Ia Domenica di Quaresima - Anno A

 I Giusti

Per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione





 

Iniziamo questa Quaresima come bimbi sulle ginocchia di Gesù. Come bimbi guardiamo alla tenerezza che va anche oltre quella di buoni genitori o di generosi nonni. Perché anche le cose belle del mondo scompariranno, anche quelle personali, costruite con fatica andranno perse. Perciò, non sentiamoci eredi, più di tanto, di nessuno, se non di chi testimonia con la sua vita l’infinito amore che sa obbedire alla volontà di Dio Padre, colui che costituisce ogni esistenza umana, qui sulla terra, con la quale si rapporta, significativamente, oltre ogni aspettativa: “…infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. (dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani)
Teniamo, quindi, ben presente: pure noi siamo costituiti “giusti”, ma anche potenzialmente “peccatori”. Con il Battesimo ed i successivi Sacramenti abbiamo avuto in dono le istruzioni per ottenere il titolo di “giusto”. Abbiamo, così la possibilità di rapportarci con la giustizia. Ma cos’è la giustizia? Rendere ciò che è giusto rendere, dare a ciascuno il suo. Ricordando che, in ogni caso, la prima e fondamentale giustizia è quella di rendere gloria a Dio, attraverso la fede.
Infatti, “cos’è un giudizio se non un giudizio di fede? Segui dunque il giudizio della fede piuttosto che la tua esperienza, perché la fede non inganna, mentre l’esperienza può indurti in errore.” (San Bernardo di Chiaravalle)
Per esperienza può intendersi il vissuto di chi si erge. o viene indotto ad ergersi, sufficiente a sé stesso, soppiantando ogni limite alle proprie azioni. Come avvenne, e come avviene, quando il tentatore disse, e dice: “…non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangereste si aprirebbero i vostri occhi e sarete come Dio, conoscendo il bene e il male.” (dal Libro della Genesi)
I due progenitori si nascosero dopo il misfatto, oggi nemmeno quello, non ci nascondiamo neppure dietro ad un dito: sappiamo, con certezza assoluta, cos’è il bene e cos’è il male. Gli effetti di ogni azione che persegue il bene, come quella che persegue il male, sono dirompenti per la propria anima, come per tutta la famiglia umana. La storia è costellata di questi effetti, nel bene e nel male, ma oggi sembra prevalere l’onda del male. D’altronde quando l’uomo non s’inginocchia più dinanzi a Dio, finisce con l’inginocchiarsi dinanzi a tutto. Dio rimane in qualche angolo del nostro credere, bisogna ammetterlo, ma non è più il centro della storia di ciascuno di noi, e di conseguenza, di tutta la società, della vita stessa della Chiesa.
Ecco che, ancora una volta, per il tentatore è un gioco da ragazzi intromettersi con le sue tentazioni: “…se tu sei il Figlio di Dio, …tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai…Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto.” (dal Vangelo secondo Matteo)
Se tu farai questo, se farai quello, avrai il successo, la carriera, non dovrai rinunciare a niente, sarai osannato dal mondo, dice il tentatore, e lo dice oggi a ciascuno di noi. Ma se stiamo sulle ginocchia di Gesù, come bambini, sperimenteremo che “nulla è così forte come la dolcezza, nulla è così dolce come la forza”. (San Francesco di Sales) Quella forza di cui abbiamo bisogno per essere capaci di fare nostro il Salmo quando dice: “…pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.” (dal Salmo 50)
Dobbiamo farlo ora, con umiltà, gettandoci ai suoi piedi, adorandolo in silenzio, tanto conosce già la profondità della nostra iniquità. Non preoccupiamoci di ciò che gli altri dicono di noi. L’uomo vede l’apparenza, ma Dio guarda il cuore.
Per essere giusti, non si scappa, il cuore deve essere solo suo.
Gn 2,7-9;3,1-7  /  Sal 50(51)  /  Rm 5,12-19  /  Mt 4,1-11
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