Secondo il mondo...secondo le scritture...

...Secondo il mondo ...

Ancora oggi, ancora una volta una notizia tragica per tutti, per chi compie quel gesto (la mancanza di un aiuto vicino, la paura di non farcela economicamente, la paura del "cosa dirà la gente", la paura del proprio futuro, la paura della mancanza dei propri spazi per l'avvenire, ma forse soprattutto la paura di amare!!), per chi si trova a viverlo, per chi lo vive da spettatore (quante domande, quanti perché, chiedersi: cosa avrei fatto io? sono stato "l'aiuto vicino" per tante situazioni? Ma in fondo, mi riguarda?).
In silenzio possiamo leggere la notizia:
http://www.infooggi.it/articolo/nulla-da-fare-per-la-neonata-abbandonata-tra-i-cassonetti-a-palermo/73482/    

...secondo le scritture ...

 
 Per pregare insieme per la vita
 ti ricordiamo il prossimo appuntamento 
 dei "Nove mesi per la vita"
 durante i quali si prega perchè la vita ... viva.


 Domenica 30 Novembre 2014 alle ore 16
 presso la Chiesa della Madonna degli Angeli
 in via Madonna degli Angeli, 34
 a Vigevano.



Santa Gianna Beretta Molla: Mostra Fotografica


Siamo lieti di onorare Santa Gianna Beretta Molla, organizzando una mostra fotografica che racconta la sua vita.
Non a caso tale mostra sarà allestita presso la Chiesa della “Madonna degli Angeli” in Vigevano, perché in questo “Santuario della Vita”, dal 2006 è possibile ammirare il bel dipinto di Carlo Alberto Robbiati.
E’ una semplice “edicola”, ma veramente questa Santa della vicina Magenta distende la sua protezione su quanti la invocano come Madre di famiglia che ha vissuto una “Vita per la Vita”.
E’ il titolo della Mostra che resterà aperta dal 30/03/2014 fino al 04/05/2014 e sarà visitabile durante il seguente orario di apertura: ogni sabato e domenica 10-12,30 / 15,30-18,30.
Aggiungiamo una sintetica biografia di Santa Gianna Beretta Molla, qualora voleste evidenziare in modo più che appropriato la nostra proposta, quale momento di approfondimento culturale e religioso.
Contiamo sul vostro consenso e su una vostra visita e, inoltre, se potete, fate girare la notizia.
Gaetano Mercorillo (per il Centro di Aiuto alla Vita Lomellino).

 

Gianna Beretta Molla nasce a Magenta (Mi) il 4/10/1922.

Già dalla prima giovinezza accoglie con piena adesione il dono della fede e l’educazione limpidamente cristiana che riceve dagli ottimi genitori, che la portano a considerare la vita come un dono meraviglioso di Dio. L’Eucaristia diviene così molto presto sostegno e luce della sua fanciullezza, adolescenza e giovinezza.
In quegli anni non mancano difficoltà e sofferenze: cambiamento di scuole, salute cagionevole, trasferimenti della famiglia, malattia e morte dei genitori.
Tutto questo, però, non produce traumi o squilibri in Gianna, data la ricchezza e la profondità della sua vita spirituale, anzi, ne affina la sensibilità e ne potenzia la virtù. Traduce la sua fede in un impegno sempre più generoso di apostolato tra le giovani nell’Azione Cattolica e di carità verso vecchi e bisognosi nelle Conferenze di S. Vincenzo.
Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1949 nell’Università di Pavia, apre un ambulatorio medico a Mesero e si specializza in pediatria. Compie la sua opera di medico, che sente e pratica come una missione, e al tempo stesso, vive il suo tempo con gioia nella passione per la musica, la pittura, lo sci e l’alpinismo.Vorrebbe partire come missionaria laica per aiutare il fratello padre Alberto, medico missionario cappuccino a Grajau in Brasile, ma il Signore la chiama alla vocazione del matrimonio e Gianna l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e s’impegna a donarsi totalmente “per formare una famiglia veramente cristiana”. Si sposa con l’ing. Pietro Molla il 24 settembre 1955. E’ mamma più che felice di Pierluigi, di Mariolina e di Laura. Sa armonizzare, con semplicità ed equilibrio, i doveri di madre, di moglie, di medico a Mesero e a Ponte Nuovo di Magenta, dove si trasferisce da sposata.Nel settembre 1961, verso il termine del secondo mese di gravidanza, è raggiunta dalla sofferenza e dal mistero del dolore: insorge un voluminoso fibroma, tumore benigno, all’utero. Viene operata, con tutti i rischi del caso e alcuni giorni prima del parto è pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura, e dice al marito Pietro: “se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui”. Il mattino del 21 aprile 1962 dà alla luce Gianna Emanuela. Dopo poche ore le condizioni generali di Gianna si aggravano: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci da peritonite settica. Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorano di giorno in giorno. All’alba del 28 aprile viene riportata nella sua casa di Ponte Nuovo di Magenta, dove muore alle ore 8,00 del mattino. Viene sepolta nel cimitero di Mesero, mentre rapidamente si diffonde la fama di santità per la sua vita e per il suo gesto di amore grande, incommensurabile, che l’ha coronata.

Gianna è stata proclamata santa il 16 maggio 2004 da Giovanni Paolo II. La sua festa votiva è il 28 aprile.
(A cura dalla Fondazione Santa Gianna Beretta Molla)

 

 

 

Ringraziamento



Carissimi,
ho lasciato trascorrere  un  po’  di tempo dalla mia Ordinazione 
Diaconale: è stato un momento eccezionale e la gioia, la pace e la serenità che hanno investito la mia persona mi hanno come frastornato. Ancora oggi sento di aver avuto tanto, forse troppo, e non passa giorno che non pensi e ripensi all’insufficiente senso di gratitudine che mi pervade. Verso il Buon Dio, verso chi è stato sempre al mio fianco e mi ha sostenuto nei momenti più difficili, verso chi mi ha aiutato nel cammino di studio e preparazione, verso chi ha creduto nel mio sentire vocazionale, verso chi ha gioito per il dono umilmente ricevuto.
Ma ora voglio rimediare: grazie per la vicinanza e la condivisione nella gioia. E’ il tassello che rende pienamente comprensibile il volto del servizio nello spirito di comunione e di amore fra di noi, nell’abbraccio della Chiesa, quale corpo di Cristo Gesù che ci rende fratelli in Dio Padre per mezzo dello Spirito Santo che permanentemente ci è donato. 
Non è stupendo? Credo proprio di sì. 
Un fraterno e caro saluto.

Gaetano Mercorillo

2 febbraio 2014 - 36a Giornata per la vita



 "GENERARE FUTURO"
“Generare futuro”, un futuro di speranza, sostengono i nostri vescovi nel loro messaggio in occasione della XXXVI giornata per la vita. Diamoci, allora, da fare per diffondere questo auspicio, sostenendo e confermando tutto il nostro impegno per combattere la buona battaglia per la vita. Che non è solo la riconferma dei valori non negoziabili sul diritto a nascere per tutti, sul diritto a vivere in dignità fino alla fine naturale dell’esistenza. Ma è pure il contrasto alla deriva di un futuro dell’umanità che non vuole più riconoscere la verità sull’uomo consolidata nella giustizia e nella libertà.
I vescovi ci dicono, nel documento, tante altre cose, tutte giuste e vere, legate all’attuale momento storico impregnato di crisi economica e sociale: se solo come Chiesa locale fossimo capaci di trasformarle in riflessivi confronti e in concreti fatti di solidarietà e di fondamenta per la costruzione di un futuro, almeno fra noi, più comunitario, più fraterno, più sollecito! Allora, proprio si capirebbe perché siamo sempre costretti ad utilizzare il “noi” quando si tratta di affrontare i problemi che ci sormontano, che all’orizzonte ci annichiliscono facendoci tremare, se non riusciremo a fermare quell’onda di distruzione, come foglie autunnali destinate al marciume di un fango che tutto affonda. E l’onda è già qui che arriva: quando si vuole ergere l’aborto a diritto civile; quando si vuole obbligare all’eutanasia come gesto di bontà; quando  non si vuole riconoscere l’uomo nella sua naturale sessualità; quando si vuole distruggere la famiglia, quale naturale fondamento di ogni civile società; quando si vuole creare, a tutti i costi, esseri umani senza padri e senza madri; quando lo Stato relativista, proprio perché tale, si avvia verso la Dittatura relativista; quando il destino dell’umanità è parametrato solo in funzione della resa economica e dell’equilibrio di bilancio; quando l’educazione dei figli viene di fatto tolta al padre e alla madre; quando la Chiesa è l’ultimo baluardo da demolire per la vittoria definitiva del Male sul cuore degli uomini; quando…tutto questo non potremo neppure più scriverlo sui giornali, pena la persecuzione ed il carcere alla luce di una giustizia liberticida che si sta preannunciando anche nelle nostre aule parlamentari.
Qui non si tratta più di essere sentinelle, ma di rispondere colpo su colpo, certo con lo stile da cristiani che devono ritornare a fecondare il mondo con il proprio ancoraggio a Gesù Cristo e con la propria  via morale, come unici passaggi per ritornare a plasmare la città dell’uomo, nella sicura prospettiva di poter così guardare con fiduciosa speranza alla Città di Dio. 
Di questo siamo certi, non c’è relativismo che tenga, e nessuno potrà impedirci di professarlo, confessarlo e viverlo. Cominciando, perché no?, con l’opportunità di questa benedetta annuale (che diventi per ciascuno quotidiana) giornata per la vita.


Gaetano Mercorillo
Presidente del Centro di Aiuto alla Vita Lomellino

Ordinazione diaconale - Duomo di Vigevano

Carissimi,
come probabilmente ben saprete, sabato 11 Gennaio sarò ordinato Diacono Permanente della Chiesa vigevanese. E’ uno di quei momenti nevralgici della vita che demarcano un’esistenza.
Ma non ci si arriva per caso, per uno scherzo del destino, è il frutto di una semina che inizia molto lontano nel tempo.
Quando avvenne la semina, dove cadde il seme, come venne curato, coltivato, chi fu il seminatore, proprio, a volte, non si sa come e dove  collocare queste fasi nell’arco del cammino che siamo chiamati a percorrere con il trascorrere degli anni. Ecco, a proposito di cammino, devo dire che le domande principali riguardo a quanto fatto e a quanto si può ancora fare nella vita, mi sono nate dentro mano a mano che percorrevo il Cammino di Santiago. Con Mariella abbiamo cercato con questa esperienza di percorrere da pellegrini le strade che portano alla tomba di San Giacomo Apostolo in Galizia, perché in qualche modo abbiamo scoperto una dimensione della nostra spiritualità che ci ha rigenerato e, quasi, come dire, rinfrescati nel gustare le cose belle che vi abbiamo incontrato. Personalmente, poi, ho vissuto un particolare momento quando, per sostanziare il mio essere pellegrino, ho messo al collo la croce di Santiago, una piccola croce di legno, che da allora, ho deciso di non togliere più, a testimonianza che l’intera nostra vita è un pellegrinaggio verso l’oltre, verso la salvezza che l’Amore di Gesù Cristo per noi, per tutti noi, ci garantisce.
Non si può allora sprecare questa possibilità, mi sono detto, bisogna farlo sapere a più gente possibile, bisogna a nostra volta, diventare strumenti di aiuto, testimoni viventi, riflesso di questa grande certezza: Dio ci ama, Dio ci ha creati e ci vuole con sé per quello che siamo, cioè suoi figli. E se siamo suoi figli, siamo anche fratelli nell’umanità, motivo per cui tutto dobbiamo fare per il bene di chi ci è accanto e di chi potremo ancora incontrare da qui al termine della nostra vita terrena. Niente di sconvolgente, abbiamo sempre cercato di vivere in questo modo, io e Mariella, nel Gruppo Giovanile dell’Immacolata, nel nostro Matrimonio, nella maternità e nella paternità, nel servizio alla Chiesa vigevanese, nella carità e nella partecipazione comunitaria e sociale, e così abbiamo intenzione di continuare a fare. Abbiamo, però, ora, una marcia in più, un carisma da valorizzare maggiormente, una responsabilità più pesante da incarnare, ma il vissuto vocazionale che ciascuno identifica per sé non è proposto e spianato davanti a caso, è la risposta ad una chiamata che ha in sé i doni che ne garantiscono il buon esito. E’ quanto avverrà sabato con le Ordinazioni Diaconali.
E se ci credete, parteciparvi sarà per tutti una bella esperienza fonte di ogni gioia.
Con amicizia.

Gaetano Mercorillo.


CIAO PADRE, CIAO MADRE ! ! !



“Buongiorno signora Maestra, sono il “genitore2” del “primogenito Luigi”. Sono venuto io per il colloquio perché il “genitore1” è impegnato e il “progenitore4” (la nonna materna) mi ha riferito dell’urgenza…”. E’ questo uno degli approcci verbali che saremo obbligati ad usare, se dovesse passare l’ipotesi di cancellare l’uso delle parole “padre” e “madre”.
Ogni tanto anche in Italia c’è qualche fantasmagorico amministratore pubblico che propone di cambiare le carte in tavola.


E’ successo, come si sa, a Venezia, fra la quasi incredulità dell’intero Consiglio Comunale. Ciò che è più grave, però, è l’aver trovato eco favorevole in un intervento di un Ministro della Repubblica, tale Ministro per le “pari opportunità” (per fortuna tale delega non prevede quella della “famiglia” che il Governo delle Larghe Intese ha ritenuto, epperò, non importante e perciò non l’ha assegnata). Tralasciamo di riportare nomi e cognomi per evitare pubblicità gratuita. Occorre, invece, non sottovalutare tali derive pseudo-culturali perché Zapatero e Hollande insegnano. Con la discussione in Parlamento di una possibile legge anti-omofobia siamo, purtroppo, ben indirizzati verso quei lidi.
Teniamoci stretta la possibilità di chiamare i nostri genitori padre e madre ( o papà e mamma): è il modo più sicuro per essere ancora considerati figli, anche quando e, soprattutto, si è chiamati alla vita. Solo così riusciamo a comprendere perché in questa umanità ci sono fratelli e sorelle da accogliere sempre e comunque, indipendentemente dalle aberrazioni legislative che periodicamente tentano di distruggere la famiglia.

Gaetano Mercorillo.

Chiesa della "Madonna degli Angeli" a Vigevano



Domenica 1 settembre è ripresa presso la nostra Chiesa della Madonna degli Angeli la celebrazione della Santa Messa domenicale alle ore 9,15. Dopo la chiusura per i due mesi estivi di luglio e agosto, si ritorna a vivere con la partecipazione della piccola comunità che si ritrova per rinnovare il Sacrificio Eucaristico grazie alla presenza officiante di un sacerdote del vicino convento dei Frati Cappuccini. E’ una grazia che permette ancora di tenere in vita questa Chiesa.
Italia Mappe/chiese e luoghi religiosi
Perché, diciamocelo francamente, una Chiesa senza una presenza liturgica significativa, ben che vada, si ritrova ad essere considerata un interessante museo, o peggio, trasformata in una accogliente sala pubblica polivalente, se non abbattuta per mere esigenze urbanistiche.
Queste considerazioni le meditavo, sollecitato da una veloce lettura di un articolo su quanto sta avvenendo in Francia: circa 2800 chiese rischiano di essere abbattute o vendute a causa del loro scarso utilizzo. E’ il frutto del secolarismo, è la sempre più bassa percentuale di francesi che praticano e frequentano la Santa Messa, è la diminuzione delle vocazioni sacerdotali, sta di fatto che si smantella, senza colpo ferire, una storia e una cultura di un popolo che si perde nelle melme di una società post-cristiana, una società che proprio non ha più nulla da dire e da costruire. 
Sentivo a Radio Maria che questa situazione la si sta vivendo, se non peggio, anche in Olanda, dove la Chiesa Cattolica è ormai ridotta al lumicino, frutto di quell’anelito post Concilio di una Chiesa olandese posta sul più spregiudicato progressismo, in ottemperanza alle direttive dei Vescovi di allora, di cui ora, desolatamente, si fa il raccolto: di quella Chiesa locale non rimane forse neppure un “piccolo resto”.
Perciò, domenica scorsa, mi sono immerso in una preghiera di ringraziamento per il dono di questa nostra Chiesa della Madonna degli Angeli che ci permette di capire che se siamo cristiani lo dobbiamo a chi ci ha preceduto nella testimonianza della fede, lasciandoci anche in eredità la cura  e l’amore per le cose terrene, come la nostra Chiesa, per essere rivolti, così, alle cose di lassù.
Chiesa Madonna degli Angeli e a fianco il Centro di Aiuto alla Vita
E mi sono pure permesso una preghiera di supplica affinché i partecipanti alla celebrazione della Santa Messa non venissero mai meno a questo appuntamento, quale impegno di nostra testimonianza per quanto questa Chiesa rappresenta nella nostra città, essendo una delle più antiche e una dei più preziosi gioielli da custodire. E in cuor mio augurandomi pure che altri possano aggiungersi: bisogna alzarsi solo un po’ più presto del solito, ma un piccolo sacrificio non guasta mai. E poi…non siamo francesi.
Gaetano Mercorillo

Cultura dello scarto

Nei giorni di questa estate di gran caldo, come da aspettarsi, ma anche di gran disastri purtroppo, lasciamo per un attimo questioni e situazioni meteorologiche cercando di comprendere con l'aiuto del Santo Padre il significato del titolo: "Cultura dello scarto".
Tralasciando i moltissimi ambiti nei quali questa espressione è significativa, ci soffermiamo sul significato più importante per noi e per il nostro blog, quello della "vita".
Il 12 agosto, Papa Francesco ha inviato un messaggio in occasione dell'apertura della Settimana Nazionale della Famiglia, promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana; chiaro il riferimento alla famiglia come grembo "per la trasmissione ed educazione alla fede cristiana", "per trasmettere con le parole e con le opere le verità fondamentali sulla vita e sull'amore umano", e soprattutto "di fronte alla cultura dello scarto, che relativizza il valore della vita umana ... i genitori sono chiamati a trasmettere ai loro figli la consapevolezza che essa deve essere sempre difesa, sin dal grembo materno".
Ci affidiamo ad un articolo, a firma di Massimo Introvigne, pubblicato sul quotidiano on line "La nuova bussola quotidiana":"Papa Francesco ha parlato diverse volte della «cultura dello scarto», un'espressione che a Buenos Aires aveva applicato specificamente a una cultura della morte che «scarta» i bambini indesiderati con l'aborto e i vecchi malati con l'eutanasia. Dal messaggio pubblicato ieri si evince che il senso in cui il cardinale Bergoglio a Buenos Aires e Papa Francesco a Roma usano l'espressione «cultura dello scarto» è proprio lo stesso. «Di fronte alla cultura dello scarto che relativizza il valore della vita umana - scrive il Papa - i genitori sono chiamati a trasmettere ai figli la coscienza che la vita deve sempre essere difesa, già dal grembo materno, riconoscendola come un dono di Dio e garanzia del futuro dell'umanità, ma anche nell'attenzione ai più vecchi, specialmente ai nonni, che sono la memoria vivente di un popolo e coloro che trasmettono la sapienza della vita».
In questa estate di gran caldo, un invito al valore fondamentale della vita umana fin dal grembo materno può essere un buon pensiero in un momento di serenità.

Maria e la Vita

Al termine del mese di Maggio, tra propositi più o meno espressi, più o meno buoni, abbiamo la possibilità quest’anno di prendere in considerazione un proposito in particolare, che si ispira a Maria e per tutti noi può diventare il punto di partenza e il fondamento su cui impostare, impegnare e, perché no, giocare la nostra vita: “Maria e la Vita”.
Prendiamo spunto da una bella omelia di Papa Francesco, al tempo in cui era ancora cardinale di Buenos Aires nel 2011, omelia tenuta in occasione della Solennità dell’Annunciazione, il 25 marzo, nella quale il futuro Papa ci aiuta a comprendere il legame di “Maria con il suo prendersi cura della Vita”.
Dalla Radio vaticana (in data 25/03/2013):
Ricordiamo le sue (del Papa) parole di allora con il servizio di Debora Donnini:
E’ la vita stessa di Maria a raccontare concretamente cosa significhi accompagnare la vita.
Per farlo arrivare al cuore dei fedeli, il cardinale Bergoglio ripercorreva l’esistenza della Vergine di Nazareth, che “accompagna la vita di suo Figlio e accompagna la sua morte”.
Proprio nel giorno dell’Annunciazione comincia, infatti, il cammino di accompagnamento di Maria.
Fin da quando sta per dare alla luce, deve intraprendere un viaggio per rispettare la legge, per il censimento, accompagna Gesù nella nascita senza alcuna comodità e, dopo la grande gioia al ricevere i pastori e i Magi, arriva la minaccia di morte e la fuga in Egitto. Come con delicate pennellate, l’arcivescovo di Buenos Aires descriveva la Vergine che accompagna quella vita che cresce, “accompagna la sua solitudine” quando “lo torturarono tutta la notte”: è Lei ai piedi della Croce, Lei che nella sua profonda solitudine non perde la speranza e poi “accompagna la sua Risurrezione piena di gioia”. E infine il suo stesso Figlio le affida la Chiesa nascente, che da allora Lei accompagna e “continua - diceva il cardinale Bergoglio - ad accompagnarci nella vita della Chiesa perché vada avanti”.
Sembra quasi un Cantico quello del porporato su questa “donna del silenzio, della pazienza, che sopporta il dolore” e che “sa rallegrarsi profondamente” con l’allegria di suo Figlio.
La contemplazione della vita della Vergine porta ad una domanda centrale che il cardinale Bergoglio rivolgeva ai fedeli: “Sappiamo accompagnare la Vita?”.
Il porporato parla della vita dei figli ma anche di quelli che “perdonino l’espressione – dice - sembrano essere ‘figli di nessuno’”. “Mi preoccupano anche a me?”, chiedeva. L’arcivescovo esortava a farsi una serie di domande: “Qualche volta ho pensato che quello che spendo per prendermi cura di un piccolo animale potrebbe essere alimento ed educazione per un bambino che non ce l’ha?”. E ancora: “Come stanno i tuoi genitori? Come stanno i tuoi nonni?...Li accompagni?”, domandava. "Il peggio che ci possa capitare" - afferma - è che abbiamo troppo poco amore per prenderci cura della vita. Maria, infatti, è “la donna dell’amore”, sottolineava il cardinale Bergoglio: “se non c’è amore non c’è posto per la vita”, c’è l’egoismo.
E dunque, proseguiva, “amore" e “coraggio” sono ciò che bisogna chiedere oggi a Maria per “prenderci cura della vita”. Qualcuno potrebbe chiedersi come portare l’amore nel mezzo di tante contraddizioni e prendersi cura della vita fino alle sue ultime conseguenze. Il porporato citava Pio XI che diceva: “Il peggio che ci accade non sono i fattori negativi della civilizzazione ma il peggio che ci accade è la sonnolenza dei buoni”.
Maria – concludeva il cardinale Bergoglio – non concesse anestesie all’amore”.
E la preghiera che l’arcivescovo di Buenos Aires Le rivolgeva era quella di poter amare seriamente, di non essere “sonnolenti”, e di “non rifugiarci” nelle mille anestesie “che ci presenta questa civilizzazione decadente”.