sabato 7 dicembre 2019

LE MERAVIGLIE DELL’IMMACOLATA


Domenica 8 Dicembre 2019
Festa dell'Immacolata Concezione
Santuario di Lourdes - Grotta dell'apparizione
Ci è famigliare l’immagine, la persona dell’Immacolata, è quasi come una di casa. E’ facile sentirla vicino a noi perché il bisogno della mamma non diminuisce con l’avanzare dell’età, anzi è un desiderio che, a volte, si idealizza anche troppo. Fisicamente, quindi, cerchiamo, forse anche inconsciamente, quell’appoggio sicuro, certo, presente, forte della madre che sa accogliere sempre. Per soddisfare tutti i nostri bisogni, anche quando non lo meritiamo. Lo stesso si può dire, se quella ricerca si eleva al significato profondo della nostra vita e, all’improvviso, troviamo corrispondenza nella nostra seconda mamma, la Beata Vergine Maria, così come si è presentata alla piccola Bernadette: l’Immacolata. Non andiamo a dilungarci sul significato teologico di tale mistero, di tale dogma, restiamo ancorati al Vangelo:
“…Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.”
Quasi senza accorgersene, senza quasi capire, sentiamo che quella Santa generazione ci riguarda, come se pure noi ci ritrovassimo in quel concepimento, quasi come se pure nostra madre in quella attesa durata nove mesi si fosse donata completamente a noi. Anzi, sicuramente è stato così. Sappiamo, però, che non per tutti è stato così e, tutt’ora, in quella spietata lotta tra il bene e il male, il peccato, comunque, persiste e si diffonde:
“…Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno.” (dal Libro della Genesi)
Da qui nasce quell’appellativo che ripetiamo come “Santa Maria dell’Attesa”:
Tu hai portato nel grembo purissimo il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù nostro Signore e Salvatore. Con infinito amore l’hai accolto, in Te l’hai nutrito, in Te l’hai fatto crescere. Guarda con amore e soccorri le mamme del nostro tempo: non tutte accettano con gioia l’immenso dono della vita. Tocca il loro cuore perché comprendano che nessuna difficoltà, nessuna paura, nessuna ideologia, potrà mai giustificare la scelta di abortire. Fa’ che nella terribile tentazione prevalga la forza del cuore materno con tutta la sua capacità di amare e affrontare qualsiasi sacrificio.
Sono queste le meraviglie che ci richiama il Salmo:
“…cantate al Signore un canto nuovo perché ha compiuto meraviglie.”
Ed infatti non smetteremo mai più di cantare il Magnificat da cui nasce quella speranza di cui parla San Paolo ai Romani:
“…tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.”
Non possiamo, perciò, mollare anche perché la Madre Celeste non smette di chiamarci alla speranza, con la preghiera, con il digiuno, con le opere di carità.
Allora si può sperare di diventare, come Maria e con l’aiuto di Maria, testimoni di Cristo, costruttori di conversione e di comunione. In famiglia come nella Chiesa. Quel serpente della Genesi è sempre lì a tentare l’Eva di oggi e quella mela altro non è che il rifiuto di riconoscere il dono della vita che il Creatore ha pensato per noi. Un dono incommensurabile che passa attraverso il Sì di una fanciulla, capace di fidarsi e di amare senza condizioni affinché la vita ritorni a vincere sulla morte. Maria, senza sapere quale percorso avrebbe intrapreso, come il Signore l’avrebbe guidata, si è messa in attesa, in quella attesa che scopre poco per volta le meraviglie che non smette mai di presentarci con la sua presenza, anche a casa nostra, di Madre della Vita.

Gen 3, 9-15.20 / Sal 97(98) / Rom 15,4-9 / Lc 1.26-38

digiemme

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