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venerdì 29 luglio 2016

LO STOLTO

XVIII Domenica del Tempo Ordinario
Crede di essere il centro dell’universo, si atteggia come se tutti gli sguardi fossero su di lui, solo i suoi problemi sono
Tutto è venuto e tornerà alla polvere
degni di essere risolti, che gli altri si arrangino: stiamo parlando dello stolto.
Tutta la Parola di oggi è un invito a non lasciarsi influenzare da simile soggetto, anzi lo mette sull’avviso, eppure lui continua imperterrito: 
- la vanità diventa sempre più il suo metro di comportamento;
- la cupidigia è il suo punto di arrivo, essere sempre più, avere sempre più, potere sempre più;
- l’impurità non è solo una questione d’immagine, ma è pure infangare ciò che di bello può è sa dire il cuore, cioè   intimo di ogni espressione nascosta dell’uomo; 
- le passioni sono i gesti e le azioni negative del suo animo umano che, pur di soddisfarle, tutto si sopporta e si fa sopportare; 
i desideri cattivi che medita combaciano con il male che si può fare a sé stessi e che si vuol fare agli altri.
Spesso tutti coloro che hanno questi comportamenti, che fanno queste scelte sembrano vincenti, tutte le fortune sono con loro, fanno sempre più soldi, riescono impuniti, la furbizia li accompagna…ma “vanità delle vanità, dice Qoelet, vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo).
E’ un correre dietro al vento, dice ancora Qoelet, perché intanto tutto sarà lasciato, senza che niente servirà per il giorno del giudizio.

venerdì 22 luglio 2016

IL CORAGGIO DI CHIEDERE


XVII Domenica del Tempo Ordinario
Abramo, come abbiamo già visto, si dichiara suo servo e teme il Signore, ma non manca di coraggio e chiede che il Signore risparmi gli abitanti di Sodoma e Gomorra per riguardo a dei giusti che ci fossero (e ci sono) in quelle città. La “disputa” che imbastisce può sembrare anche fastidiosa, però arriva allo scopo: “…non la distruggerò per riguardo a quei dieci…” (Gn). Ma andiamo con ordine. Il Signore Dio sa cosa avviene in quelle contrade, eppure lascia che alcune voci si elevino fino a Lui, quasi a lasciarci intendere che sempre e comunque ci sono persone che conoscono il suo linguaggio; quindi, sa pure che ci sono degli innocenti e dei giusti, ma vuole andare a vedere: “…voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere.” (Gn), cioè vuole, ancora una volta farsi vedere e manda i suoi angeli.
Possiamo dire, ancora una volta, che manda, oggi, noi? E cosa succede?

sabato 16 luglio 2016

MARTA E MARIA

XVI domenica del Tempo Ordinario
Ci viene subito incontro Marta che ospitò Gesù. Poi troviamo Maria che ascoltava la sua Parola. Due sorelle che sono felici di conoscere l’Amico del loro fratello, che pur di averlo loro ospite, accettano anche la masnada di discepoli che il Galileo si trascina dietro. E si muovono, certo tutte e due per dare disposizioni, per rendere piacevole la sosta presso la loro casa. Solo hanno modi diversi:
Maria è preoccupata che Gesù possa insegnare, un salone dove riunirsi, dove ascoltare, dove contemplare, dove pregare;
Marta è preoccupata che tutto sia spazzato, che l’acqua e il vino siano pronti per l’uso, che i pasti siano preparati, ordini di qui, ordini di là e dove non arriva la servitù, corre lei, sostiene lei, aiuta lei.
Certo se fossero in due, forse anche lei riuscirebbe a sedersi ai piedi di Gesù…ma la sorella…no, e così sbotta: “…Signore non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servirti?” (Lc 38,40).
Gesù non rimprovera, come sembrerebbe, Marta per quello che sta facendo e per come lo fa, le dice solo che occorre, nella vita, trovare anche e soprattutto il tempo di stare con Lui, e la rassicura, Lui è la parte migliore della vita e nessuno, ma proprio nessuno, qualunque condizionamento si possa immaginare, potrà toglierla, cancellarla, macchiarla, deturparla perché Lui è la pienezza infinita.
Come tutto questo avverrà? Come può avvenire anche a noi? Ce lo suggerisce San Paolo: “…e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca alla mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col).

domenica 10 luglio 2016

IL PROSSIMO


XV Domenica del Tempo ordinario

Chi è il prossimo per noi? Se provassimo a rispondere, cominceremmo a girarci intorno, penseremo ai parenti, agli amici, ai vicini di casa, ai conoscenti e, per ultimi, nei cerchi sempre più periferici, a quelli che non conosciamo che sappiamo essere uomini come noi e, quindi, degni, dunque, di necessaria seppur superficiale attenzione.
Elementare, ma è così.
Questo ragionamento, però, ha un sostanziale difetto: mette al centro, il punto da dove si dipanano i famosi cerchi, la nostra persona.
La Parola ascoltata, invece rimanda ad un’altra realtà, rimanda alla presenza del Signore Dio in noi, dentro di noi.

domenica 3 luglio 2016

LA POLVERE



XIV domenica del Tempo Ordinario
Rallegriamoci con la Chiesa, esultiamo per la Chiesa: “…rallegratevi con Gerusalemme, esultate per voi che l’amate, sfavillate con essa di gioia…” (Isaia). 
Dobbiamo amarla, viverla con gioia, così che saremo coccolati, accarezzati da essa: “…voi sarete allattati e portati in braccio e sulle ginocchia, sarete accarezzati; come una madre consola un figlio, così io vi consolerò” (Isaia)  
Sono proprio belle queste espressioni del profeta che avvicina Dio agli uomini con l’immagine della madre che accudisce il suo bambino.
C’è da domandarsi se effettivamente, oggi, troviamo nella Chiesa questo modo di essere, questo modo di amare. 
Credo proprio di sì, nonostante tutto, perché la Chiesa è il Corpo Mistico di Gesù Cristo e su di Lui e in Lui possiamo contare fino all’eternità.
Per questo preghiamo e benediciamo Dio con il Salmo: “…sia benedetto Dio che non ha respinto la nostra preghiera, non ci ha negato la sua misericordia”.
mese del preziosissimo sangue
Lui non respinge le preghiere, Lui è paziente, conosce i nostri peccati e sa che senza la Redenzione non possiamo nulla, per questo ci ha donato Suo Figlio che ha versato il Suo Sangue, il Suo preziosissimo Sangue per noi. (Il mese di luglio è dedicato alla contemplazione di questa verità, forse oggi un po’ nascosta).
Seguiamo, perciò, Gesù Cristo come fa Paolo: “…quanto a me, invece, non ci sia altro vanto che nella croce di Gesù, nostro Signore”. (Gal).
E ritorniamo al “rallegratevi” perché il Vangelo ci dice che: “…rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli…”. Rallegratevi perché il Regno è vicino: “…sappiate che il Regno di Dio è vicino”.

DIARIO DI UN PELLEGRINO:SANTO DOMINGO DE LA CALZADA – BELORADO 06/08/2009 DECIMA TAPPA : KM. 23 – H. 6,30

“Prepara i tuoi sandali per il cammino attraverso il deserto.
La polvere delle strade si alza e copre il volto che cammina.
I capelli si impiastrano di polvere e sudore, gli occhi sono arrossati, ardenti per la luce abbagliante, le gambe gonfie, il corpo è rotto per la stanchezza, la mente si perde nei pensieri, le emozioni si accavallano.
Questa è la figura degli uomini che percorrono i sentieri della terra.
Vedendosi alla fine della strada, scopriranno che le vesti sporche si sono trasformate in manto di luce; che i capelli impastati son fluenti chiome di felicità e il limite di ogni menomazione compensa abbondantemente delle fatiche sopportate perché quello è il loro “Cammino”.
Eccoci all’inizio del “secondo tempo” del nostro Cammino.