La Luce del Giusto
Voi siete il
sale della terra
voi siete la
luce del mondo
Se una persona è giusta non ha nulla da temere. Potrà di certo
capitarle di essere trattata male, di subire tragici rovesci, di non avere
successo nella vita; sono tutte evenienze che saprà superare alla grande.
Lo dice la storia, soprattutto lo
dice il Signore: “…eterno sarà il ricordo del giusto. Cattive notizie non avrà
da temere, saldo è il suo cuore, confida nel Signore.” (dal Salmo 111) La sua
vita sarà di esempio, potrà essere osteggiata da molti, sarà a rischio
martirio, ma proprio per il senso di giustizia che alberga nel suo cuore, darà
senso e dignità ad ogni scelta che si troverà a dover fare.
Non avrà timore ad
esporsi, con l’umiltà che accompagna la forza delle sue opere, e se pure
affronterà fatiche, incomprensioni, discriminazioni, non si tirerà indietro. E’
suo il detto di San Francesco: “tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi
è diletto”, perché guarda al bene che può essere seminato, che può essere
raccolto, nonostante tutto il male che pervade il mondo. Le sue azioni sono,
comunque, ricondotte alla legge del Signore, corroborate dalla preghiera e
dalla consapevolezza dei propri limiti, simili a quelle dell’Apostolo: “…mi
presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione.” (dalla
prima Lettera di San Paolo ai Corinti)
Il superamento dell’inadeguatezza
viene, non c’è dubbio, dall’ascolto della Parola.
Il suo annuncio è una conseguenza,
perché quella Parola diverrà luce per molti, aiuterà molti a trovare la strada
della salvezza. Perciò, la luce del giusto splenderà per gli altri, proprio in
forza della Parola.
“Ogni mattina, quando scendo dal
letto, io entro nell’arena” (Sant’Ignazio d’Antiochia). La vita, così intesa,
appare come un combattimento. In primis, con sé stessi, per proseguire pur con
tutto quello che di disumano ci accade attorno.
Per salvaguardare soprattutto
quelli che ci stanno vicino, nella nostra casa, fra i nostri parenti, fra i
conoscenti, gli amici più cari, così come ci ricorda il profeta: “…non consiste
forse il digiuno che voglio nel dividere il pane con l’affamato senza
trascurare i tuoi parenti?” (dal Libro del profeta Isaia)
Come dire che quando sei disposto
a spenderti, a rinunciare a qualche cosa, comincia dal povero che ti sta
accanto. Soprattutto: “quando si digiuna, l’astinenza migliore è sempre quella
dalla malvagità, che è di più dell’astinenza da pane e da acqua” (Afraate, il
saggio). Il giusto comincia proprio da lì, dal rinunciare al male, dal
condannare implicitamente il male.
Oggi è necessario, più che mai.
Oggi tutti noi siamo chiamati ad essere giusti affinché: “…risplenda la vostra
luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria
al Padre vostro che è nei cieli.” (Vangelo secondo Matteo)
Notiamo bene, non perché, vedendo
le buone cose fatte, si incensi e si loda chi le ha realizzate, bensì si renda
onore all’Opera del Padre. Questo è quando chiede Gesù.
La tentazione di volersi
pavoneggiare per quel poco di buono che si riesce a fare nel proprio orticello
è sempre così presente che spesso svilisce il senso di quel che si fa. Occorre
ritornare, in tal caso, alla fonte che è la giustizia, parallelamente alla fede
che dovrebbe ben distinguerci, come scrive Trilussa in questi brevi versi: “Chi
non arde non vive. Com’è bella / la fiamma d’un amore che consuma, / purché la
fede resti sempre quella”.
Purché, aggiungo io, la fede vada
di pari passo con la speranza e la carità. Soprattutto quest’ultima, la carità,
che è la massima espressione di amore nei confronti del Buon Dio. Ecco, così la
luce del giusto brillerà davvero davanti al mondo.
Is 58,7-10 / Sal
111(112) / 1Cor 2,1-5
/ Mt 5,13-16digiemme
