IIIa di Avvento – anno A

Vedere oggi

“Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”

 

Quando entriamo in una chiesa cosa andiamo a vedere? Se ci addentriamo come turisti, evidentemente, saremo attratti dalla struttura architettonica, dalle opere d’arte, dai giochi di luce, dalla grandiosità o dalla semplicità, qualche foto e tutto finisce lì. Se, invece, vi entriamo con tremore e rispetto, consapevoli della sacralità del luogo, scrutando navate, cappelle, transetti, presbiterio, alla ricerca dell’altare con il tabernacolo, allora probabilmente andiamo a vedere la casa del Signore. Già questa potrebbe essere una risposta adeguata, in rapporto alla domanda che formulava Gesù ai tempi di Giovanni Battista: “…che cosa siete andati a vedere nel deserto? (dal Vangelo secondo Matteo) 
Domanda a cui dobbiamo dare anche noi una risposta, che sia, comunque, sufficiente per capire la sincerità di quanti cercano nella Chiesa d’oggi soluzioni ai problemi personali e comunitari. Possiamo assimilare le chiese d’oggi ad un deserto? Sono sempre più vuote, è sempre più difficile sostenerne la cura, infatti molte vengono chiuse, cedute ad altre confessioni religiose, vendute per riutilizzi desacralizzanti, perciò, sì, possiamo dire che il deserto avanza. Soprattutto, non ci sono quasi più profeti di valore. E non penso solo ai preti, perché tutti i battezzati sono chiamati a dar conto della fede con coraggio e coerenza di vita. Lo scrittore Bruce Marshall scriveva che “la vera nemica della Chiesa di Dio non è l’odio, ma l’abitudine.” Per certi versi può essere, non dove, però, i cristiani sono perseguitati ed uccisi per la loro fede. Per chi vive in occidente, nelle cosi dette democrazie, invece si tratta proprio di un ripiegamento, un rammollimento della testimonianza, al punto che suonano necessarie le parole del profeta: “…irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti”. (dal Libro del profeta Isaia)
Cioè, è tempo che ci diamo una svegliata, che ci ergiamo con sicurezza e forza per proclamare la bellezza di essere cristiani. Basta timidezza, andiamo fieri della nostra fede, perché sostanzialmente è forza che permette di essere liberi e “la libertà, nella sua più alta espressione, consiste nel dare tutto e nel servire gli altri.” (Dostoevskij)
Questo dobbiamo manifestare, certo in modo semplice, ma perseveranti come ci ricorda l’Apostolo: “…siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore.” (Lettera di San Giacomo Apostolo)
D’altra parte i nostri giorni sono corti, facciamo in modo che siano pieni, facendoci carico dei bisogni dei più deboli, dei più bisognosi, tanto più che: “…il Signore sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi. Il Signore regna per sempre…di generazione in generazione.” (dal Salmo 145)
IL Signore regna, quindi, anche oggi, in questa nostra generazione, motivo per cui siamo pienamente coinvolti, se crediamo nella sua effettiva presenza fra di noi, nel dare aiuto a chi si trova a dover lottare per affermare i propri diritti e la propria dignità. Ai tempi del salmista la vedova e l’orfano erano i più poveri dei poveri, oggi il più povero in assoluto è il bambino concepito che rischia di rimanere orfano di madre e di padre ancora prima di nascere. Infatti, il Vangelo ci dice: “…fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Ecco facciamo che nessuna vita nel grembo di una donna possa essere rifiutata, che non sia ritenuta degna di avere una madre e un padre, cioè di essere orfana dei propri genitori, in quanto è già figlio di Dio, il più grande ed il più importante, di cui ha già scritto il nome nei cieli.
Allora! Cosa andiamo a vedere nel deserto? Il Buon Dio, che perdona le nostre colpe, le nostre mancanze. Solo così potremo inoltrarci nel deserto, dove è difficile vivere, ma possiamo trasformarlo poco per volta, facendo quanto di meglio siamo in grado, fiduciosi che là dove non arriviamo noi, arriva il Signore. E il deserto fiorirà.
Is 35 1-6a.8a-10  /  Sal 145(146)  /  Gc 5,7-10  /  Mt 11,2-11
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