venerdì 25 gennaio 2019

LA DOMENICA DEL SIGNORE


Terza Domenica T.O.(Anno C)
Mi viene in mente quella canzone che diceva: “domenica è sempre domenica, si sveglia la città con le campane…”, famosa ai tempi del “Musichiere”, mentre si soffermano gioiose immagini di persone che vanno verso la chiesa per la Messa. Poi mi scuoto e rileggo le Parole di Neemia:
“…questo giorno è consacrato al Signore, non fate lutto e non piangete.”
E’ bastata una generazione per rendere la domenica il giorno del consumo, dello svago, dello sballo. Tranquilli, al lutto chi ci pensa più, a maggior ragione il piangere è da escludere per lasciar posto ad un divertimento solo fine a sé stesso. Al Signore, al giorno a Lui consacrato non ci pensa quasi più nessuno. La creazione, però, quella non molla e continua a richiamare, con le sue meraviglie, alla contemplazione del creato quale opera di Dio:
“…i cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia.” (dal Salmo)

sabato 5 gennaio 2019

LA STELLA DEL MISERO


Epifania del Signore 
Conosciamo bene la storia della stella cometa, che apparsa ai re magi a tempo debito, permette loro di arrivare al cospetto del Re dei re, così come ci viene narrato dai Vangeli. E’ una stella importante e giustamente viene messa in rilievo anche nei presepi e nei racconti favolistici che ci offrono quell’alone di mistero e di magia che tanto affascinano la nostra fantasia. C’è invece una stella, ancora più lucente, che brilla in eterno per indicare la vera strada a tutti gli uomini, soprattutto i più bisognosi:
“…perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri. (dal Salmo 71)
Questa stella si manifesta su una culla di paglia, nelle sembianze di un neonato, ed attira a sé proprio i più miseri fra gli uomini, quelli che non si vantano delle proprie ricchezze e del proprio potere, quelli che non bestemmiano il cielo per la loro condizione di vita, quelli, insomma che sanno mettersi in viaggio, si direbbe oggi, in gioco, indipendentemente dal luogo di partenza. Sono miseri perché si fidano, come i pastori, sono miseri perché offrono ciò che hanno, come i Re Magi, sono miseri perché sanno rispondere alla chiamata:
“…le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo ed ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.” (dalla Lettera agli Efesini)