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mercoledì 18 settembre 2013

CIAO PADRE, CIAO MADRE ! ! !



“Buongiorno signora Maestra, sono il “genitore2” del “primogenito Luigi”. Sono venuto io per il colloquio perché il “genitore1” è impegnato e il “progenitore4” (la nonna materna) mi ha riferito dell’urgenza…”. E’ questo uno degli approcci verbali che saremo obbligati ad usare, se dovesse passare l’ipotesi di cancellare l’uso delle parole “padre” e “madre”.
Ogni tanto anche in Italia c’è qualche fantasmagorico amministratore pubblico che propone di cambiare le carte in tavola.


E’ successo, come si sa, a Venezia, fra la quasi incredulità dell’intero Consiglio Comunale. Ciò che è più grave, però, è l’aver trovato eco favorevole in un intervento di un Ministro della Repubblica, tale Ministro per le “pari opportunità” (per fortuna tale delega non prevede quella della “famiglia” che il Governo delle Larghe Intese ha ritenuto, epperò, non importante e perciò non l’ha assegnata). Tralasciamo di riportare nomi e cognomi per evitare pubblicità gratuita. Occorre, invece, non sottovalutare tali derive pseudo-culturali perché Zapatero e Hollande insegnano. Con la discussione in Parlamento di una possibile legge anti-omofobia siamo, purtroppo, ben indirizzati verso quei lidi.
Teniamoci stretta la possibilità di chiamare i nostri genitori padre e madre ( o papà e mamma): è il modo più sicuro per essere ancora considerati figli, anche quando e, soprattutto, si è chiamati alla vita. Solo così riusciamo a comprendere perché in questa umanità ci sono fratelli e sorelle da accogliere sempre e comunque, indipendentemente dalle aberrazioni legislative che periodicamente tentano di distruggere la famiglia.

Gaetano Mercorillo.

sabato 7 settembre 2013

Chiesa della "Madonna degli Angeli" a Vigevano



Domenica 1 settembre è ripresa presso la nostra Chiesa della Madonna degli Angeli la celebrazione della Santa Messa domenicale alle ore 9,15. Dopo la chiusura per i due mesi estivi di luglio e agosto, si ritorna a vivere con la partecipazione della piccola comunità che si ritrova per rinnovare il Sacrificio Eucaristico grazie alla presenza officiante di un sacerdote del vicino convento dei Frati Cappuccini. E’ una grazia che permette ancora di tenere in vita questa Chiesa.
Italia Mappe/chiese e luoghi religiosi
Perché, diciamocelo francamente, una Chiesa senza una presenza liturgica significativa, ben che vada, si ritrova ad essere considerata un interessante museo, o peggio, trasformata in una accogliente sala pubblica polivalente, se non abbattuta per mere esigenze urbanistiche.
Queste considerazioni le meditavo, sollecitato da una veloce lettura di un articolo su quanto sta avvenendo in Francia: circa 2800 chiese rischiano di essere abbattute o vendute a causa del loro scarso utilizzo. E’ il frutto del secolarismo, è la sempre più bassa percentuale di francesi che praticano e frequentano la Santa Messa, è la diminuzione delle vocazioni sacerdotali, sta di fatto che si smantella, senza colpo ferire, una storia e una cultura di un popolo che si perde nelle melme di una società post-cristiana, una società che proprio non ha più nulla da dire e da costruire. 
Sentivo a Radio Maria che questa situazione la si sta vivendo, se non peggio, anche in Olanda, dove la Chiesa Cattolica è ormai ridotta al lumicino, frutto di quell’anelito post Concilio di una Chiesa olandese posta sul più spregiudicato progressismo, in ottemperanza alle direttive dei Vescovi di allora, di cui ora, desolatamente, si fa il raccolto: di quella Chiesa locale non rimane forse neppure un “piccolo resto”.
Perciò, domenica scorsa, mi sono immerso in una preghiera di ringraziamento per il dono di questa nostra Chiesa della Madonna degli Angeli che ci permette di capire che se siamo cristiani lo dobbiamo a chi ci ha preceduto nella testimonianza della fede, lasciandoci anche in eredità la cura  e l’amore per le cose terrene, come la nostra Chiesa, per essere rivolti, così, alle cose di lassù.
Chiesa Madonna degli Angeli e a fianco il Centro di Aiuto alla Vita
E mi sono pure permesso una preghiera di supplica affinché i partecipanti alla celebrazione della Santa Messa non venissero mai meno a questo appuntamento, quale impegno di nostra testimonianza per quanto questa Chiesa rappresenta nella nostra città, essendo una delle più antiche e una dei più preziosi gioielli da custodire. E in cuor mio augurandomi pure che altri possano aggiungersi: bisogna alzarsi solo un po’ più presto del solito, ma un piccolo sacrificio non guasta mai. E poi…non siamo francesi.
Gaetano Mercorillo

mercoledì 14 agosto 2013

Cultura dello scarto

Nei giorni di questa estate di gran caldo, come da aspettarsi, ma anche di gran disastri purtroppo, lasciamo per un attimo questioni e situazioni meteorologiche cercando di comprendere con l'aiuto del Santo Padre il significato del titolo: "Cultura dello scarto".
Tralasciando i moltissimi ambiti nei quali questa espressione è significativa, ci soffermiamo sul significato più importante per noi e per il nostro blog, quello della "vita".
Il 12 agosto, Papa Francesco ha inviato un messaggio in occasione dell'apertura della Settimana Nazionale della Famiglia, promossa dalla Conferenza episcopale brasiliana; chiaro il riferimento alla famiglia come grembo "per la trasmissione ed educazione alla fede cristiana", "per trasmettere con le parole e con le opere le verità fondamentali sulla vita e sull'amore umano", e soprattutto "di fronte alla cultura dello scarto, che relativizza il valore della vita umana ... i genitori sono chiamati a trasmettere ai loro figli la consapevolezza che essa deve essere sempre difesa, sin dal grembo materno".
Ci affidiamo ad un articolo, a firma di Massimo Introvigne, pubblicato sul quotidiano on line "La nuova bussola quotidiana":"Papa Francesco ha parlato diverse volte della «cultura dello scarto», un'espressione che a Buenos Aires aveva applicato specificamente a una cultura della morte che «scarta» i bambini indesiderati con l'aborto e i vecchi malati con l'eutanasia. Dal messaggio pubblicato ieri si evince che il senso in cui il cardinale Bergoglio a Buenos Aires e Papa Francesco a Roma usano l'espressione «cultura dello scarto» è proprio lo stesso. «Di fronte alla cultura dello scarto che relativizza il valore della vita umana - scrive il Papa - i genitori sono chiamati a trasmettere ai figli la coscienza che la vita deve sempre essere difesa, già dal grembo materno, riconoscendola come un dono di Dio e garanzia del futuro dell'umanità, ma anche nell'attenzione ai più vecchi, specialmente ai nonni, che sono la memoria vivente di un popolo e coloro che trasmettono la sapienza della vita».
In questa estate di gran caldo, un invito al valore fondamentale della vita umana fin dal grembo materno può essere un buon pensiero in un momento di serenità.

giovedì 30 maggio 2013

Maria e la Vita

Al termine del mese di Maggio, tra propositi più o meno espressi, più o meno buoni, abbiamo la possibilità quest’anno di prendere in considerazione un proposito in particolare, che si ispira a Maria e per tutti noi può diventare il punto di partenza e il fondamento su cui impostare, impegnare e, perché no, giocare la nostra vita: “Maria e la Vita”.
Prendiamo spunto da una bella omelia di Papa Francesco, al tempo in cui era ancora cardinale di Buenos Aires nel 2011, omelia tenuta in occasione della Solennità dell’Annunciazione, il 25 marzo, nella quale il futuro Papa ci aiuta a comprendere il legame di “Maria con il suo prendersi cura della Vita”.
Dalla Radio vaticana (in data 25/03/2013):
Ricordiamo le sue (del Papa) parole di allora con il servizio di Debora Donnini:
E’ la vita stessa di Maria a raccontare concretamente cosa significhi accompagnare la vita.
Per farlo arrivare al cuore dei fedeli, il cardinale Bergoglio ripercorreva l’esistenza della Vergine di Nazareth, che “accompagna la vita di suo Figlio e accompagna la sua morte”.
Proprio nel giorno dell’Annunciazione comincia, infatti, il cammino di accompagnamento di Maria.
Fin da quando sta per dare alla luce, deve intraprendere un viaggio per rispettare la legge, per il censimento, accompagna Gesù nella nascita senza alcuna comodità e, dopo la grande gioia al ricevere i pastori e i Magi, arriva la minaccia di morte e la fuga in Egitto. Come con delicate pennellate, l’arcivescovo di Buenos Aires descriveva la Vergine che accompagna quella vita che cresce, “accompagna la sua solitudine” quando “lo torturarono tutta la notte”: è Lei ai piedi della Croce, Lei che nella sua profonda solitudine non perde la speranza e poi “accompagna la sua Risurrezione piena di gioia”. E infine il suo stesso Figlio le affida la Chiesa nascente, che da allora Lei accompagna e “continua - diceva il cardinale Bergoglio - ad accompagnarci nella vita della Chiesa perché vada avanti”.
Sembra quasi un Cantico quello del porporato su questa “donna del silenzio, della pazienza, che sopporta il dolore” e che “sa rallegrarsi profondamente” con l’allegria di suo Figlio.
La contemplazione della vita della Vergine porta ad una domanda centrale che il cardinale Bergoglio rivolgeva ai fedeli: “Sappiamo accompagnare la Vita?”.
Il porporato parla della vita dei figli ma anche di quelli che “perdonino l’espressione – dice - sembrano essere ‘figli di nessuno’”. “Mi preoccupano anche a me?”, chiedeva. L’arcivescovo esortava a farsi una serie di domande: “Qualche volta ho pensato che quello che spendo per prendermi cura di un piccolo animale potrebbe essere alimento ed educazione per un bambino che non ce l’ha?”. E ancora: “Come stanno i tuoi genitori? Come stanno i tuoi nonni?...Li accompagni?”, domandava. "Il peggio che ci possa capitare" - afferma - è che abbiamo troppo poco amore per prenderci cura della vita. Maria, infatti, è “la donna dell’amore”, sottolineava il cardinale Bergoglio: “se non c’è amore non c’è posto per la vita”, c’è l’egoismo.
E dunque, proseguiva, “amore" e “coraggio” sono ciò che bisogna chiedere oggi a Maria per “prenderci cura della vita”. Qualcuno potrebbe chiedersi come portare l’amore nel mezzo di tante contraddizioni e prendersi cura della vita fino alle sue ultime conseguenze. Il porporato citava Pio XI che diceva: “Il peggio che ci accade non sono i fattori negativi della civilizzazione ma il peggio che ci accade è la sonnolenza dei buoni”.
Maria – concludeva il cardinale Bergoglio – non concesse anestesie all’amore”.
E la preghiera che l’arcivescovo di Buenos Aires Le rivolgeva era quella di poter amare seriamente, di non essere “sonnolenti”, e di “non rifugiarci” nelle mille anestesie “che ci presenta questa civilizzazione decadente”.

lunedì 15 aprile 2013

Ci facciamo aiutare da un bell'articolo della rivista"Il Timone"a firma di Francesco Agnoli, per proporre e illustrare la IIIa Marcia per la Vita che si terrà a Roma il 12 Maggio prossimo, dopo quella di Desenzano del 2011 e quella di Roma del 2012. "C'è tanta buona gente che apetta un segnale:ci sono tante persone che hanno bisogno di un gesto che dia speranza...Per non lasciarsi sconfiggere dall'idea che il male vince sempre. per lottare non solo contro l'aborto,... ma in generale per una nuova cultura della vita e della famiglia. ... Tutti vengono perchè hanno scelto di venire, pagano di tasca loro, non ci sono partiti politici, movimenti sponsorizzati, carovane prepagate a comando. Ognuno fa quel viaggio perchè, se lo guardi negli occhi capisci che ha un motivo vero, vivo, pieno di speranza. Le centinaia di manifestanti, associazioni e privati cittadini.... sono lì per dire a tutti che lasalvezza c'è, esiste, che la Verità si è incarnata e ha incontrato l'uomo, che niente è perduto se si torna a Gesù Cristo, Via, Verità e Vita....è già trascorso un anno, l'appuntamento è sempre a Roma, domenica 12 Maggio: partenza dal Colosseo fino a Castel Sant'Angelo per affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio..