sabato 28 marzo 2020

LO SPIRITO DI VITA


Quinta Domenica di Quaresima (Anno A)
La pesante pietra del sepolcro di Lazzaro
Da questo eremo, dove giocoforza sono costretto, come la maggior parte della gente, si può osservare il mondo forse meglio di quanti percorrono lo stesso in lungo e in largo. Complice la televisione, il telefonino e il computer, siamo catapultati in mezzo ai fatti quasi senza accorgercene. Con il rischio, addirittura, di una overdose dalle conseguenze dannose per la salute psichica e fisica del nostro corpo. Allora l’isolamento fine a sé stesso diventa quasi nullo se non alimentato dallo studio e dalla riflessione interiore. In questo eremo ci sono queste possibilità ed è bene sfruttarle. Ci è di aiuto l’ascolto della Parola che, in assenza del Sacramento Eucaristico, assume tutta la valenza e la forza della Presenza dello Spirito: “…farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.” (dal Libro del profeta Ezechiele).

Noi possiamo comprendere chi siamo, giungiamo all’autoconsapevolezza che ci permette di crescere, di affrontare meglio i drammi della vita, come quello che stiamo vivendo, anche per compiere un cammino spirituale. In questo cammino siamo instradati, appunto, dalla Parola con la quale interloquiamo con confidenza, come pure, con tremore:
“…dal profondo a te grido, o Signore, Signore ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia supplica.” (dal Salmo)
Di suppliche in questi ultimi giorni se ne sono innalzate parecchie: alla Madonna, ai Santi, a Dio Padre. Le hanno proclamate pubblicamente Ministri di Dio, ma pure laici come Sindaci di città grandi e piccole, tutte promettenti affidamenti impensabili fino a pochi giorni fa. Intere nazioni che vengono affidate alla Madonna di Fatima. Quanto siano sincere queste iniziative lo sa solo il Signore, ma:
“…se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene. Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia.” (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani)
E’ chiara l’esortazione di Paolo. Possiamo fare tutte le suppliche del mondo, ma se non obbediamo a Dio nulla potrà cambiare. Se non cessano le stragi dell’aborto legalizzato a diritto, nessuna misericordia potrà scendere su quella nazione, perché ci si vuole sostituire a Dio stesso ed è questo il peccato più grande che si eleva contro lo Spirito di giustizia. Dio è il padre dei viventi, è il Padre della vita, creatore e amante della vita. La vita è, infatti, una creazione, cui siamo chiamati a partecipare nell’amore indissolubile fra l’uomo e la donna, e non possiamo permettere che ci sfugga di mano nell’inerzia e nella tiepidezza. Occorre viverla il più intensamente possibile, in tutte le sue pieghe, anche quelle più sofferte e dolorose, che mettono, inoltre, in luce le nostre fragilità e vulnerabilità. Come sta avvenendo in queste ore. Come era avvenuto nella famiglia di Lazzaro, dove la morte è entrata inaspettata e devastante. Lo si capisce dal dolore delle sorelle Marta e Maria, dalla partecipazione degli amici e conoscenti, ma soprattutto dal pianto e dalla commozione di Gesù. Ciò che avviene in quella casa è segno dell’amore e dell’amicizia che contraddistinguono gli esseri umani, cioè la consapevolezza che la vita non finisce con la morte. La chiamata alla vita di Lazzaro è il preludio della Resurrezione di Gesù Cristo, per mezzo della quale tutti, dal quel momento, possono accedere grazie alla benevolenza di Dio Padre:
“…io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta intorno, perché credano che tu mi hai mandato.” (dal Vangelo di Giovanni)
Lo sta dicendo anche oggi alla gente che si accalca attorno a Lui nelle preghiere, nelle suppliche, nell’ascolto della Parola, perché anche noi, duri di cuore, ci convertiamo e crediamo, fino in fondo, al suo Vangelo.
Ez 37,12-14 / Sal 129(130) / Rm 8,8-11 / Gv 11,1-45

digiemme

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