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domenica 29 maggio 2016

DIARIO DI UN PELLEGRINO:NAJERA – SANTO DOMINGO DE LA CALZADA 14.08.2008 nona tappa – h.5,45 di cammino

Il servizio è il cammino dell’umiltà
L’umiltà è il cammino del perdono
Il perdono è il cammino dell’amore
L’amore è il cammino della perfezione.
(C.T.Pastorino)
Ci alziamo che è ancora buio e cerchiamo le frecce gialle alle 6,45 per le strade di Najera.
Quando siamo fuori dall’abitato e ci voltiamo per il saluto definitivo, le cime delle rocce rosse sono appena segnate dall’aurora che trascolora l’orizzonte.
Limpida, arrossata, s’innalza la siluette di una solitaria croce in lontananza.
Davanti già si stende la Sierra de La Demanda e, affascinati, ascoltiamo tutt’intorno il silenzio che cresce con l’alzarsi del sole. Uno spettacolo che vale tutto il costo del biglietto che, grazie al cielo, è gratis, puro dono.
Il cammino è meno difficile del previsto, nonostante il dolore al polpaccio destro e, per Mariella, ai piedi in generale.

IL CIBO DEL MIRACOLO


Corpo e Sangue di Cristo
Caliz del Milagro

Uno dei luoghi più suggestivi e simbolo di tutto il Cammino di Santiago è senz’altro O Cebreiro.
E’ lo spauracchio dei pellegrini perché bisogna salire a 1300 metri di altezza e tutto ciò richiede buone gambe e disponibilità alla fatica da affrontare con pazienza e sacrificio. Poi si è ripagati dagli splendidi paesaggi che si possono gustare a vista d’occhio. Come pure si apprezzerà la bella primitiva chiesa preromanica dedicata a Santa Maria la Real. E qui ci si ferma perché l’emozione è grande, ci si trova davanti alla presenza del “Caliz del Milagro” legato al “miracolo Eucaristico” avvenuto all’inizio del XIV secolo. Ecco la storia: un sacerdote deluso dalla sua condizione di vita, là inviato ad esercitare il suo ministero nella solitudine, in mezzo a
gente zoticona ed ignorante, con poca soddisfazione e poca partecipazione; un contadino di un villaggio vicino che per partecipare alla Santa Messa salì al O Cebreiro, nonostante l’imperversare di una tormenta di neve che lo fece arrivare in ritardo, provocando, in cuor suo, un forte dispiacere. Il sacerdote che celebrava si domandava a chi servisse quella Messa in un giorno d’inverno con tempesta di neve in corso, e quando vide arrivare il contadino rise, silenziosamente, di lui e di tutta quella fatica per ricevere un po’ di pane e di vino. Eppure avrebbe dovuto ricordare…”offrì pane e vino…e benedisse” (Genesi). Ma, al momento della consacrazione, l’ostia che egli teneva in mano si trasformò realmente in carne ed il vino in sangue, facendo trasalire il sacerdote . Il contadino ricco di fede e il prete incredulo sono seppelliti insieme, uno accanto all’altro, sotto il “Caliz del Milagro” che testimonia una verità incontestabile ancora oggi, soprattutto oggi, quando vorremmo tutto ridurre ad una razionale spiegazione, pena la derisione di chi crede in umiltà e fede.

sabato 21 maggio 2016

L’AMORE INFINITO


Santissima Trinità 
Ogni qual volta mi trovo al cospetto della Santissima Trinità, non so mai da dove cominciare per pormi nella giusta predisposizione ad ascoltare gli enormi, per me, interrogativi circa il Mistero che ci avvolge nel foro interno come nello stare nella Chiesa.
Come ci rapportiamo con questa presenza in noi, fra di noi?
Proviamo a porci “faccia a faccia”:
-     con il Padre = tutto ciò che abbiamo è suo, ma non è proprietà privata. Tutto il suo ce lo affida: la vita, la natura, le cose, l’eternità, il suo Amore Infinito.                   
-     con il Figlio = si è fatto come noi, ha fatto il nostro stesso cammino, ha avuto i nostri stessi sentimenti. Ha incarnato l’Amore Infinito e lo ha sacrificato sulla croce per noi in modo vero, concreto, voluto, cercato come riscatto per i nostri peccati.
-       con lo Spirito Santo = c’infonde il dono della Grazia per la comprensione, l’accettazione del

domenica 15 maggio 2016

LA CATTEDRA DELLO SPIRITO


Domenica di pentecoste
“…Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà…”  -  “…li udivano parlare nelle nostre lingue…”.  Cosa avrà mai da insegnarci questo Paraclito?, cosa hanno mai da parlare quei discepoli?
Non c’è dubbio, la storia della “redenzione”, in particolare della nostra redenzione. Se non passiamo da questa conoscenza, se non ne comprendiamo l’origine, di noi non resterà che un pugno di polvere che, con l’aria che tira, se va bene, qualcuno dei discendenti penserà, ecologicamente parlando, di disperdere al vento. Meglio allontanare, per adesso, questa idea peregrina. Piuttosto, proviamo a cercare conferma nel Salmo “…quante sono le tue opere, Signore!, le fai tutte con saggezza, la terra è piena delle tue creature.” E ciascuno di noi ne fa parte.
Ecco che inizia e continua con coi la creazione. Vengono le vertigini, a pensarci sopra, che la creazione continua, fra le tante opere del Signore, con la mia venuta al mondo, con il mio esserci, con la mia persona. Nessuno può offrirmi di più, nessuno può considerarmi più persona del fratello Gesù Cristo. Attraverso Lui passa la mia redenzione, i miei peccati, a cominciare da quello originale, se li è caricati sulla sua schiena, insieme al “patibulum” e questo lo capisco perché i suoi discepoli, subito, appena dopo la Sua morte e resurrezione hanno vinto la paura e con il dono promesso dello Spirito Santo hanno cominciato a parlare tutte le lingue del mondo per annunciarlo.

giovedì 12 maggio 2016

DIARIO DI UN PELLEGRINO: NAVARRETE – NAJERA Nona tappa 13 Agosto 2008 h.5 di cammino

“Egli dà la forza allo stanco e moltiplica il  vigore allo spossato.
 Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e
 cadono, ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza,
 mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano
 senza stancarsi.” (Is 40,29-31)
Ci viene prospettata una tappa come quella di ieri, con una partenza, però, da handicap perché sperimento l’incubo di ogni pellegrino, una vescica al mio piede destro. La Parola di Isaia mi è di consolazione e la giornata è tutta davanti a noi.
Appena fuori da Navarrete si passa davanti al cimitero dove si può ammirare un bel portale gotico. Un segno della croce contornato da una parte di una bella poesia di un pellegrino, Fabio Cattaneo, è quanto ci vuole per iniziare bene: 
 
"fermati straniero, arresta un istante il tuo passo veloce pieno di vita e geloso del mondo; getta un momento la tua ombra frettolosa sull’arida pietra riarsa dal sole; togli col tuo sguardo la polvere dei secoli che muta e pesante, bagnata dall’odio, ristagna sul vecchio sasso rovente”.

domenica 8 maggio 2016

ALZA I TUOI OCCHI AL CIELO E VEDRAI…


Ascensione del Signore
Proviamo ad immaginare la scena: i discepoli che pendevano dalle sue labbra e si rendono conto che lo stanno per “perdere” dopo averlo “ritrovato”. Credevano che dopo la crocifissione tutto fosse finito, poi quaranta giorni di felicità immensa, incomprensibile anche per il più fiducioso, una felicità che scaturisce dal contemplarlo con occhi nuovi, dal sentire che veramente tutto sarà nuovo, che tutto dipenderà anche da loro. L’ascensione, la decisione di tornare al Padre, indica, appunto, che da quel momento saranno loro, i discepoli che Gesù si è scelto, a dover guidare i fratelli a guardare in alto, a confidare nel Padre. Ma, ancora una volta, non saranno soli, Gesù promette la discesa dello Spirito Santo su di loro, il dono a sigillo dell’amore sconfinato che Dio ha per gli uomini.
Ancora, riusciamo ad immaginare i volti di quegli uomini che vedono nello sfolgorio di luci il loro Maestro che si alza verso l’alto, verso il cielo e guardano estasiati, sicuramente… “prostrati davanti a Lui…e poi tornarono a Gerusalemme  con grande gioia…”.
E noi? Noi siamo capaci di prostrarci quando ci accostiamo all’Eucaristia? Torniamo a casa, dopo la Messa, con il cuore pieno di gioia?

domenica 1 maggio 2016

C’E’ PACE E PACE



VI domenica di Pasqua

Padre Pio diceva “basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni”.
Allora si capisce molto bene perché il Signore ci parla della sua pace. Padre Pio ne era ben cosciente e nel suo sacrificio aveva messo in conto quella sofferenza che, profeticamente, sapeva si sarebbe aggravata ulteriormente. Ai suoi tempi, infatti, non si era ancora diffusa, a macchia d’olio, la nefasta imposizione di leggi legalizzanti l’aborto.
E il mondo si avviava verso la catastrofe: le guerre continuano, anzi sono addirittura più infauste di quelle mondiali; l’ingiustizia dilaga nonostante le candide carte costituzionali e tutti i trattati internazionali; la terra si abbruttisce sempre più; la dittatura economico-finanziaria delle multinazionali controlla e gestisce quelle “politiche” e parlare di democrazia, oggi, vuol dire continuare a prendersi in giro.