domenica 29 maggio 2016

IL CIBO DEL MIRACOLO


Corpo e Sangue di Cristo
Caliz del Milagro

Uno dei luoghi più suggestivi e simbolo di tutto il Cammino di Santiago è senz’altro O Cebreiro.
E’ lo spauracchio dei pellegrini perché bisogna salire a 1300 metri di altezza e tutto ciò richiede buone gambe e disponibilità alla fatica da affrontare con pazienza e sacrificio. Poi si è ripagati dagli splendidi paesaggi che si possono gustare a vista d’occhio. Come pure si apprezzerà la bella primitiva chiesa preromanica dedicata a Santa Maria la Real. E qui ci si ferma perché l’emozione è grande, ci si trova davanti alla presenza del “Caliz del Milagro” legato al “miracolo Eucaristico” avvenuto all’inizio del XIV secolo. Ecco la storia: un sacerdote deluso dalla sua condizione di vita, là inviato ad esercitare il suo ministero nella solitudine, in mezzo a
gente zoticona ed ignorante, con poca soddisfazione e poca partecipazione; un contadino di un villaggio vicino che per partecipare alla Santa Messa salì al O Cebreiro, nonostante l’imperversare di una tormenta di neve che lo fece arrivare in ritardo, provocando, in cuor suo, un forte dispiacere. Il sacerdote che celebrava si domandava a chi servisse quella Messa in un giorno d’inverno con tempesta di neve in corso, e quando vide arrivare il contadino rise, silenziosamente, di lui e di tutta quella fatica per ricevere un po’ di pane e di vino. Eppure avrebbe dovuto ricordare…”offrì pane e vino…e benedisse” (Genesi). Ma, al momento della consacrazione, l’ostia che egli teneva in mano si trasformò realmente in carne ed il vino in sangue, facendo trasalire il sacerdote . Il contadino ricco di fede e il prete incredulo sono seppelliti insieme, uno accanto all’altro, sotto il “Caliz del Milagro” che testimonia una verità incontestabile ancora oggi, soprattutto oggi, quando vorremmo tutto ridurre ad una razionale spiegazione, pena la derisione di chi crede in umiltà e fede.

Ecco, quante sono le Sante Messe celebrate tanto per…per riunire l’assemblea, per stare insieme almeno una volta alla settimana,…anche se sempre più pochi, perché il prete deve dire messa almeno una volta al giorno, eppure se…”dal seno dell’aurora, come rugiada io ti ho generato…tu sei sacerdote per sempre.” (Salmo), sia il sacerdote che i fedeli si rendessero conto di ciò che stanno per fare….
Ma, davvero noi che andiamo a messa crediamo nella presenza vera e concreta di Gesù Cristo nell’Eucaristia, nel suo ripetuto Sacrificio che viene offerto al Padre per la remissione dei nostri peccati? Davvero sappiamo guardare a quell’Ostia alzata, quel Calice proposto e offerto dal Sacerdote “per sempre”, senza dubitare un attimo, senza pensare che non è altro che un gesto, solo un rituale fatto in memoria?
Eppure basterebbe…”ogni volta, infatti, che mangiate questo pane e bevete questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché Egli viene…” (1Cor.), per capire che è così: Egli è lì, con noi, per noi, in corpo e sangue, non siamo noi che siamo lì per noi stessi, è Lui che si dà a noi per condurci al Padre. Se non crediamo questo, tanto vale andare a Messa, sostituiamola con una bella tavolata, con una bella conferenza, con una buona lettura, con una gita fuori porta, con un giro all’iper e staremo, forse, bene lo stesso. Si fa per dire.
Noi abbiamo bisogno di Gesù Cristo, di contemplarlo, sorpresi per il dono che ci viene offerto ad ogni Santa Messa, come un miracolo che si rinnova proprio per noi. Infatti, se e quando il dubbio assale anche noi, quando si tratta, comunque, di essere fedeli al precetto festivo, lasciamoci portare dal Mistero Eucaristico, vero ristoro e vera presenza amica di Chi non è mai stanco di noi. Anzi, addirittura…”li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla…”(Vangelo di Luca); come a dire: ora tocca a voi e, tranquilli, non distribuite palline (pani e pesci), ma andate vivendo di me. Andate e raccogliete, non avanzate nulla…”e furono portati via i pezzi loro avanzati.” (Vangelo), perché Io possa essere cibo di molti, fino ai confini del mondo.
Gen 14,18-20 / Sal 109(110) / 1Cor 11,23-26 / Lc 9,11b-17

digiemme

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