Sulla via della
giustizia
Un uomo aveva due figli.
Si rivolse al primo “Figlio, va’ a lavorare nella vigna"
“Non ne ho voglia” rispose. Ma poi vi andò.
Il secondo disse: “Sì, signore”. Ma non vi andò.
Chi ha compiuto la volontà del padre?
Si rivolse al primo “Figlio, va’ a lavorare nella vigna"
“Non ne ho voglia” rispose. Ma poi vi andò.
Il secondo disse: “Sì, signore”. Ma non vi andò.
Chi ha compiuto la volontà del padre?
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Si
dice che anche i migliori fra gli uomini non possono cambiare il proprio
destino, ma è una convinzione sbagliata. Tutti possono prendere in mano la
propria vita e dare un senso diverso rispetto a quanto fatto o subito fino a
quel momento.
Lo
scrive anche il profeta: “se il malvagio si converte dalla sua malvagità e
compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere sé stesso, certo vivrà e non
morirà.” (dal Libro del profeta Ezechiele)
Cosa vuol dire vivrà e non morirà? Sicuramente morirà, ma sarà la morte di colui che era prima di convertirsi, prima di quelle malvagie opere che aveva propugnato e personalmente attuato. Tanto per intenderci, pensiamo a quanti si sono spesi per introdurre nel nostro sistema giudiziario il diritto all’aborto e nello stesso tempo procuravano personalmente aborti, documentandoli e vantandosene, pur sapendo che erano, e sempre saranno, omicidi di esseri umani. Ecco, chi si ravvede e si mette a compiere atti giusti, riparatori, ha buone possibilità di vivere dopo la morte.E’ nella logica delle cose legate al pentimento e alla scoperta della fede, quale grazia, perché: “…buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.” (dal Salmo 24)
E’ il Signore Gesù Cristo, infatti, che istruisce, che ci conduce alla scoperta della sua via, come fece con San Francesco. Il rampollo di Assisi aveva intrapreso la strada che il suo tempo gli dettava: la gloria, l’onore, il potere, il prestigio, sognando di diventare cavaliere. Invece, la via del Signore lo portò all’incontro con il lebbroso, con il povero sacerdote della diroccata chiesetta di San Damiano e tutto cambiò. Scoprì la vera essenza del cristianesimo, quella di avere un Padre.
Non più il padre Pietro, ma il Padre celeste che da quel momento lo guida all’incontro di sorella povertà. La sua regola diventa l’ascolto della Parola che lo guiderà per le strade del suo mondo accanto ai poveri, a coloro che per la sua testimonianza abbandoneranno le opere malvagie e crederanno.
In sostanza, avverrà così come l’evangelista ci racconta: “…Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Ecco che la vita di quei poveri, quelli scacciati e quelli schiacciati, s’incammina sulla via della giustizia. Credono a Giovanni, come a Francesco.
Capiscono che la “loro vita ha valore solo in proporzione alla loro fedeltà nell’accettare e compiere la santissima volontà di Dio”. (Suor Marie-Adele Garnier)
Il cambiamento di vita è inevitabile, non c’è più spazio per incomprensioni, per accettazioni di pratiche malvagie, mettendosi, infine, in gioco per fare del bene, così come suggerisce l’apostolo: “…non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.” (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi)
E’ l’antesignana esortazione all’impegno nel volontariato, diremmo al giorno d’oggi.
In forma più semplicemente cristiana, è l’invito a vivere in pienezza la carità.
Senza secondi fini, senza speculazioni, con umiltà. Sapendo che ogni gesto, ogni scelta incide segni severi sulla propria coscienza e pure su quella delle persone coinvolte.
E’, quindi, decisivo il modo di metterci nei confronti di Dio, prima di tutto la carità si rivolge a Lui; è significativo, però, anche il modo con cui lasciamo una traccia del nostro passaggio perché, comunque, lasciamo un segno. Quella traccia potrà anche andare perduta, ma anche tornare ad essere valorizzata perché lasciata sulla via della giustizia.
Cosa vuol dire vivrà e non morirà? Sicuramente morirà, ma sarà la morte di colui che era prima di convertirsi, prima di quelle malvagie opere che aveva propugnato e personalmente attuato. Tanto per intenderci, pensiamo a quanti si sono spesi per introdurre nel nostro sistema giudiziario il diritto all’aborto e nello stesso tempo procuravano personalmente aborti, documentandoli e vantandosene, pur sapendo che erano, e sempre saranno, omicidi di esseri umani. Ecco, chi si ravvede e si mette a compiere atti giusti, riparatori, ha buone possibilità di vivere dopo la morte.E’ nella logica delle cose legate al pentimento e alla scoperta della fede, quale grazia, perché: “…buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.” (dal Salmo 24)
E’ il Signore Gesù Cristo, infatti, che istruisce, che ci conduce alla scoperta della sua via, come fece con San Francesco. Il rampollo di Assisi aveva intrapreso la strada che il suo tempo gli dettava: la gloria, l’onore, il potere, il prestigio, sognando di diventare cavaliere. Invece, la via del Signore lo portò all’incontro con il lebbroso, con il povero sacerdote della diroccata chiesetta di San Damiano e tutto cambiò. Scoprì la vera essenza del cristianesimo, quella di avere un Padre.
Non più il padre Pietro, ma il Padre celeste che da quel momento lo guida all’incontro di sorella povertà. La sua regola diventa l’ascolto della Parola che lo guiderà per le strade del suo mondo accanto ai poveri, a coloro che per la sua testimonianza abbandoneranno le opere malvagie e crederanno.
In sostanza, avverrà così come l’evangelista ci racconta: “…Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Ecco che la vita di quei poveri, quelli scacciati e quelli schiacciati, s’incammina sulla via della giustizia. Credono a Giovanni, come a Francesco.
Capiscono che la “loro vita ha valore solo in proporzione alla loro fedeltà nell’accettare e compiere la santissima volontà di Dio”. (Suor Marie-Adele Garnier)
Il cambiamento di vita è inevitabile, non c’è più spazio per incomprensioni, per accettazioni di pratiche malvagie, mettendosi, infine, in gioco per fare del bene, così come suggerisce l’apostolo: “…non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a sé stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.” (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi)
E’ l’antesignana esortazione all’impegno nel volontariato, diremmo al giorno d’oggi.
In forma più semplicemente cristiana, è l’invito a vivere in pienezza la carità.
Senza secondi fini, senza speculazioni, con umiltà. Sapendo che ogni gesto, ogni scelta incide segni severi sulla propria coscienza e pure su quella delle persone coinvolte.
E’, quindi, decisivo il modo di metterci nei confronti di Dio, prima di tutto la carità si rivolge a Lui; è significativo, però, anche il modo con cui lasciamo una traccia del nostro passaggio perché, comunque, lasciamo un segno. Quella traccia potrà anche andare perduta, ma anche tornare ad essere valorizzata perché lasciata sulla via della giustizia.
Ez 18,25-28 / Sal
24(25) /
Fil 2,1-11 / Mt 21,28-32
digiemme