Non c’è dubbio al riguardo, ma dobbiamo necessariamente fermarci a guardare quel bambino per capire la portata di quella salvezza.

IIIa di Avvento – anno A

Vedere oggi

“Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”

 

Quando entriamo in una chiesa cosa andiamo a vedere? Se ci addentriamo come turisti, evidentemente, saremo attratti dalla struttura architettonica, dalle opere d’arte, dai giochi di luce, dalla grandiosità o dalla semplicità, qualche foto e tutto finisce lì. Se, invece, vi entriamo con tremore e rispetto, consapevoli della sacralità del luogo, scrutando navate, cappelle, transetti, presbiterio, alla ricerca dell’altare con il tabernacolo, allora probabilmente andiamo a vedere la casa del Signore. Già questa potrebbe essere una risposta adeguata, in rapporto alla domanda che formulava Gesù ai tempi di Giovanni Battista: “…che cosa siete andati a vedere nel deserto? (dal Vangelo secondo Matteo) 

7 dicembre 2025 – 2a di Avvento

                                                           
 
                      Il raccolto

Preparate la via del Signore

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So bene che la pace nel mondo è speranza che alberga nel cuore di ogni persona dotata di un minimo di buon senso, so pure, però, che la pace in assoluto rimarrà sempre un’utopia, sospirata dagli idealisti, negata dalla bramosia dell’uomo. La storia è testimone di questa condizione e non si smentisce neppure in questi primi anni del XXI secolo.
Tuttavia, il salmista non demorde ed auspica che: “…nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace…sino ai confini della terra.” (dal Salmo n.71)

30 novembre 2025 – 1a di Avvento

   L’ora sconosciuta

“Nell’ora che non immaginate,
viene il figlio dell’uomo!”


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Con la prima domenica d’avvento inizia il tempo dell’attesa. E’ così per ogni madre che aspetta con trepidazione il momento del parto. Esperienza che provò anche Maria di Nazaret. E’ così per ogni padre, perché il cuore di padre è un capolavoro assegnato ad ogni uomo nel pieno della sua paternità. Giuseppe ben identifica questa figura, capace di affrontare con intelligenza e tenerezza ogni ostacolo, ogni imprevisto nel cammino, suo e della sua sposa, verso l’ora sconosciuta della salvezza.

23 novembre 2025

Cristo Re dell’universo Anno C

Come andare in Paradiso

“Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”

 

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C’è un tempo che è il presente, é il più importante perché ci permette di capire come  viviamo la nostra quotidianità, la realtà che ci circonda. Il tempo passato, ormai, non conta più, mentre il futuro non è completamente alla nostra portata.
Secondo Carl Staples Lewis, il presente è il punto nel quale il tempo tocca l’eternità. Difficile da capire, se non lasciandoci trasportare verso il principio di ogni cosa, naturalmente anche della propria vita, con la gioia del cuore, proprio come dice il salmista: “…quale gioia, quando mi dissero: “andremo alla casa del Signore”. (dal Salmo 121)

XXXIII Domenica T.O. Anno C

 CRISTIANI A RISCHIO

“Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”

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E’ fuor di ogni dubbio che la religione più perseguitata nel mondo sia il Cristianesimo. Lo confermano le cronache di tutti i giorni, anche se i massacri perseguiti in terre africane, proprio in questi giorni, sono passati sotto tono nei grandi mezzi di comunicazione. Ciò non meraviglia perché la Chiesa da sempre è stata oggetto di discriminazioni, di attacchi frontali ed i suoi componenti costretti all’estinzione o all’esilio, uccisi, trucidati. La giustizia umana non ha quasi mai perseguito i colpevoli di tali crimini, ma non così è stato e sarà l’intervento di Dio, in quanto: “…allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà.” (dal Libro del profeta Malachia)
Come è avvenuta e come avverrà questa invettiva, la storia ne ha lasciato traccia nei secoli.
Ciò che, invece, non è di competenza umana è il giudizio dell’Altissimo che ben conosce l’animo di ognuno. Nessuno può passare indenne dal fuoco che forgia o, viceversa, consuma per l’eternità. Occorre, perciò, ammonire in ogni momento chi infligge il male, affinché si astenga dalla malvagità. Può essere che si penta e possa, così affrontare il giudizio ultimo con la speranza di essere accolto dalla benevolenza e dalla misericordia del Buon Dio.
Anche perché è assodato che Dio: “…giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine.” (dal Salmo 97)

Dedicazione della Basilica Lateranense

 Domenica, 9 novembre 2025 

La casa di Dio

“Non fate della casa di Dio un mercato”

                                                                        stampa

Non c’è gioia più grande per una madre, del vedere per la prima volta un sorriso sulle labbra del suo bambino. La stessa gioia prova Dio ogni volta che vede dal cielo un peccatore che gli si inginocchia e con tutto il cuore gli rivolge una preghiera. Sono parole scritte da Fedor Dostoevskij, è un pensiero che può ben rispondere all’interrogativo della seconda Lettura di questa Festa della Dedicazione della Basilica Lateranense: “…non sapete che siete Tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (dalla prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti)Quanti di noi sanno di essere Casa di Dio, in forza del Battesimo che abbiamo ricevuto?

Domenica, 2 novembre 2025

 

Commemorazione dei defunti
terza Messa

BEATI NOI

“chiunque vede il Figlio e crede in lui avrà la vita eterna”

In Inghilterra la polizia ha arrestato una donna di 85 anni perché stava ritta e ferma nei pressi di un ospedale. L’accusa? Pregava! In quell’ospedale si praticano aborti ed il governo non permette, per legge, che si possa pregare, anche in silenzio, in riparazione delle ingiustizie che si perpetuano in quel luogo.
Ci vuole coraggio e consapevolezza delle conseguenze a cui si corre incontro, ma essere perseguitati per il diritto alla vita è grazia perché, dice il Signore:“…beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Quella donna portava al collo una croce, quindi, la sua scelta scaturisce certamente dal volere essere in Cristo, sua discepola, perché Gesù Cristo è la Vita e in lui sta la vita di ogni creatura voluta dal Padre, datore e amante della vita.

26 Ottobre 2025

 In umile preghiera

“Due uomini al tempio: uno era fariseo, l’altro pubblicano
XXXma Domenica T.O.Anno C

Entrare in una chiesa, immergersi nel silenzio, nella semi oscurità, e lasciarsi trascinare lentamente verso la piccola, tremolante rossa lucina in fondo, là in fianco all’altare principale, alzando di tanto in tanto il capo verso gli archi e le volate di cupole e transetti, verso cappelle che si susseguono, è una delle più belle esperienze spirituali che possono stravolgere certezze costruite anche a prescindere dalla religione e dalla presunta presenza di un Dio.
Come se ne esca poi, lo sa solo il Buon Dio.
Forse come il pubblicano, o come il fariseo? Ci sono storie di improvvise conversioni al riguardo, perché “chi cerca la verità sull’uomo, deve farsi padrone del suo dolore” (George Bernanos). E’ uno dei modi per tornarsene a casa giustificati, come avviene nella parabola raccontata oggi.

XXIX ma Domenica T.O. Anno C

 LA BATTAGLIA PER LA FEDE

“il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Il Vangelo di questa domenica chiude perentoriamente con una domanda cui nessuno di noi sa dare risposta. Non l’avevano i discepoli di allora e pure i profeti di oggi non si arrischiano in risposte decise. Ciascuno, in cuor suo, può cercarle, ma ci possono essere due tracce, due riflessioni su cui soffermarsi. La prima riguarda la Chiesa, la seconda il proprio stato personale. Lasciamo, perciò, risuonare in noi l’interrogativo: “…ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (dal Vangelo secondo Luca).Oggi si celebra l’annuale giornata mondiale missionaria e ci dà lo spunto per partire da qui e sviluppare la prima riflessione che riguarda la Chiesa nel suo complesso. Sentiamo e tocchiamo con mano la crisi che avvolge, come spire, la cattolicità nel cosiddetto mondo occidentale: chiese sempre più vuote, vocazioni sacerdotali al lumicino, così come quelle alla vita religiosa, un pauroso inverno demografico, matrimonio e famiglia declassati, consumismo alle stelle, relativismo e liquidità sui valori, legge naturale e Legge di Dio adombrate se non cancellate, con conseguenze sotto gli occhi di tutti.

XXVIII Domenica T.O. Anno C

CHI RINGRAZIA CHI?

“Non ne sono stati purificati 10? Gli altri dove sono?”

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E’ una scena da immaginare: da una parte Gesù con i suoi discepoli, dall’altra dieci persone con i campanacci per avvisare che si tratta di lebbrosi, affinché  non si accostino ad altre persone. Infatti, i due gruppi si fermano. Da lontano, i dieci derelitti riconoscono Gesù e lo pregano di avere compassione di loro. Evidentemente, già lo conoscevano nella sua umanità, pertanto non gli chiedono la guarigione, ma la sua pietà. Perché? Ben sapevano della loro condizione, peccaminosa per quei tempi, e altro non potevano chiedere se non uno sguardo di benevolenza.

XXVIIma Domenica T.O.Anno C

L’inutile servo

“Siamo servi inutili. 
Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”

 

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Ci sono giornate che non ti fermi manco con le cannonate: fai tutto quello che devi fare per la tua famiglia, per gli amici, per il lavoro, per la Chiesa, per il mondo, e poi ti accorgi, gioco forza, che sei sfinito e ti lasci andare. Ci pensi e ripensi, prendi in mano il Vangelo e leggi: “…quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.” (dal Vangelo secondo Luca)

XXVIma Domenica T.O.Anno C

 Farsi carico

“C’era un uomo ricco…… e uno povero.....!”

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Mi capita, proprio in questi giorni, di riprendere il libro di Geoges Bernanos, “Diario di un curato di 
campagna”, e leggo: “mi dicevo dunque che il mondo è divorato dalla noia. Naturalmente, occorre riflettervi un po’ per rendersene conto, non ce se accorge subito. E’ una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la mangiate, la bevete, è così sottile, così tenue, che non scricchiola neanche sotto i denti.”
Questa riflessione dell’autore francese, cattolico, l’ho trovata affine al passo del profeta Amos, quando dice: “guai agli spensierati di Sion e a quelli che si sentono sicuri.”

XXVma Domenica T.O. Anno C

 NON DIMENTICA

“Non potete servire due padroni!”

Nella Bibbia si legge spesso dell’ira di Dio, di collera, di abbandono, di castighi. Poi, tutto si placa, la misericordia abbonda e l’aiuto non viene a mancare, anche perché la giustizia ritrova il suo corso. Però, non finisce a vino e tarallucci, appunto perché la giustizia è foriera di verità ed oggi come allora il Signore dice: “…il Signore disse: ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese…certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere.” (dal Libro del profeta Amos)

14/09/2025 ESALTAZIONE DELLA CROCE

        ESALTAZIONE DELLA CROCE

PER RESTARE IN VITA
..chiunque crede in lui non vada perduto

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Mentre mi apprestavo a stendere la settimanale riflessione, arrivavano le notizie sull’assassinio del trentunenne americano, Charlie Kirk. E’ avvenuto durante uno dei suoi incontri con i giovani studenti universitari, con i quali si confrontava sui principali argomenti che scuotono le nuove generazioni. Non si risparmiava, parlava chiaro e questo gli è costato la vita. E’ angosciante!
Al di là della vicenda, della testimonianza di questo giovane padre di famiglia, rileggo la prima Lettura di questa domenica in cui si medita sull’Esaltazione della Santa Croce con spirito critico: “…fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e la guarderà, resterà in vita.” (dal Libro dei Numeri)
Questa Parola sembra proprio che non corrisponda a quanto accaduto a Kirk: è stato morso dal serpente, il maligno che si annida nella mente e nel cuore di chi conosce solo la violenza e il peccato pur di affermare i suoi deliri, ed è morto. Però, se guardiamo con gli occhi della fede, ecco che lui resta in vita, nell’eterna partecipazione della gloria in Paradiso e nel testimone che ci ha lasciato affinché ciascuno di noi ne condividesse l’esempio e la dedizione per il bene di tutti, anche dei nemici.

XXIIma Domenica T.O. Anno C


IL Paradiso
chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

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Il mondo pretende di affermare che ci sarebbe la possibilità di trasformare questa terra in una sorta di paradiso. Per come vanno le cose, sembra che sia sulla strada desiderata, anche se i piani a breve scadenza devono essere rimodellati.

E’ un mondo stolto, sono stolti tutti coloro che si sbracciano per ottenere il lasciapassare che garantisca l’idoneità ad entrare in quel paradiso del tutto e subito, del possedere a discapito di chiunque ostacoli tale traguardo, fosse anche l’innocente o il povero di turno.

E’ il mondo che inneggia a tutto ciò che è contro la legge naturale, che cancella ogni riferimento ai valori, che ostacola la vita della Chiesa, rinnegando secoli di storia e tradizioni.
E’ un mondo che vuole sostituirsi a Dio, che non riesce a capire che Dio è tale perché è:“…Padre degli orfani e difensore delle vedove, è Dio nella sua santa dimora.” (dal Salmo 67)

XXIma Domenica T.O. Anno C


 L’ingiustizia, la fedeltà
sforzatevi di entrare per la porta stretta

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C’è un invito ben preciso nella Lettera agli Ebrei di questa domenica di fine estate, quando l’atmosfera vacanziera ti avvolge nel dolce far niente, è quello di riprendere con forza un cammino che dia senso alla tua vita di tutti i giorni. E’ una metafora facilmente riscontrabile per chi si pone nell’esperienza diretta del pellegrinaggio a piedi: “…rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.”

XXma Domenica T.O. Anno C

La pace o la divisione
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

 

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Ero lontano dal mondo della Chiesa, i ricordi d’infanzia, al catechismo o all’o ratorio, erano, se non cancellati, deposti nel limbo della memoria, mentre i miei interessi erano incentrati sul vivere alla moda del tempo. La cosa non mi angosciava, anzi, i miei giorni giovanili scorrevano tranquilli, senza eccessi di alcun genere, tipo quelli del ’68 o quelli del “mondo dei fiori” con gli slogan dell’amore libero: “fate l’amore non fate la guerra” o “mettete dei fiori nei vostri cannoni”. Insomma, non: “…mi ha tratto da un pozzo di acque tumultuose, dal fango delle paludi...”. (dal Salmo 39)

 XIXma Domenica T.O.Anno C

Il molto a nostro carico
tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, 
viene il Figlio dell’uomo

 

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Le Sacre Scritture si presentano in modo tale che il primo venuto può trovare di che istruirsi e in una sola unica frase il sapiente e l’ignorante scoprono significati impensati. Condivido questo pensiero di San Girolamo perché con le Sacre Scritture ci si rapporta come in un confronto, un colloquio, del tutto personale. Motivo per cui, ciascuno corrisponde in base alla sua particolare capacità di capire, interloquire, apprendere. Cioè, in parole povere, la Parola di Dio, riportata dal Canone, interpella, ogni volta che la ascoltiamo, la propria specifica coscienza, il senso della propria vita, alla luce del messaggio evangelico. Perciò, la domanda di Pietro: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?” ha la risposta scontata di Gesù. Vale per tutti, per ogni persona nei secoli dei secoli. Una risposta che precisa: “…a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto” (dal Vangelo secondo Luca)
Partiamo dal presupposto che a tutti fu dato, e viene dato, molto, a cominciare dal dono della vita, di cui dobbiamo, pertanto, rendere conto alla fine.
XVIIIma Domenica T.O Anno C

Le nostre mani
Rendi salda l’opera delle nostre mani(salmo 89)

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Provate ad osservare le mani di un neonato, poi quelle di un bambino e, infine, quelle di un vecchio. 
Mettetele a confronto e vedrete la bellezza dei cambiamenti di quelle stesse mani all’inizio della vita rispetto al tramonto di quella stessa esistenza. Le paffute mani che nel corso del tempo si trasformano in ossute e venose sono il segno dell’operosità che avviene attraverso le cose che nel corso degli anni hanno saputo modellare:“…sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rendi salda.” (dal Salmo 89)

Il salmo rende grazie di questa realtà che si rinnova di generazione in generazione, soprattutto, esalta la bontà creatrice del Buon Dio, la sua perfezione nel tracciare ogni crescita e ogni opera a noi assegnata. Non per merito nostro, ovviamente, perché, viceversa, a nostra condanna suonerebbero oltremodo vere le sue parole:“…vanità delle vanità, dice Qoelet. Vanità delle vanità: tutto è vanità.” (dal Libro del Qoelet)

Vi troverò. Vi insegnerò a pregare


XVIIma Domenica T.O
Anno C

 

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Siamo immersi nella vita per ben due volte, anzi tre!
La prima quando le cellule generative di padre e madre si incontrano e puff! veniamo risucchiati attraverso canali e sponde varie in una specie di caverna dove ci attacchiamo in attesa di istruzioni per e nostre chiamate di aiuto.
Se tutto va bene, prima di vedere la luce, ci restiamo, più o meno, nove mesi.
La seconda volta veniamo immersi in una fonte d’acqua; viene chiamato “Battesimo.”
Ora non si usa quasi più l’immersione, si cosparge il capo con acqua benedetta cui fanno seguito altri gesti e preghiere.
Della terza volta invece, scriverò dopo.

LA PARTE MIGLIORE

XVIma Domenica T.O
Anno C
Dalla vita ci aspettiamo sempre il meglio. E’ nella logica delle cose sperare sempre che i propri desideri si realizzino. Ci facciamo in quattro affinché quanto auspicato avvenga secondo le nostre previsioni, sebbene qualche volta gli eventi superino le aspettative, come avvenne, per esempio, per Abramo: “…tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio.” (dal Libro della Genesi) Come dire, non sempre si è degni, ma mettendosi nella predisposizione giusta, come fece Abramo, il Buon Dio ripaga con moneta buona, quando meno te l’aspetti. Certo occorre lasciare da parte ogni supponenza, vincere ogni tentazione di volersi ergere quale padrone di vita e di morte sulla propria esistenza e su quella degli altri. Come stanno cercando di fare, proprio in questi giorni, in Parlamento dove è approdata una proposta di legge sul suicidio assistito, una forma di eutanasia mascherata.

LA VOCE DEL SIGNORE

 XVma Domenica T.O
Anno C

 

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I santi, soprattutto i mistici, dicono di aver sentito in cuor loro la voce del Signore che li ha chiamati alla conversione per la loro salvezza e per coloro a cui sono stati mandati.
Da bambino, quando sapevo che alcuni più grandicelli di me entravano in seminario, li guardavo con invidia perché, mi dicevo, loro hanno avuto la chiamata, hanno sentito la voce del Signore.
La prima lettura di questa domenica mi ha sollecitato questo ricordo: “…obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandamenti e i suoi decreti…e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.” (dal Libro del Deuteronomio)

COME UNA MADRE

 XIVma Domenica T.O.
Anno C

Ricordo che fece scalpore un’espressione di Papa Giovanni Paolo I che, sorridendo com’era suo solito, sottolineava come Dio fosse Padre, ma anche madre. Ho sintetizzato il concetto per evidenziarlo, perché, a suo tempo, suscitò in me una piacevole constatazione che viene riportata anche nella prima Lettura di oggi: “…voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò.”  (dal Libro del profeta Isaia)
Più chiaro di così! E’ il Dio che per farsi conoscere usa il linguaggio del corpo di una comune madre, di una mamma che solo lei sa come accogliere, custodire, accarezzare, coccolare, consolare il proprio figlio. Ecco, questo nostro Dio è fatto così, per ciascuno di noi: ci chiama alla vita, ci accoglie e ci affida alla nostra mamma perché sa che solo lei saprà come custodirci, come amarci.

LA DOMANDA FONDAMENTALE

Festa dei SANTI

PIETRO E PAOLO APOSTOLI
Anno C

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“…Ma voi chi dite che io sia?” (dal Vangelo secondo Matteo)
Questa domanda supera lo spazio e il tempo, quindi è rivolta anche a ciascuno di noi. Dobbiamo una risposta.
Non siamo al cospetto di Gesù in carne ed ossa, ma una volta almeno nella vita chi non ha sentito nel proprio cuore rivolgersi questa domanda?
Nel corso dei secoli ci sono state risposte molto diversificate tra loro, a cominciare da quella di Pietro, la più significativa e centrata; poi, a cascata, quella di tanti altri: santi, discepoli, semplici fedeli, traditori, indifferenti, persecutori.