Vedere oggi
“Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”
Quando entriamo in
una chiesa cosa andiamo a vedere? Se ci addentriamo come turisti,
evidentemente, saremo attratti dalla struttura architettonica, dalle opere
d’arte, dai giochi di luce, dalla grandiosità o dalla semplicità, qualche foto
e tutto finisce lì. Se, invece, vi entriamo con tremore e rispetto, consapevoli
della sacralità del luogo, scrutando navate, cappelle, transetti, presbiterio,
alla ricerca dell’altare con il tabernacolo, allora probabilmente andiamo a
vedere la casa del Signore. Già questa potrebbe essere una risposta adeguata,
in rapporto alla domanda che formulava Gesù ai tempi di Giovanni Battista: “…che
cosa siete andati a vedere nel deserto? (dal Vangelo secondo Matteo)
Domanda a cui dobbiamo dare anche
noi una risposta, che sia, comunque, sufficiente per capire la sincerità di
quanti cercano nella Chiesa d’oggi soluzioni ai problemi personali e
comunitari. Possiamo assimilare le chiese d’oggi ad un deserto? Sono sempre più
vuote, è sempre più difficile sostenerne la cura, infatti molte vengono chiuse,
cedute ad altre confessioni religiose, vendute per riutilizzi desacralizzanti, perciò,
sì, possiamo dire che il deserto avanza. Soprattutto, non ci sono quasi più
profeti di valore. E non penso solo ai preti, perché tutti i battezzati sono
chiamati a dar conto della fede con coraggio e coerenza di vita. Lo scrittore
Bruce Marshall scriveva che “la vera nemica della Chiesa di Dio non è l’odio,
ma l’abitudine.” Per certi versi può essere, non dove, però, i cristiani sono
perseguitati ed uccisi per la loro fede. Per chi vive in occidente, nelle cosi
dette democrazie, invece si tratta proprio di un ripiegamento, un rammollimento
della testimonianza, al punto che suonano necessarie le parole del profeta: “…irrobustite
le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti”. (dal Libro del profeta
Isaia)
Cioè, è tempo che ci diamo una
svegliata, che ci ergiamo con sicurezza e forza per proclamare la bellezza di
essere cristiani. Basta timidezza, andiamo fieri della nostra fede, perché
sostanzialmente è forza che permette di essere liberi e “la libertà, nella sua
più alta espressione, consiste nel dare tutto e nel servire gli altri.”
(Dostoevskij)
Questo dobbiamo manifestare,
certo in modo semplice, ma perseveranti come ci ricorda l’Apostolo: “…siate
costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore.” (Lettera di San Giacomo
Apostolo)
D’altra parte i nostri giorni
sono corti, facciamo in modo che siano pieni, facendoci carico dei bisogni dei
più deboli, dei più bisognosi, tanto più che: “…il Signore sostiene l’orfano e
la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre…di
generazione in generazione.” (dal Salmo 145)
IL Signore regna, quindi, anche
oggi, in questa nostra generazione, motivo per cui siamo pienamente coinvolti,
se crediamo nella sua effettiva presenza fra di noi, nel dare aiuto a chi si
trova a dover lottare per affermare i propri diritti e la propria dignità. Ai
tempi del salmista la vedova e l’orfano erano i più poveri dei poveri, oggi il
più povero in assoluto è il bambino concepito che rischia di rimanere orfano di
madre e di padre ancora prima di nascere. Infatti, il Vangelo ci dice: “…fra i
nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista, ma il più
piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Ecco facciamo che nessuna vita
nel grembo di una donna possa essere rifiutata, che non sia ritenuta degna di
avere una madre e un padre, cioè di essere orfana dei propri genitori, in
quanto è già figlio di Dio, il più grande ed il più importante, di cui ha già
scritto il nome nei cieli.
Allora! Cosa andiamo a vedere nel
deserto? Il Buon Dio, che perdona le nostre colpe, le nostre mancanze. Solo
così potremo inoltrarci nel deserto, dove è difficile vivere, ma possiamo
trasformarlo poco per volta, facendo quanto di meglio siamo in grado, fiduciosi
che là dove non arriviamo noi, arriva il Signore. E il deserto fiorirà.
Is 35 1-6a.8a-10 / Sal
145(146) / Gc 5,7-10
/ Mt 11,2-11digiemme
