sabato 9 maggio 2020

IL TURBAMENTO DEL CUORE

Quinta Domenica di Pasqua (Anno A)
Quando si perde quasi tutto, si perde anche la gioia di vivere, dentro a questa quotidianità fatta di tensioni, incomprensioni, meschinità, debolezze. Se ne vedono di tutti i colori, è come se fossimo immersi in una condizione forzata, oserei dire di mortalità. Nei fatti, con la malattia, con i mutamenti nei rapporti interpersonali, con la visione di un futuro grigio ciascuno conterà come il due di picche per questa società che intende cambiare il destino dell’uomo. Ci rimane solo una speranza:
“…ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame”. (dal Salmo)

Di fame se ne ha tantissima, questa astinenza inaudita dell’Eucaristia è uno choc che mette a dura prova la sopravvivenza della fede, ma Dio ci guarda, in questa angoscia, nelle nostre disperate preghiere, nell’ascolto della Parola e ci ricorda che Lui è il redentore, il difensore, il liberatore, il Dio della nostra vita. C’è di buono, in questa contingenza, che possiamo contemplarlo con occhi da familiare, non da estraneo, come un parente prossimo, l’amico del cuore. Cominciamo, allora, a capire un po' di più quello che scrive l’Apostolo Pietro nella sua Prima Lettera:
“…quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale.”
Anche perché gli eventi spirituali che veramente ci cambiano accadono, anche questi, nella quotidianità, bisogna solo sapere riconoscerli, là dove avvengono: in casa, nei laboratori, nei campi, nelle fabbriche, nelle botteghe, nelle scuole, nelle chiese. Precludere questi luoghi è un po' come mortificare quella spiritualità, perché sono quelli i luoghi della vita, dell’incontro. Con gli altri e con Dio. Quando ciò non è permesso per propria scelta o perché imposto, si rimane in una situazione d’instabilità, d’incertezza e ci arrabattiamo a destra e a sinistra, ma:
“…non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.” (dal Vangelo di Giovanni)
Lo diceva ai suoi primi discepoli e lo dice anche a noi. Allora il risultato fu sorprendente, per loro, al punto che:
“…dunque fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione e pieni di Spirito e di sapienza” (dagli Atti degli Apostoli)
Erano così tanti i convertiti che abbisognavano nuove forze, nuovi lavoratori nella vigna del Signore. Vennero così costituiti i primi Diaconi per il servizio della carità, della mensa e della Parola. Ferme quelle indicazioni spiegate dagli Apostoli, per ciascuno c’è lo spazio della chiamata. Bisogna solo imparare a capire come Dio sta ricamando, nel verso giusto, l’arazzo della nostra vita. E’ un insieme di fili indistinti, di colori, di nodi che non sembrano dare alcun senso. Eppure, quando potremo vederlo completo, il nostro specifico arazzo, resteremo a bocca aperta: sul telaio apparirà una splendida immagine, la più inerente alla nostra vita, tessuta di trame multicolori, dorate, argentate, e allora tutto sarà più chiaro. Tutto sarà comprensibile, alla nostra portata. Ogni gesto, ogni minuto, ogni istante, ogni scelta saranno quei fili che avremo fornito al Buon Dio. Probabilmente alcuni saranno interrotti da nodi creati dai nostri ripiegamenti, dai nostri tradimenti, ma quei fili opachi ce li lascia ancora fra mani, affinché possiamo ripassarli e rimediare, magari con una buona confessione. Ci sentiremo ridire: non sia turbato il tuo cuore, abbi fede in me, credimi, il tuo Gesù.
At 6,1-7 / Sal 32(33) / 1Pt 2,4-9 / Gv 14.1-12

digiemme

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