IIIa di Quaresima Anno A

L’acqua viva

Chi berrà l’acqua che io gli darò
non avrà più sete

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I giorni scorrono via, come acqua del fiume, senza che mai una volta ci fermiamo a domandarci il senso della nostra vita. Del perché ciascuno sente di essere proprio solo sé stesso, sufficiente a sé stesso e tutto dovrebbe girare attorno in funzione propria, dipendente dal modo con cui si decide di rapportarsi con gli altri, con il mondo esterno. E’ così che, più o meno, viviamo, eppure se conoscessimo il dono di Dio, in primis il dono della vita, allora ci troveremmo nella medesima situazione della samaritana: “…se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
In un romanzo di George Bernanos si legge: “la peggiore disgrazia che possa capitare ad una persona è essere soddisfatto di sé” e di primo acchito è ciò che succede alla samaritana quando si avvicina al pozzo di Giacobbe. Poi le cose cambiano, guarda quell’uomo sconosciuto che le promette di soddisfare la sete con l’acqua viva che scaturisce non da un pozzo, ma dall’amore inesauribile di un cuore che sa come salvare quella donna, e quella donna in un attimo decide di cambiare vita e di mettersi in gioco all’interno del suo villaggio, della sua comunità. Capace, quindi, di dare una risposta certa alla domanda: “,, Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?” (Esodo)
Infatti andò ad annunciare che il Signore non era più lontano, solo in Gerusalemme, ma era in mezzo a loro. Lo stesso possiamo dire anche noi? Sicuro, perché “ciò che è nascosto nel tempo, la fede lo vede” (Basilio di Seleucia). Il tempo, infatti, di generazione in generazione, trasmette ciò che la storia conferma, e cioè il messaggio evangelico della vita di Gesù Cristo, con cui confrontarci. Certamente in difficoltà di fronte all’affermazione di San Paolo: “…mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (dalla Lettera ai Romani)
Mentre eravamo…,ma lo siamo ancora! Anche perché non abbiamo neppure il coraggio di gridare al mondo ciò che dissero i primi missionari agli indios: “finora avete creduto in un Dio che vuole che moriate per lui, adesso vi portiamo un Dio che è venuto a morire per voi.” C’è proprio bisogno di confermare quell’annuncio: il mondo chiede, infatti, di morire per lui: le guerre divampano nel vero senso della parola, la politica degenera, i diritti non contano più. Allora ecco che anche oggi dobbiamo avere il coraggio di ricordare al mondo che la salvezza è a portata di mano e la si può abbracciare ai piedi della Croce. Se solo conoscessimo il dono che ci fa quella croce non esiteremmo ad:“…entrare prostrati, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.” (dal Salmo 94)
Occorre, certo essere capaci della fede che non avremmo, se non credessimo ciò che non vediamo. E così che si può entrare nella logica dell’amore di Gesù, che è un amore vero, profondo e libero verso tutti, che ci offre lo Spirito Santo, colui che dà la forza di trasmetterlo a chi ci sta vicino. Sono quei sorsi d’acqua viva che fanno fiorire i cuori affranti, come quelli di chi, pur di fronte alle difficoltà, decidono di portare avanti la gravidanza. “Acqua viva sei Signore…” scandisce la canzone, ed è bello lasciarla scorrere nelle navate delle chiese, nelle vie delle città, nelle stanze delle case perché è quell’acqua che fa fiorire il deserto delle nostre chiese, delle nostre città, delle nostre case. Soprattutto non avremo più sete
Es 17,3-7  /  Sal 94(95)  /  Rm 5,1-2.5-8  /  Gv 4,5-42
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