sabato 4 dicembre 2021

PIENI DI GIOIA

Seconda Domenica di Avvento (Anno C)

le vie tortuose diverranno diritte
E così fra 20 giorni sarà Natale. Sto cercando una frase per fare gli auguri a Gesù. Mi piace: “il tuo compleanno ha una sua storia, la tua vita. Grazie e auguri!” E sì, la tua vita, quella di essere, in primis, Figlio di Dio, affidato, nella carne, a sua madre Maria e a suo padre Giuseppe, è una storia unica. Che è entrata in quella dell’umanità spaccandone il corso, creando un prima e un dopo. Un prima dove gli uomini costruivano la loro civiltà a tentoni; un dopo dove cominciarono a capire che in fondo alla loro vita c’era la luce. Un prima dove solo un popolo, quello israelita, si poneva come guida, molto spesso indegna, per quel mondo frazionato; un dopo dove quel Gesù Bambino portò una ventata d’aria nuova: una ventata di gioia. “… Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.” (dal Libro del profeta Baruc)
Viene da dire che il Buon Dio vuole ricondurre anche noi alla luce con gioia ed il Natale si presta benissimo per questo tentativo. La venuta del Signore  Gesù squarcia, infatti, il cielo. E’ venuto sulla terra principalmente perché noi avessimo la gioia e questa fosse piena. Lo è perché trova sostentamento dalla ricerca costante della giustizia, non quella degli uomini che ristagna nelle acque paludose della presunzione. Motivo per cui, in quella giustizia solo formale si perpetuano solo ingiustizie che gridano vendetta a Dio. Il Natale ci offre, quindi, l’opportunità di lasciarci condurre, soprattutto, dalla misericordia, che non è fine a sé stessa, perché accompagnata alla giustizia, perché: “… grandi cose ha fatto il Signore per noi. Eravamo pieni di gioia.” (dal Salmo)
Cosa sono queste grandi cose? Se dovessimo metterci a stilare una lista, guardando alla singola esperienza di vita di ciascuno di noi, ci sarebbe da rimanere sbalorditi per tutti i doni che il Buon ci elargisce. Cominciando dal dono della vita, dell’amore della nostra mamma, del nostro papà, del compito che ci è stato assegnato fin dal tempo antico, del perdono che continuamente ci viene concesso, della serenità che sperimentiamo nella gioia, anche quando l’animo è oppresso dalla nostalgia o dalla tristezza. La più grande cosa, però, è il fatto che la nostra fede trova fonte e culmine nell’Eucaristia, una realtà che porta in sé quel rendimento di gioia che nessun altro nella vita può offrirci. Non è un caso che tutta l’esperienza cristiana mira all’incontro esistenziale con Cristo. E’ questo incontro che ci dà la necessaria carica per: “… e perciò che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e discernimento.” (dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi)
Il porre al centro della nostra vita l’incontro con Cristo, lo sappiamo bene, conduce conseguentemente all’incontro con i fratelli per trasmettere loro quella gioia di cui parlano diffusamente i Vangeli, come pure per aiutarli nella carità, che non è l’elemosina, bensì la condivisione, nel bene e nel male. Con cognizione di causa e semplicità di cuore che permette di fare a nostra volta grandi cose. E’ questo il compito che viene affidato e riaffidato ogni volta che ci rigeneriamo nella confessione e nella Comunione. Sono queste le cose per cui: “… le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza del Signore.” (dal Vangelo secondo Luca)
Vediamo, perciò, anche noi la salvezza del Signore, la possiamo assaporare ogni qualvolta ci prostriamo e ci uniamo al corpo e al sangue di Cristo. Allora potremo andare per tutte le vie del mondo, che siano in salita o accidentate non importa perché ciò che conta è andare con Lui nel cuore. Nulla ci potrà fermare perché siamo pieni di gioia.

Bar 5,1-9 / Sal 125 / Fil 1,4-6.8-11 / Lc 3,1-6
digiemme

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