sabato 2 giugno 2018

I PICCOLI


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Anno B)
Voglio introdurre questa solennità del Corpus Domini con un pensiero di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini:
“Quando l’ombra della croce appare, l’anima si raccoglie nel tabernacolo del suo intimo e, scordando il tintinnio della campana, ti “vede” e ti parla. Sei tu che mi vieni a visitare. Sono io che ti rispondo: “Eccomi Signore, te voglio, te ho voluto”.
All’altare c’è la croce, a quella, una volta, il sacerdote guardava e, implicitamente, invitava a guardare tutti i fedeli, che non venivano ancora “chiamati” popolo.
All’altare c’è il tabernacolo, è lì che viene custodita la verità della nostra fede, il nucleo della nostra intimità con Dio, del nostro parlare con Lui. Noi che siamo miseri, che ci rechiamo titubanti in chiesa, pensiamo di fare un favore a Dio varcando quella sacra soglia, in verità, come dice Chiara Lubich, è Lui che ci viene incontro in quell’Ostia Santa, il suo Corpo donato per noi, per me, per te.
“…pietoso e giusto è il Signore, il nostro Dio è Misericordioso. Il Signore protegge i piccoli: ero misero ed egli mi ha salvato” (dal Salmo 115).

Ecco chi siamo noi: i piccoli, che dobbiamo tutto alla sua protezione. Senza questa saremmo sballottati come fuscelli in un mare tempestoso, ce lo dice anche il Vangelo di Marco:
“…tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse.”
E i discepoli dicevano fra di loro, ma cosa dice mai, quando saremo a Gerusalemme lo faranno re! Invece, eccome se lo percossero, lo flagellarono! E tutti si dispersero.
Anche oggi c’è da rimanere scandalizzati, quando vediamo che Cristo non è più al centro della Fede della Chiesa e, di conseguenza, le pecore si disperdono. Come piccoli senza guida, se ne vanno a destra e a sinistra, s’inventano nuovi ovili, seguono false chiese e rischiano di dannarsi per l’eternità. Con un’espressione moderna, diremmo che siamo immersi nella nebbia della confusione, ma dalla Lettera agli Ebrei possiamo capire che la speranza non muore:
“…Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri…Egli entrò una volta per sempre nel santuario”.
Egli è il Sommo Sacerdote, dunque, cui ogni sacerdote, ogni nostro parroco deve conformarsi nel sacramento dell’Ordine, perché solo così sono garantiti i beni futuri, quelli sulla terra, ma soprattutto quelli eterni. E quando si parla di Santuario possiamo certamente guardare alla chiesa che frequentiamo come, pure, al tabernacolo della nostra anima. E’ il santuario della nostra coscienza che alimenta la nostalgia della verità, del bisogno di vivere la vita in modo degno di figli di Dio. Ciò che salta all’occhio è quel “per sempre”. Dio non ci molla, non molla l’uomo, il suo Amore è per sempre, la sua Parola non balbetta:
“…quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto” (dal Libro dell’Esodo).
E’ la sua legge che dovremo eseguire, presteremo ascolto alle sue esortazioni per aiutare chi ha bisogno della nostra accoglienza, i più piccoli, i più indifesi, i più poveri, che non possono essere lasciati indietro, abbandonati. Perché, in tali casi, ci dice il Signore, non accogliamo Lui, lo lasciamo a parte, perdendo così la bussola del nostro andare. Noi, invece, dobbiamo a tutti i costi cercare la nostra “sala al piano superiore, arredata e pronta per la cena”. Beati gli invitati alla cena del Signore, possiamo allora esclamare e poi con umiltà, come i più piccoli dei fratelli, mentre ci avviamo per ricevere l’Eucaristia, con le parole di Chiara Lubich pregare: “eccomi Signore, te voglio, te ho voluto”.
Es 24,3-8 / Sal 115(116) / Eb 9,11-15 / Mc 14,12-16.22-26

Digiemme

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