sabato 24 ottobre 2020

L’AMORE PERFETTO

XXXma Domenica T.O. (Anno A)


Il primo comandamento ...
 


Gli eventi che giorno per giorno ci rotolano addosso sembra siano capaci di stravolgere le più recondite certezze su cui abbiamo impostato la nostra vita. Ci rendiamo conto che tutto sta cambiando velocemente e non in meglio. Ci sentiamo impotenti perché, in gran parte, non dipende da noi. Vorremmo agire in un modo, ma per svariati motivi non ci è possibile. Vorremmo seguire la corrente, eppure basta una folata di vento contrario per bloccarci, per non “sentirsi più a casa”. Perché vengono meno le radici, le nostre cose più care. Sentirsi a casa, significa, infatti, stare bene con le persone cui vogliamo bene, che ci fanno sentire protetti e sicuri. In realtà ci stanno sgretolando anche questo luogo, ma:
“… Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore.” (dal Salmo 17)
In realtà abbiamo costruito un mondo misero, dove ci facciamo beffa degli altri, dove il pettegolezzo e la facile critica rendono fragili ed insicure le nostre relazioni. Ammorbano gli ambienti in cui ci muoviamo, anche nella chiesa dove, invece, dovremmo far brillare, appunto, quella fortezza in cui tutti potrebbero trovare rifugio e salvezza.

giovedì 22 ottobre 2020

NOVE MESI PER LA VITA - OTTOBRE 2020

Domenica 25 Ottobre 2020 ore 16,00    
alla Chiesa della Madonna degli Angeli

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  La vita ci interpella: Il bivio della realtà

SPERANZA E AIFA:

Si potrebbe giocare sul nome del Ministro della Salute dell’attuale governo, ma di speranza in un ravvedimento non se ne vede all’orizzonte.
E’ convinto che sia cosa buona utilizzare la pillola per abortire a casa. Alla faccia della stessa legge 194.
Prevale ancora una volta la logica delle ideologie camuffate da scelte “etiche”.
Così ha pure giustificato l’AIFA (Azienda Italiana del farmaco), organo tecnico governativo, la decisione di autorizzare l’accesso alla “pillola dei cinque giorni  dopo” senza prescrizione medica .
Anche per loro è una scelta etica.

CAGNOTTO E LE OLIMPIADI

Aveva programmato tutto per arrivare alle prossime Olimpiadi, le sue ultime e comunque un record, ma il cielo le ha regalato un secondo figlio.
Per questa volta la medaglia è il figlio.
E’ stata per lei una scelta difficile: da una parte la prospettiva di portare la bandiera, dall’altra la consapevolezza di essere responsabile di una nuova vita.
Ebbene, ha scelto la vita, la famiglia, felice del dono ricevuto e della condivisione di quanti a lei vicini.

sabato 17 ottobre 2020

CHIAMATI PER NOME

XXIXma Domenica T.O.(Anno A) 

Isaia: io ti ho chiamato per nome
Fin dall’antichità la scelta del nome è sempre stata importantissima. Il nome serve per esprimere l’identità personale e familiare. Speriamo che questa prassi riesca a resistere alla buriana che ci sta travolgendo. Sono ormai assodati i tentativi di far passare per lecite le proposte di sperimentazioni con uteri artificiali per produrre in serie esseri umani. A quel punto veramente saranno chiamati, se mai avverrà, con dei serial/number e identificati con dei codici a barra. Fin tanto, però, che riusciremo ad identificare il Nome di Dio, incarnato in Gesù, avremo qualche possibilità di contrastare e cancellare i piani di “quello di sotto”. La certezza viene dal fatto che:
“…io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.” (dal Libro del profeta Isaia).

sabato 10 ottobre 2020

IL VELO STRAPPATO

 XXVIIIma Domenica T.O. (Anno A)

Mi sembra di ricordare che i primi martiri della famiglia francescana siano stati cinque frati inviati nel nord africa con l’intento di convertire i musulmani. Intenzione che era pure di San Francesco nei confronti del sultano dell’epoca. E’ storia e nessuno può cambiarla, il poverello d’Assisi se ne ritornò, però, a casa perché, in ogni caso, riscosse la stima dell’antagonista al punto che non permise a nessuno di fargli del male. Mi sovvengono questi fatti perché dal Vangelo di domenica leggo pure:
“…ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari, altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.” (dal Vangelo secondo Matteo).

sabato 3 ottobre 2020

I NUOVI VIGNAIOLI

XXVIIma Domenica T.O. (Anno A)

Ognuno di noi, ogni giorno, si mette in cammino con delle idee su come si svilupperà la giornata e si parte fiduciosi e, a volte, pure baldanzosi. Poi, puntualmente, si rischia lo scontro con le cose che non vanno e ci si scioglie come neve al sole, in uno stato d’animo infelice. Non è giustificabile questo stato di cose perché, a ben guardare, siamo nelle condizioni di non poterci lamentare di tutto quello che abbiamo. Per dirlo con il metro della Parola, alla luce della fede, noi viviamo e operiamo in una “vigna”, dove abbiamo tutto e possiamo raccogliere ogni ben di Dio. Eppure, ci lamentiamo, ci distraiamo, andiamo sulla torre per vedere le attrazioni che ci sono fuori, che ci ammaliano e ci fanno dimenticare i nostri doveri. Al punto che facciamo perdere la pazienza al Signore:
“…che cosa dovevo fare ancora nella mia vigna che io non abbia fatto?” (dal Libro del Profeta Isaia).
Quella domanda, sia ben chiaro, non vale solo per gli ebrei di allora, è attuale ed opportuna anche per l’oggi, per la Chiesa del secolo XXI, per noi, uomini e donne, che a parole ci diciamo cristiani e nei fatti, professiamo un altro credo. Cioè, non perseveriamo nei compiti che ci sono stati assegnati fin dal giorno del Battesimo, fin dal profondo delle viscere di nostra madre, quando già tutte le nostre ossa erano conosciute dal Creatore della vita.

sabato 26 settembre 2020

COME L’INNOMINATO

XXVIma Domenica T.O. (Anno A)

Nessuno nasce santo, ma tutti siamo invitati a diventare santi. Dio sa che nella nostra vita
siamo chiamati alla perfezione e che ne abbiamo i mezzi, ciascuno secondo i meriti e le possibilità che gli sono proprie. Nessuno nasce malvagio, ma il peccato d’orgoglio spinge a sentirsi estraneo ai precetti del Signore. Perciò se ne vedono di tutti i colori e la cattiveria dilaga sulla terra. Tutti possono contribuire al bene, così come, in vari modi, ognuno può diffondere il male. Non credo che uno, si alzi al mattino, e decide: “oggi voglio fare il male”, piuttosto crede di essere nel giusto e nel doveroso con i suoi comportamenti e le sue scelte. Purché gli portino benefici e potere, utilità e gloria, ricchezza e agiatezza. Non importa se per ottenere tutto ciò debba calpestare la libertà e i diritti di chi si trova sulla sua strada.

sabato 19 settembre 2020

IL REGNO NELLA VIGNA

XXVma Domenica T.O. (Anno A)

Mentre partecipavo al funerale di un mio carissimo amico, mi domandavo se si trattava di un operaio del mattino o dell’ultima ora. In ogni caso, pensavo, secondo la parabola del lavoro nella vigna del Padrone, la paga sarebbe stata la stessa. In ogni caso, fino a prova contraria che solo il Buon Dio conosce, anche lui ha contribuito a costruire il Regno dei Cieli:
“…il Regno dei Cieli è simile…” (dal Vangelo di Matteo).
E’ simile a quanto sapremo ben lavorare in quella vigna cui il Padrone ci ha mandato quando siamo stati battezzati fin da bambini. Siamo quelli della prima ora con cui:
“…si accordò per un denaro…”
Battezzati nel giro di pochi giorni dalla nascita. Per me, per quanto mi ha raccontato mia madre, c’è pure stata la “presentazione al tempio”. Poi, inseriti in un contesto famigliare e sociale impregnato di sano cristianesimo, siamo ancora e ancora mandati in quella vigna: “…andate anche voi nella vigna, quello che è giusto ve lo darò…”

sabato 12 settembre 2020

DIO E’ AMORE

Domenica XXIVma T.O.  (Anno A)


Sulla mia Bibbia il salmo 102 è intitolato “Dio è Amore”, ben marcato in rosso. E’ la verità che proclamiamo da sempre nella Chiesa a beneficio nostro e di quanti s’interrogano dubbiosi su questo nostro modo di credere in un “Dio che non si vede”. E’ la principale obiezione che puntualmente viene posta. La teologia sa rispondere, la carità è implicita nella risposta, la fede vissuta è la migliore prova di quanto annunciato. Basta vedere il volto di mia nonna che sfaccenda in cucina, che trova il tempo per il quotidiano rosario, che non si dimentica di un saluto passando davanti alla nostra parrocchiale. Basta sentire il pianto di un bimbo appena nato, intervallato dalla nenia sussurrante di sua madre. Basta guardare al mio vecchio parroco che, tonaca ancora svolazzante, non si stanca di andare di casa in casa a ricordare che Gesù Cristo è il figlio di Dio e nostro fratello. Così si capisce che Dio, il Padre nostro, è Amore. Allora, comprendo perché quel salmo dice:
“…benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici.”

venerdì 4 settembre 2020

IN MEZZO A NOI

 Domenica XXIII ma T.O. (Anno A)

Non siamo fatti per stare soli, abbiamo bisogno della socialità, senza, si è destinati alla dissoluzione, ad essere manipolati ed usati come carne da macello, come ingranaggi di un sistema finalizzato al sostentamento della classe dirigente. In questo 2020 si stanno facendo le prove generali, è evidente. Se riusciranno a fare passare come una condizione standard il distanziamento sociale, le mascherine, le app immuni e altre amenità del genere, il gioco è fatto. Eppure noi siamo come degli specchi, come delle lampade. Abbiamo bisogno di riflettere la luce degli altri, di farcene portatori, dobbiamo vivere come lampada affinché si possa essere sorgente di luce per gli altri. Mai, però, solo specchi, solo lampade: invece, uno scambiarci, un farci carico continuo, un cercare e ritrovare il desiderio permanente del cuore di tutti, l’esperienza di Dio. Certo, bisogna essere credenti e, se tali, vale quanto dice Gesù nel Vangelo di Matteo: “…perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro.”

sabato 29 agosto 2020

LA VOLONTA’ DI DIO

Domenica XXIIma T.O. (Anno A)

E’ stato detto: “non aver paura della tua ombra: se la vedi vuol dire che c’è tanta luce lì intorno.” E’ un pensiero sicuramente di effetto, fa pensare a giornate assolate, a passeggiate sotto il sole, dove la tua ombra davvero ti accompagna per il cammino che intendi percorrere. Ma quando è troppo, è anche vero che si vuole rientrare. Pure quando c’è buio, infine, un filo di luce filtra quanto basta per stendere un’ombra non ben riconoscibile: è questa che fa paura. Non serve riandare ai tempi dell’infanzia quando nel coricarti ti aggrappavi alle lenzuola chiudendo stretti gli occhi per non vedere quelle ombre che cadevano intorno, oppure quando attraversavi di corsa il nero cortile, cantando a squarciagola. Quelle sensazioni di disagio si vivono anche adesso che l’età adulta è certificata. Le ombre, frutto di paurose condizioni sociali e personali, ci sovrastano. E ci disorientano.