sabato 10 aprile 2021

I CUORI CHIUSI

 IIa Domenica di Pasqua (Anno B)
Divina Misericordia
      

Non essere incredulo, ma credente!
Non nascondiamoci dietro al dito, stiamo vivendo, come cattolici, una delle stagioni più tristi degli ultimi tempi. Non siamo più in grado di trasformare il mondo, non convertiamo più, siamo divisi fra modernisti e tradizionalisti, fra comunità di base e parrocchie, fra gruppi e associazioni. Non si capisce più verso dove stiamo andando, le chiese sempre più vuote, liturgie asfittiche, condizionate da protocolli estranei al loro stesso spirito, lo scisma è sempre dietro l’angolo e i nostri cuori s’intristiscono e si chiudono nel privato, in una fede fai da te. Quanto è diverso ciò che leggiamo dei primi cristiani:
“…la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola.” ( dagli Atti degli Apostoli)
Probabilmente anche loro avranno avuto le loro difficoltà, le prime opinioni diverse circa il modo di raccontare al mondo perché erano cambiati, ma la vicinanza temporale con i fatti che si erano succeduti ha permesso loro di farsi forza, di aiutarsi gli uni gli altri.
Il sepolcro vuoto, la presenza di Gesù Risorto: “…pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi.” (dal Vangelo secondo Giovanni) hanno trasformato quegli uomini, hanno aperto i cuori alla gioia, alla condivisione, alla passione per la vita. Che per quanto difficile, faticosa, miserabile, hanno capito, vale la pena di viverla in pienezza, secondo gli insegnamenti di Gesù, in vista di quella vita eterna promessa ad ogni uomo di buona volontà. Anche noi, come già detto, siamo nelle difficoltà, appiattiti sul presente, incapaci di lasciarci trasformare dalla testimonianza di quegli uomini che hanno vissuto con Gesù. Forse non ci crediamo proprio, perché umanamente impensabile, eppure la nostra fede non può che sostenersi sulla loro testimonianza, sui loro miracoli, sul loro martirio perché:
“…chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.” (dalla prima Lettera di Giovanni)
Quindi, se non vinciamo il mondo, i suoi “dogmi”, le sue trame, è perché non abbiamo sufficiente fede. La cartina di tornasole, al riguardo, è la malattia, è la pandemia. Se siamo stati generati da Dio ed è così, non per nostri meriti, ben due volte, nella nostra vita terrena e nella vita spirituale, con il Battesimo, abbiamo le colonne su cui costruire lo sviluppo della nostra esistenza. Bisogna solo distribuire bene, in modo equilibrato, il peso delle pietre, pietra dopo pietra, per arrivare in alto perché:
“…è meglio confidare nel Signore che confidare nell’uomo. E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.” (dal Salmo 117)
Quant’è chiara, questa Parola, quanto è esplicita. Dove ci stanno, infatti, portando i potenti? Verso una società disumana, post-umana, dove ogni essere umano è solo un numero, è solo, appunto, un essere. Finalizzato ad un progetto che non è più quello originario del Creatore, che lo volle a sua immagine, maschio e femmina. Sinceramente non ho ancora ben presente dove vogliono portare l’umanità e per quale scopo, e, comunque, in una società che permette di uccidere deliberatamente i suoi membri all’inizio e alla fine della loro vita perché non funzionali o malati, io non mi ci voglio adeguare. Non potremo cambiarla, saremo soccombenti? Non è detto. Perché Gesù ci ha lasciato: “…detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”. Anche su di noi, per questo, se appena iniziamo a crederci, anche in noi nascerà la gioia e la certezza che rinasce una vita nuova: in noi, nella Chiesa, nel mondo.

At 4,32-35 / Sal 117 / 1Gv 5,1-6 / Gv 20,19-31
Digiemme

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