domenica 29 novembre 2015

VERRANNO I GIORNI



Ecco, verranno i giorni, sono giunti i giorni, è l’Avvento e ci prepariamo al Santo Natale: dove ci scambieremo promesse di bene, il presepe, le luci, gli alberi, i babbi, le ghirlande, la neve, etc. etc.
E’ tutto a buon mercato, mentre, invece, le promesse, quelle vere, sono solo di una famiglia (un uomo, una donna, un bambino) che sfida il mondo con la dolcezza e la tenerezza di un amore “per sempre”, cui fa da contro altare l’ombra della Croce: ecco le promesse di bene (Geremia).
A proposito di Natale e di presepe,quest’anno ho in mente di piazzare due stelle comete, una sopra la capanna, com’è logico che sia, l’altra all’inizio di un sentiero, uno dei tanti sentieri di un normale presepe, che sarà costellato dalle immagini che segnano lo sviluppo della vita nel grembo materno, dal concepimento fino alla nascita che avverrà, appunto, nella capanna, o nella grotta, come ciascuno crede opportuno.
E sul cielo stellato: “vi annuncio una grande gioia, oggi si è incarnato per voi il Salvatore (25.03.15)…oggi è nato per voi il Cristo vostro Signore (25.12.15)”.
Penso sia necessario percorrere questa “via della vita”, affinché si possa comprendere anche la Parola di oggi, cioè le promesse di bene che nostro Signore Gesù Cristo realizzerà.
Qualcuno, anche recentemente, dice che il Vangelo è tale perché è imperniato sulla carità, e può anche essere vero solo se non si dimentica che nostro Signore Gesù Cristo è carità, soprattutto quando afferma categoricamente: “Io sono la via, la verità, la vita”. Così realizza le sue promesse.
San Paolo nella lettera ai Tessalonicesi ricorda che quelle promesse ci fanno crescere se l’amore, sovrabbondante come quello del Signore, sarà il paradigma della nostra vita e della nostra testimonianza, fra di noi e fra di noi verso il mondo.
Per fare questo, non illudiamoci di essere noi e solo noi gli autori di quanto di buono riusciremo a diffondere, sapendo che le nostre forze hanno bisogno di confidare nel Signore (salmo), è il nostro grado di umiltà. Perché se non viviamo in umiltà, automaticamente, cercheremo l’opposto: la supponenza, la superbia, l’egocentrismo, il delirio di onnipotenza. Tutto ciò porta all’uso del mondo, senza remore, per disprezzarlo e dominarlo secondo i propri fini: in questa logica ci stanno gli affanni della vita, le dissipazioni, le ubriachezze (Luca).
Stiamo perciò attenti, non lasciamoci sorprendere in quelle condizioni: quando ci corichiamo non stiamo certi di risvegliarci; quando al mattino usciamo di casa non stiamo certi di poter ritornare; quando godiamo della salute non sappiamo cosa cova nel nostro corpo. Non si tratta di fare l’uccellaccio del malaugurio, si tratta di esortare ad essere sempre a posto, non tanto con noi stessi, ma con la Legge del Signore e con i suoi comandi: domandiamoci sempre, quando possiamo, cosa vuole Gesù da me in questo momento, cosa farebbe Lui adesso e poi agire di conseguenza. Sia questa la nostra strategia per non lasciarci prendere in contropiede.
Così ci sarà connaturale innalzarci a Dio. A Lui offriamo le nostre confidenze: alza gli occhi al cielo, alza le braccia al cielo e, contemporaneamente, si giungano le mani, si pieghino le ginocchia, ci si isoli dal mondo e si riconosca solamente il Signore. A Lui ogni lode del nostro cuore, della nostra mente, in preghiera, perché si realizzino, e lo possiamo capire, le promesse di bene: per me, ma soprattutto per tutti.
Ger 33,14-16 / Sal 24(25) / 1Tes 3,12-4,2 / Lc 21,25-28.34-36


digiemme

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