sabato 11 aprile 2020

TORNARE A CASA


 Pasqua: Risurrezione del Signore 
C’è una pietra che incombe sulla nostra vita, è quella che chiude il sepolcro. Coloro che la intagliarono pensavano molto probabilmente che sarebbe stata utile per fortificare il tempio o il palazzo del governatore ed invece venne scartata, giusto per coprire l’antro di una tomba:
“…la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.” (dal Salmo 117)
Un'amica mi ha raccontato di essere andata in pellegrinaggio in Terra Santa e di aver, naturalmente, visitato la Chiesa del Santo Sepolcro. Aveva visto il sepolcro prima dall’alto e poi dall’entrata ed è diventato tutto chiaro: il sepolcro ha la forma di un grembo materno. Dal buio del grembo alla luce della vita, dal buio della morte alla luce della vita eterna. E’ così che avvenne in quel sabato santo, è così che avviene per ogni bambino nel ventre di sua madre. Ecco è così che ci si dovrebbe porre ogni volta che sappiamo di un concepimento, perché è la vittoria sulla morte, come la Risurrezione di Cristo ci testimonia una volta per tutte.
Anche quando lo sviluppo di una gravidanza porta, invece, all’aborto, all’uccisione di quell’essere umano perché:
“…chiunque crede in Lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome.” (dagli Atti degli Apostoli)
E’ chiaro Pietro: riconosciamo che Gesù Cristo è Dio, e credendo e obbedendo al suo Vangelo saremo perdonati. Potremo così tornare a guardare alla vita, la nostra vita, quella di adesso, con una prospettiva nuova. Una vita potente, maestosa, dall’inizio alla fine, intera ed esclusiva. Impareremo a cogliere l’importanza delle cose semplici, gusteremo, con gli occhi spalancati, a pieni polmoni, a cuore aperto, ogni meraviglia, ogni buon bicchiere, ogni pezzo di pane. Per fare questo, diceva San Benedetto, occorre tornare con l’obbedienza a Dio, dal quale la disobbedienza ci ha allontanato. San Benedetto non poteva essere più chiaro e sintetico di così e ciò vale non soltanto nel monastero, vale anche nelle nostre case. Allora:
“…celebriamo, dunque, la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.” (dalla prima Lettera ai Corinzi)
Proprio in questi giorni, in molte case, si è riscoperto il bisogno di fare il pane, ci si ingegna per preparare il lievito, si può forse capire meglio la necessità di cambiare, di lasciare alle spalle il male fatto, rivestendosi di tutte le cose belle che scaturiscono dall’obbedienza alle leggi del Signore. Solo così quella pietra non ci metterà più angoscia, non ci farà più paura, non l’abbandoneremo al suo destino, come fecero i discepoli di Emmaus, come fecero gli apostoli nascosti e defilati. Quella pietra diventerà la testata su cui si costruirà la Chiesa, quella pietra rotolata travolgerà ogni epoca, ogni storia, aprirà orizzonti nuovi davanti a tutti gli uomini:
“…allora entrò anche l’altro discepolo…vide e credette, infatti non avevano ancora compreso, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.” (dal Vangelo secondo Giovanni)
Il risorto appare per prime alle donne, queste vanno a chiamare gli uomini che se ne stavano diffidenti ed abbacchiati, Pietro e Giovanni corrono, entrano e capiscono tutto, è la fede ritrovata. Increduli, ma fiduciosi e rinfrancati. E tornano a casa, perché è da lì che ripartiranno verso la vita nuova. E’ dalla famiglia che risorge ogni speranza, è dalla famiglia che rinasce la comunità, è nella famiglia che la vita si dirama al mondo intero. E’ la forza della Pasqua del Signore.
At 10,34°.37-43 / Sal 117(118) / 1Cor 5,6b-8 / Gv 20.1-9

digiemme

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