Seconda DOMENICA dopo NATALE (ANNO A)

LA LUCE NEL MONDO

L’incarnazione del Verbo è la rivelazione
della dignità di ogni persona umana

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Alzarsi quando è ancora buio, iniziare a camminare nell’incertezza di essere sulla strada giusta, scrutare le prime ombre che il sorgente chiarore dell’alba disegna attorno, mentre in lontananza il cielo si fa più chiaro con i primi raggi dell’aurora. Poi, all’improvviso tutto compare, la luce s’impone su tutto e ti avvolge, allontanando la paura e le tenebre sono debellate. Che sensazione di pace, che stimolo ad aumentare il passo, mentre davanti a te la tua ombra si allunga e vai felice perché la luce ti scalda ed un altro giorno dà senso alla tua vita.
E’ un’esperienza da vivere, che apre il cuore alla comprensione di quella luce di cui parla il Vangelo di Giovanni: “…veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.”

Che illumina ciascuno di noi! Che trasforma la nostra dimensione corporale in qualcosa di più profondo perché se è vero che siamo dentro ad un mondo che se ne va, è anche vero che siamo in grado di andare incontro alla luce che viene. Con i nostri limiti, ma pure con i nostri privilegi, usando l’intelligenza, cioè “leggere dentro” noi stessi. Il Buon Dio, inoltre, ha posto la sapienza: “…prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creata, per tutta l’eternità non verrà meno.” (dal Libro del Siracide)
Abbiamo tutto da guadagnare ad ascoltarla, senza lasciare che le sirene del mondo abbiano il sopravvento sul nostro essere discepoli di Gesù fin dal nostro Battesimo. Infatti, come scrive San Paolo: “…in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità.” (dalla Lettera agli Efesini)
Non possiamo, perciò, deluderlo. “Ecco ciò che ha fatto il Signore nella mia vita: un cielo anticipato. Perché ci propone di abitare in noi in ogni istante del giorno e della notte e ci chiede di vivere in società con lui.” (Santa Elisabetta della Trinità)
Ho riportato questa riflessione perché solo così si potrà comprendere come testimoniare la carità: nell’amore nei confronti del Signore e, conseguentemente, nel servizio verso i fratelli nel bisogno.
Il prologo di Giovanni, inoltre, ci dice che: “…Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo ha riconosciuto.”
E continua a non riconoscerlo, nonostante la testimonianza di una miriade di santi. C’è bisogno ancora di altra gente disposta ad essere specchio di quella luce che squarcia il buio del mondo. E’ difficile trovarla, però, basta poco, poi provvederà il Signore a fortificarci, come dice il Salmo: “…ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.” (dal Salmo 147)

In poche parole ci indica la strada: è quella della famiglia.
E’ qui che dobbiamo rinsaldare la comunione fra i coniugi, fra le generazioni.
E’ qui che possiamo dare continuità alla procreazione, che possiamo dare forza ai valori portanti di ogni società civile.
E’ qui che si costruisce la chiesa domestica voluta da Dio come cellula portante della sua Chiesa.
E’ qui che si potrà “affermare che il ringraziamento è la forma più alta di pensiero e che la gratitudine non è altro che una felicità raddoppiata dalla sorpresa.” (G.K. Chesterton)
Allora se la luce dell’aurora è quella che illumina la terra, ciascuno di noi, ogni mattina, è soprattutto l’altra luce, quella vera, che schiarisce anche gli angoli più nascosti della nostra esistenza, fatta di slanci e di indifferenza, di generosità e di egoismi, di umiltà e di superbia, di ringraziamento e di rifiuto. Come pure di tenerezza e di durezza nel cuore che bisogna, a questo punto, lasciar riparare e poi scaldare da quella “luce” quella che venne, e viene, nel mondo.

Sir 24,1-4.12-16  /  Sal 147  /  Ef 1,3-6.15-18  /  Gv 1,1-18

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