V° Domenica T.O. - Anno A

 La Luce del Giusto

Voi siete il sale della terra
voi siete la luce del mondo

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Se una persona è giusta non ha nulla da temere. Potrà di certo capitarle di essere trattata male, di subire tragici rovesci, di non avere successo nella vita; sono tutte evenienze che saprà superare alla grande. 
Lo dice la storia, soprattutto lo dice il Signore: “…eterno sarà il ricordo del giusto. Cattive notizie non avrà da temere, saldo è il suo cuore, confida nel Signore.” (dal Salmo 111) La sua vita sarà di esempio, potrà essere osteggiata da molti, sarà a rischio martirio, ma proprio per il senso di giustizia che alberga nel suo cuore, darà senso e dignità ad ogni scelta che si troverà a dover fare.
Non avrà timore ad esporsi, con l’umiltà che accompagna la forza delle sue opere, e se pure affronterà fatiche, incomprensioni, discriminazioni, non si tirerà indietro. E’ suo il detto di San Francesco: “tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”, perché guarda al bene che può essere seminato, che può essere raccolto, nonostante tutto il male che pervade il mondo. Le sue azioni sono, comunque, ricondotte alla legge del Signore, corroborate dalla preghiera e dalla consapevolezza dei propri limiti, simili a quelle dell’Apostolo: “…mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione.” (dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinti)
Il superamento dell’inadeguatezza viene, non c’è dubbio, dall’ascolto della Parola.
Il suo annuncio è una conseguenza, perché quella Parola diverrà luce per molti, aiuterà molti a trovare la strada della salvezza. Perciò, la luce del giusto splenderà per gli altri, proprio in forza della Parola.
“Ogni mattina, quando scendo dal letto, io entro nell’arena” (Sant’Ignazio d’Antiochia). La vita, così intesa, appare come un combattimento. In primis, con sé stessi, per proseguire pur con tutto quello che di disumano ci accade attorno.
Per salvaguardare soprattutto quelli che ci stanno vicino, nella nostra casa, fra i nostri parenti, fra i conoscenti, gli amici più cari, così come ci ricorda il profeta: “…non consiste forse il digiuno che voglio nel dividere il pane con l’affamato senza trascurare i tuoi parenti?” (dal Libro del profeta Isaia)
Come dire che quando sei disposto a spenderti, a rinunciare a qualche cosa, comincia dal povero che ti sta accanto. Soprattutto: “quando si digiuna, l’astinenza migliore è sempre quella dalla malvagità, che è di più dell’astinenza da pane e da acqua” (Afraate, il saggio). Il giusto comincia proprio da lì, dal rinunciare al male, dal condannare implicitamente il male.
Oggi è necessario, più che mai. Oggi tutti noi siamo chiamati ad essere giusti affinché: “…risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.” (Vangelo secondo Matteo)
Notiamo bene, non perché, vedendo le buone cose fatte, si incensi e si loda chi le ha realizzate, bensì si renda onore all’Opera del Padre. Questo è quando chiede Gesù.
La tentazione di volersi pavoneggiare per quel poco di buono che si riesce a fare nel proprio orticello è sempre così presente che spesso svilisce il senso di quel che si fa. Occorre ritornare, in tal caso, alla fonte che è la giustizia, parallelamente alla fede che dovrebbe ben distinguerci, come scrive Trilussa in questi brevi versi: “Chi non arde non vive. Com’è bella / la fiamma d’un amore che consuma, / purché la fede resti sempre quella”.
Purché, aggiungo io, la fede vada di pari passo con la speranza e la carità. Soprattutto quest’ultima, la carità, che è la massima espressione di amore nei confronti del Buon Dio. Ecco, così la luce del giusto brillerà davvero davanti al mondo.
Is 58,7-10  /  Sal 111(112)   /   1Cor 2,1-5  /  Mt 5,13-16
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