sabato 30 gennaio 2021

UN PROFETA ALL’ORIZZONTE

IVa Domenica T.O. (Anno B)

Si va ancora cercando un profeta per questo terzo millennio. Nessuna eco di parole dal deserto sul deserto, c’è solo un silenzio assordante sul futuro di questa umanità senza guida. Cioè, la guida c’è, c’è sempre stata, nostro Signore Gesù Cristo, ma ben pochi dei suoi discepoli si degnano di avvisare che è Lui, e solo Lui, il Profeta, il Sacerdote da seguire: “…il profeta che avrà la presunzione di dire in nome mio una cosa che io non gli ho comandato, o che parlerà in nome di altri dei, quel profeta dovrà morire.” (dal Libro del Deuterenomio)  Solo uno, della mia generazione, parlava con la forza delle profezie: Giovanni Paolo II,
ma il suo magistero, quanto meno nella prassi, è già stato smantellato, soprattutto nell’ambito della famiglia e della vita. Al riguardo, anche coloro che erano attenti ai segni dei tempi annunciati dalle Encicliche di Giovanni Paolo II sono in sofferenza. Fanno fatica ad andare controcorrente, eppure bisognerebbe ergersi con coraggio, sapendo del rischio di fallire. Anzi è alquanto probabile che accada, ma occorre perseverare lo stesso, contro una situazione che minaccia il destino del mondo, della Chiesa, pur di proteggere un bene superiore: “…non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.” (dalla prima Lettera ai Corinti di San Paolo)
Se penso a ciò che sta accadendo, per esempio, negli Stati Uniti, dove la chiesa si spacca nel sostegno politico all’attuale presidente, “cattolico devoto”, che sostiene il diritto all’aborto, il suo finanziamento e tutte le linee culturali e sociali sulla questione del gender, ecco, mi viene da dire che sarebbe proprio buona cosa che quel laccio di cui parla San Paolo sia presto lanciato. Ci vorrebbe davvero che un Vescovo di questa Santa Apostolica Cattolica Romana Chiesa si alzasse e: “…entrate: prostrati, adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.” (dal Salmo 94)
Sperando che, nel frattempo, nelle chiese non siano del tutto scomparsi gli inginocchiatoi. Per quel che vale, però, quell’imperativo del Salmo, non sarà certo il duro del pavimento a distogliere il fedele che sa, con umiltà, ringraziare il Buon Dio per, innanzitutto, il dono della vita. Perché è chiaro che è Lui che “ci ha fatti” e continua a formarci a riguardo del suo Amore per ogni uomo. Non altri dei o dee o scienze varie possono sostituire quanto la Divina Provvidenza ha stabilito, chi osasse pensare questo o accodarsi alle potenze infernali del momento dovrà fare i conti con i disastri che ciò comporterà:  “…tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “che è mai questo? Comanda persino agli spiriti e gli obbediscono” (dal Vangelo secondo Marco)
In quel tempo i profeti li uccidevano perché davano fastidio al potere politico e religioso, che sapevano come circuire l’esistenza di quelle genti ben ammansite con le loro leggi e regole. Solo quando dovettero fare i conti con Uno che superava tali usanze e consuetudini cominciarono ad impaurirsi. Il gioco, quindi, dovremmo averlo capito, ma sembra che non sia così, uomini dalla dura cervice del terzo millennio. Ancora abbiamo bisogno di profeti, o meglio, di potenti testimoni che sappiano vivere alla sequela di Gesù Cristo, totalmente a Lui conformati, per aiutarci a vincere lo spirito del male che aleggia mortifero sulla nostra gente, sulle nostre povere comunità.

Dt 18,15-20 / Sal 94(95) / 1Cor 7,32-35 / Mc 1,21-28
digiemme

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