Domenica delle Palme e
della Passione di Gesù
Prendo
spunto dal titolo di un canto quaresimale che interroga sulla presenza presso
la croce, presso il sepolcro di Gesù. E’ un riferimento che mi sembra
appropriato perché ad ogni domenica delle palme ci
troviamo a vivere, liturgicamente parlando, due stati d’animo contrapposti:
l’allegria giuliva rappresentata, appunto, dai rami d’ulivo o delle palme da
una parte e, dall’altra, la lacerante lettura della Passione di nostro Signore,
alla fine della quale si resta annichiliti. Quel “c’eri tu” vale soprattutto
per me, ecco perché il “c’ero io” mi ricorda tanto quella storiella del
puledrino d’asina che portò in groppa il Signore quando fece l’ingresso in
Gerusalemme. Tutto contento, quell’asino andò da sua madre per raccontarle che
quella mattina, mentre entrava in città, tutta la gente lo festeggiava, gli
mettevano i mantelli sotto le zampe, gli sventolavano le palme, lo acclamavano.
Mamma asina, perplessa gli diceva che non era possibile, perché quei gesti di
festa erano per colui che stava in sella. Non si convinceva, e per farla breve
gli disse, quindi, di riprovare a fare lo stesso tragitto. Cosa che fece, nella
più completa indifferenza della folla. Ritornò deluso dalla mamma. Lo consolò,
dicendogli che, dopotutto, rimaneva sempre un asino, anche se aveva avuto
l’onore di portare il Re dei re.




