L’acqua viva
Chi berrà l’acqua
che io gli darò
non avrà più sete
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I giorni scorrono via, come acqua
del fiume, senza che mai una volta ci fermiamo a domandarci il senso della
nostra vita. Del perché ciascuno sente di essere proprio solo sé stesso,
sufficiente a sé stesso e tutto dovrebbe girare attorno in funzione propria,
dipendente dal modo con cui si decide di rapportarsi con gli altri, con il
mondo esterno. E’ così che, più o meno, viviamo, eppure se conoscessimo il dono
di Dio, in primis il dono della vita, allora ci troveremmo nella medesima
situazione della samaritana: “…se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui
che ti dice: “dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato
acqua viva.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
In un romanzo di George Bernanos
si legge: “la peggiore disgrazia che possa capitare ad una persona è essere
soddisfatto di sé” e di primo acchito è ciò che succede alla samaritana quando
si avvicina al pozzo di Giacobbe. Poi le cose cambiano, guarda quell’uomo
sconosciuto che le promette di soddisfare la sete con l’acqua viva che
scaturisce non da un pozzo, ma dall’amore inesauribile di un cuore che sa come
salvare quella donna, e quella donna in un attimo decide di cambiare vita e di
mettersi in gioco all’interno del suo villaggio, della sua comunità. Capace,
quindi, di dare una risposta certa alla domanda: “,, Il Signore è in mezzo a
noi, sì o no?” (Esodo)
Infatti andò ad annunciare che il
Signore non era più lontano, solo in Gerusalemme, ma era in mezzo a loro. Lo
stesso possiamo dire anche noi? Sicuro, perché “ciò che è nascosto nel tempo,
la fede lo vede” (Basilio di Seleucia). Il tempo, infatti, di generazione in
generazione, trasmette ciò che la storia conferma, e cioè il messaggio
evangelico della vita di Gesù Cristo, con cui confrontarci. Certamente in
difficoltà di fronte all’affermazione di San Paolo: “…mentre eravamo ancora
peccatori, Cristo è morto per noi.” (dalla Lettera ai Romani)
Mentre eravamo…,ma lo siamo
ancora! Anche perché non abbiamo neppure il coraggio di gridare al mondo ciò
che dissero i primi missionari agli indios: “finora avete creduto in un Dio che
vuole che moriate per lui, adesso vi portiamo un Dio che è venuto a morire per
voi.” C’è proprio bisogno di confermare quell’annuncio: il mondo chiede,
infatti, di morire per lui: le guerre divampano nel vero senso della parola, la
politica degenera, i diritti non contano più. Allora ecco che anche oggi
dobbiamo avere il coraggio di ricordare al mondo che la salvezza è a portata di
mano e la si può abbracciare ai piedi della Croce. Se solo conoscessimo il dono
che ci fa quella croce non esiteremmo ad:“…entrare prostrati, adoriamo, in
ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.” (dal Salmo 94)
Occorre, certo essere capaci
della fede che non avremmo, se non credessimo ciò che non vediamo. E così che
si può entrare nella logica dell’amore di Gesù, che è un amore vero, profondo e
libero verso tutti, che ci offre lo Spirito Santo, colui che dà la forza di
trasmetterlo a chi ci sta vicino. Sono quei sorsi d’acqua viva che fanno
fiorire i cuori affranti, come quelli di chi, pur di fronte alle difficoltà,
decidono di portare avanti la gravidanza. “Acqua viva sei Signore…” scandisce
la canzone, ed è bello lasciarla scorrere nelle navate delle chiese, nelle vie
delle città, nelle stanze delle case perché è quell’acqua che fa fiorire il
deserto delle nostre chiese, delle nostre città, delle nostre case. Soprattutto
non avremo più sete.
Es 17,3-7 / Sal
94(95) /
Rm 5,1-2.5-8 / Gv 4,5-42digiemme
