sabato 8 maggio 2021

GLI AMICI

VIa Domenica di Pasqua (Anno B)

L’impegno di ritrovarmi periodicamente con alcuni amici per meditare il Vangelo della domenica, mi permetteva di capire sempre più ciò che Gesù intendeva trasmettermi per vivere al meglio la mia vita. Sarà stata la focosità degli anni giovanili, sarà stato l’ambiente, una parrocchia abbastanza viva, sarà stato l’incontro provvidenziale con altri giovani di indubbie qualità, ma è stato lì che ho conosciuto i miei amici. Perché ci siamo scoperti. Perché quelle parole antiche ci mettevano in gioco per decisioni nuove: “… nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando.” (dal Vangelo secondo Giovanni)Gli ideali crescevano in noi velocemente, il mondo si apriva ai nostri occhi per essere trasformato, guardavamo tutti nella stessa direzione, perché Gesù era diventato il nostro amico, colui in cui confidare, che ci nutriva con i frutti dello Spirito. Amore , gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, dominio di sé, erano questi i frutti che maturavano con l’amicizia. Forse quello rimasto più indietro era il “dominio di sé”: in fondo il desiderio di emergere, di far valere le proprie idee, di assecondare le mode del momento, erano, a volte inconsciamente, le derive dai comandi espliciti del Signore. D’altronde, sempre Giovanni lo fa presente: “… chiunque ama è stato generato da Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.” (dalla prima Lettera di San Giovanni Apostolo)
Una parola superficiale, senza amore … e l’armonia con l’amico si è offuscata. E’ così che si perde un amico per strada, è così che ci si allontana dal Signore: quando si fanno le cose senza amore. Dio nella creazione, nel dare la vita all’uomo a sua immagine e somiglianza, uomo e donna li creò, infuse l’Amore, lo trasmise nella generazione, nulla può tornare a Lui se non intriso di amore. Chi lo rifiuta, chi non lo accetta quando il dono della vita generata è presente e lo getta come un rifiuto di pratiche ospedaliere, non vuole conoscere l’amore, non è da Dio. Per farsi capire in pieno, dopo la rottura dell’antico peccato, Dio Padre si è scelto il popolo eletto, a cui ha chiesto, invano, fedeltà e amicizia, motivo per cui, per la definitiva redenzione ha inviato, infine il Figlio, ma: “… in verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia.” (dagli Atti degli Apostoli)
Lo diceva Pietro quando comprese che la Chiesa doveva essere apostolica e cattolica, quando l’approccio ad una vita di fede maturava in un contesto personale di completa osservanza dei comandamenti e della giustizia di Dio nella vita personale e sociale. Oggigiorno esistono ancora conversioni, ne sono certo, ma esiste un tessuto sociale, un humus su cui è quasi impossibile trasmettere il “timor di Dio” e la pratica della sua giustizia. Basta vedere come lo stanno bannando dappertutto anche se: “… il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.” (dal Salmo 97)
Ormai l’uomo è avvisato, chi può dire “non lo sapevo?”. La sua giustizia è misericordiosa, certo, ma pure chiara e definitiva. Gli occhi e le orecchie delle genti, delle nazioni, sono chiusi e tappate, colpa anche delle chiese che non sanno più urlare sui tetti, che non ammoniscono, anzi. Basta, perciò, con le parole superficiali, gli amici hanno bisogno di parole vere, quelle che solo Gesù ci sa suggerire. Averne di amici così!

At 10,25-27.34-35.44-48 / Sal 97 / 1Gv 4,7-10 / Gv 15,9-17

digiemme

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