19 settembre 2020

IL REGNO NELLA VIGNA

XXVma Domenica T.O. (Anno A)

Mentre partecipavo al funerale di un mio carissimo amico, mi domandavo se si trattava di un operaio del mattino o dell’ultima ora. In ogni caso, pensavo, secondo la parabola del lavoro nella vigna del Padrone, la paga sarebbe stata la stessa. In ogni caso, fino a prova contraria che solo il Buon Dio conosce, anche lui ha contribuito a costruire il Regno dei Cieli:
“…il Regno dei Cieli è simile…” (dal Vangelo di Matteo).
E’ simile a quanto sapremo ben lavorare in quella vigna cui il Padrone ci ha mandato quando siamo stati battezzati fin da bambini. Siamo quelli della prima ora con cui:
“…si accordò per un denaro…”
Battezzati nel giro di pochi giorni dalla nascita. Per me, per quanto mi ha raccontato mia madre, c’è pure stata la “presentazione al tempio”. Poi, inseriti in un contesto famigliare e sociale impregnato di sano cristianesimo, siamo ancora e ancora mandati in quella vigna: “…andate anche voi nella vigna, quello che è giusto ve lo darò…”
E ci facciamo assidui al rispetto del precetto festivo, all’accostamento ai Sacramenti, all’adesione delle pratiche devozionali. Questa volta ci viene detto che riceveremo il giusto. Come pure lo riceverà, nella stessa misura, l’ultimo incallito peccatore, là in attesa del “dono” della chiamata al lavoro della vigna: “…perché ve ne state tutto il giorno senza fare niente. Andate anche voi nella vigna.”
A dire il vero, questi ultimi risposero che nessuno li aveva presi. Un rimando alla responsabilità della missione? Non c’è più nessuno che va alla ricerca degli ultimi da salvare? Non si faccia confusione fra l’essere il “prete degli ultimi” solo se si è un buon operatore sociale e il “prete degli ultimi” che porta loro Gesù e la conseguente salvezza dell’anima. In ogni caso, lasciamoci considerare anche noi degli “ultimi” e rispondiamo con serietà all’esortazione del Profeta: “…cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino.” (dal Libro del Profeta Isaia).
Secondo il Vangelo è il Signore che va a cercare gli operai, che va nella piazza quando meno te l’aspetti e capita, quindi, che ti trovi assunto senza quasi saperlo. Come è successo ad André Frossard, il famoso scrittore e giornalista ateo, che entrando in una chiesa per curiosità fu irresistibilmente chiamato dalla fiammella di una candela accesa davanti al Santissimo. Ecco perché le chiese devono restare aperte. Ecco come e perché: “…il Signore è vicino a chiunque lo invoca, a quanti lo invocano con sincerità.” (dal Salmo 144).
Ogni giorno, grazie al telefonino, posso leggere una breve storia dei santi e dei beati che la Chiesa ricorda e commemora. Sono quasi tutti martiri e, comunque, persone che hanno scelto di vivere la loro vita come dice l’Apostolo delle genti:“…comportatevi, dunque, in modo degno del Vangelo di Cristo.” (dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi).
Naturalmente la raccomandazione vale per tutti coloro che vogliono professarsi cristiani. Perché i Santi sono tali e sicuramente non se la prendono se ricevono lo stesso denaro del mio amico, nonostante la diversa testimonianza resa per il Regno di Dio, ma nello stesso tempo per riscuotere il giusto bisogna passare dall’ufficiale pagatore, che altro non è che la Chiesa. E’ questa la vigna di quel Padrone, il Regno sta in questa vigna.
Is 55,6-9 / Sal 144(145) / Fil 1,20c-24.27 / Mt 20,1-16
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